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Il regime

Pubblicato da Redazione | Nella sezione Editoriali | Il 24-01-2012

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L’Italia democratica, fondata sullo strapotere dei partiti e delle lobby è miseramente fallita dopo essere stata governata da monocolori democristiani, da alleanze di centro, centrosinistra e centrodestra, governi tecnici e di emergenza nazionale, ed altre innaturali alleanze, fino  all’attuale governo tecnico espressione delle banche, della cultura economica e del capitale.

La politica ha dichiarato fallimento per insolvenza e per evidente incapacità, di scelta e di controllo di un apparato burocratico mastodontico, che, dopo decenni di spese folli, di prebende, e di un sistema ingovernabile controllato da politici e burocratici super retribuiti che hanno operato nel loro esclusivo interesse, ha dimostrato l’incapacità di interpretare e risolvere le necessità dei cittadini e soprattutto delle classi sociali più disagiate.
E’ sicuramente più remunerativa e soddisfacente la carriera politica, in genere intrapresa da buoni parlatori, da tuttologi privi però d’ogni esperienza specifica, e di conoscenza di una realtà sociale complessa lontana anni luce dalla loro e da chiunque non ha mai sofferto vivendo in un mondo ovattato lontano anni luce da quello reale.
A questo punto le generazioni che hanno vissuto il sessantotto, con i suoi fermenti, le aspirazioni, gli ideali, le proteste, le lotte e le contrapposizioni ideologiche, pensando al passato e al presente, così come le generazioni successive, dovrebbero chiedersi a chi è giovato tanto idealismo, che ha contribuito a fomentare aneliti rivoluzionari, la protesta, la speranza, la tensione, la violenza, il terrorismo e la lotta di classe.
Il potere si è sempre difeso, rimanendo saldamente nelle mani degli stessi personaggi, che, posti al centro, con uno sguardo a destra e l’altro a sinistra, hanno accettato ogni cambiamento, sapendo di essere gli unici e veri registi di una commedia all’italiana degna di Eduardo de Filippo.
Gli italiani sono stanchi, vessati dalle banche, dalle tasse, da ogni sorta d’imposta e balzello, logorati da una crisi destinata a durare chissà fino a quando, che toglie speranza e sicurezza in un sistema condizionato dall’ingiustizia, dagli egoismi e da unioni, come quella europea, poco sentite e destinate solamente a proteggere i più forti a discapito dei più deboli.
Una falsa democrazia. In realtà siamo oppressi dalla dittatura esercitata dai potentati, dai capitalisti senza scrupoli e dalla mancanza di solidarietà e rispetto per gli altri.
Un regime che non riesce a soddisfare le esigenze primarie delle persone  a basso reddito, dei pensionati, dei giovani, e di chi, indipendentemente dalla propria condizione sociale, stenta a conciliare il pranzo con la cena, o a trovare lavoro e futuro.
Un regime  che abbruttisce, non funzionando come dovrebbe, manifestando limiti e mancanze al punto da scatenare proteste di piazza che potrebbero trasformarsi in ribellione contro lo Stato e contro ogni tipo d’autorità.
Quanto sta accadendo in Sicilia, in Sardegna e in altri territori del nostro Paese, è segno, fin troppo evidente, di una diffusa sofferenza, che potrebbe esplodere travolgendo le istituzioni e dando vita ad una sorta di rivoluzione popolare.
Il professor Monti non possiede la bacchetta magica, e non riesce,  aldilà del tentativo finora vano, a contenere il debito pubblico, individuando soluzioni che rilancino per davvero l’economia e l’occupazione, impossibilitato com’è da un debito pubblico di dimensioni stratosferiche, ad imporre un cambiamento per contrastare un assistenzialismo inutile ed antiprodutivo, e la mancanza di un progetto in grado di generare ricchezza, costretto ad aumentare  le tasse accendendo una miccia che potrebbe far scoppiare una bomba, o una rivolta di popolo.
Mentre le agenzie di rating impazzano, si scenda dall’Olimpo, per stare con la gente comune, non solo nelle passeggiate romane, ma anche e soprattutto nelle realtà dimenticate, in un’Italia sconosciuta, composta da poveri che per dignità non protestano accettando una vita grama e poco dignitosa.
Un Paese civile ed opulento,  spendereccio ed egoista com’è il nostro, non andrà da nessuna parte se non opterà per un drastico taglio degli sprechi e dei privilegi, sia nel settore pubblico che in quello privato, occupandosi dei problemi reali della gente e non dei rating imposti da agenzie controllate dai nostri persecutori.
Dario Meschi

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Commenti (2)

Se analizziamo anche ciò che accade nelle nostre realtà cittadine possiamo riscontrare come le scelte vengano prese dal politico di turno che sbandiera un interesse collettivo che sta solo nella sua mente.
Quasi tutti devono distruggere quanto fatto da chi, prima di loro ha avuto le proprie “visioni di interesse per la collettività”.
Pochi guardano ad uno sviluppo che porti la Città sulle prime pagine.
Dirigenti e Funzionari compiacenti avvallano e coltivano le ambizioni di chi, prima amministrare, dovrebbe effettuare una serie di test attiduninali.
La politica è sicuramente democrazia, ma oggi tutta questa democrazia ci ha guidato in un vicolo buio ed affollato.

Sosteneva un personaggio di 50 anni fa : la democrazia che è ostile nei fatti alla religione, è la peggiore delle dittature.
E quella italiana si è trasformata in una dittatura. Ci ha impiegato un pò……ma……..
Ora il problema è: quando riusciremo a scrollarci di dosso questo peso e tornare alla normalità ?
Goffredo

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