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Oggetto: Roma Capitale di stupri e rapine, il commento della Sassone La viceresponsabile cittadina dell’Italia dei Diritti :“ L’aver ridotto all’osso gli organici e le risorse delle forze dell’ordine, unitamente alla mancanza di politiche di integrazione serie e non assistenziali, ha determinato un netto peggioramento della situazione sicurezza in città” Roma, 28 febbraio 2011 – “Se si parla di emergenza sicurezza è evidente che la situazione a Roma è completamente sfuggita di mano all’Amministrazione capitolina, che proprio di questa tematica aveva fatto il suo cavallo di battaglia”
Duro il commento di Antonella Sassone viceresponsabile per Roma dell’Italia dei Diritti agli ultimi episodi di violenza che hanno avuto come tragico teatro la città governata da Gianni Alemanno. La notte scorsa, un turista tedesco è stato rapinato e picchiato da 3 uomini nei pressi di Piazza Indipendenza. Le sue urla d’allarme hanno allertato i Carabinieri in servizio i quali sono riusciti ad arrestare solo uno dei malviventi, marocchino e pregiudicato, ora nel carcere di “Regina Coeli” con l’accusa di rapina aggravata in concorso. Nelle stesse ore un altro trentenne veniva brutalmente aggredito da 4 rapinatori nella villa della sua famiglia in piazza Ettore Casati, zona Pisana. Un’aggressività indescrivibile quella dei ladri, stranieri non ancora identificati, il giovane infatti oltre ad aver dovuto consegnare gioielli per 50.000 euro ha riportato ferite alla testa e la rottura del setto nasale. “La chiusura dei Commissariati – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, l’aver ridotto all’osso gli organici e le risorse delle forze dell’ordine, unitamente alla mancanza di politiche di integrazione serie e non assistenziali, ha determinato un netto peggioramento della situazione sicurezza in città”. In questa escalation di soprusi, non va dimenticato lo stupro, il terzo in meno di due settimane nella città di Roma, di una ragazza italiana di 18 anni, compiuto da 3 cittadini somali, all’interno dell’ex ambasciata del loro paese oggi edificio abbandonato al degrado. “Nelle dichiarazioni del sindaco Alemanno – prosegue la Sassone - che chiede il rimpatrio di stranieri è evidente l’incapacità di affrontare in modo strutturato il problema sicurezza: utilizzare capri espiatori e dare pene esemplari non risolve le cose ed è tipico di un odioso modo di concepire la politica che dovrebbe essere scomparso dalle società democratiche e dallo Stato di diritto. E’ necessaria – conclude - un’assunzione di responsabilità della politica, cambiare rotta prima che Roma diventi un’ingovernabile ricovero di disperati”.
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Oggetto: Prefetto di Milano multato fa ricorso a se stesso, la reazione di Marinelli Il responsabile per la Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti: “Situazione paradossale e addirittura ridicola, in sintonia con un Paese caratterizzato da un bunga bunga generalizzato”
Roma, 28 febbraio 2011 – Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha fatto ricorso contro una multa presa per aver lasciato la propria auto in sosta su uno spazio riservato agli automobilisti disabili. E lo ha fatto presentando ricorso al prefetto di Milano, ovvero a se stesso. La multa risale al 16 settembre 2010, secondo quanto riportato da Quattroruote, e l'auto era in sosta in via San Giovanni sul Muro, vicino a un teatro dove era in corso una serata della rassegna Mito.
“Chi controlla i controllori, dicevano i romani e mai come in questo caso la frase risulta di estrema attualità – commenta Vittorio Marinelli, Responsabile per la Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti -, considerando che il prefetto del pretorio in effetti ha più di 2000 anni d’età e li dimostra tutti.
In questo caso la situazione è paradossale e addirittura ridicola, in perfetta sintonia con il nostro Paese caratterizzato da un bunga bunga generalizzato”.
Il titolare della prefettura ha spiegato di aver avuto un “guasto della vettura” e dunque trattandosi di forza maggiore, come comune cittadino, ha presentato un ricorso per l'annullamento ed evitare la decurtazione dei punti. “Dobbiamo dare atto al prefetto – aggiunge Marinelli – che, in ossequio agli atti delle Supreme Corti italiane che costano tanti soldi all’Erario, si è proceduto ad una necessaria personalizzazione. Pertanto la differenza è tra chi non conta niente, ossia la maggioranza della popolazione e, invece, chi come l’eccellentissimo signor prefetto è di emulo del famoso Marchese del Grillo”.
“Dunque – conclude il Responsabile del movimento presieduto Antonello de Pierro-, nonostante quello che dice la Lega, qualcosa in questo caso accomuna i cittadini romani e milanesi: mentre l’eccellentissimo prefetto va a spasso con l’auto blu incurante dei divieti, loro si possono attaccare al tram, che esiste in entrambe le capitali d’Italia quella apolitica e quella amorale, del quale il prefetto è degno rappresentante”.
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Oggetto: Prefetto di Milano multato fa ricorso a se stesso, la reazione di Marinelli Il responsabile per la Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti: “Situazione paradossale e addirittura ridicola, in sintonia con un Paese caratterizzato da un bunga bunga generalizzato”
Roma, 28 febbraio 2011 – Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha fatto ricorso contro una multa presa per aver lasciato la propria auto in sosta su uno spazio riservato agli automobilisti disabili. E lo ha fatto presentando ricorso al prefetto di Milano, ovvero a se stesso. La multa risale al 16 settembre 2010, secondo quanto riportato da Quattroruote, e l'auto era in sosta in via San Giovanni sul Muro, vicino a un teatro dove era in corso una serata della rassegna Mito.
“Chi controlla i controllori, dicevano i romani e mai come in questo caso la frase risulta di estrema attualità – commenta Vittorio Marinelli, Responsabile per la Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti -, considerando che il prefetto del pretorio in effetti ha più di 2000 anni d’età e li dimostra tutti.
In questo caso la situazione è paradossale e addirittura ridicola, in perfetta sintonia con il nostro Paese caratterizzato da un bunga bunga generalizzato”.
Il titolare della prefettura ha spiegato di aver avuto un “guasto della vettura” e dunque trattandosi di forza maggiore, come comune cittadino, ha presentato un ricorso per l'annullamento ed evitare la decurtazione dei punti. “Dobbiamo dare atto al prefetto – aggiunge Marinelli – che, in ossequio agli atti delle Supreme Corti italiane che costano tanti soldi all’Erario, si è proceduto ad una necessaria personalizzazione. Pertanto la differenza è tra chi non conta niente, ossia la maggioranza della popolazione e, invece, chi come l’eccellentissimo signor prefetto è di emulo del famoso Marchese del Grillo”.
“Dunque – conclude il Responsabile del movimento presieduto Antonello de Pierro-, nonostante quello che dice la Lega, qualcosa in questo caso accomuna i cittadini romani e milanesi: mentre l’eccellentissimo prefetto va a spasso con l’auto blu incurante dei divieti, loro si possono attaccare al tram, che esiste in entrambe le capitali d’Italia quella apolitica e quella amorale, del quale il prefetto è degno rappresentante”.
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Oggetto: Parco di Via Vela sotto sequestro da 5 mesi, il commento della Mazza La responsabile per il XV Municipio dell’Italia dei Diritti : “Sono d'accordo nel continuare a fare appello alla Procura ma anche in questo caso, purtroppo, bisogna fare i conti con i tempi della nostra burocrazia”
Roma, 28 febbraio 2011 – Cinque mesi fa nel parco di Via Vela, zona Casetta Mattei, alcuni cani morirono e un bambino rimase intossicato dall’avvelenamento con pesticidi compiuto da delinquenti rimasti ignoti. L’area verde però, nonostante il tempo trascorso, risulta tuttora sotto sequestro e non in uso ai residenti, come denunciato da Augusto Santori consigliere Pdl del Municipio Arvalia – Portuense che preme affinché venga nuovamente resa fruibile. “Per quanto riguarda la manutenzione e il dissequestro dell'area – interviene Elisabetta Mazza, responsabile per il XV Municipio dell’Italia dei Diritti - sono d'accordo nel continuare a fare appello alla Procura della Repubblica ma anche in questo caso, purtroppo, bisogna fare i conti con i tempi della nostra burocrazia”. I giardini sono importanti nella vita quotidiana delle famiglie del popoloso quartiere, attualmente private, per il dilungarsi del pignoramento, di un luogo d’aggregazione, gioco per i più piccoli e svago per gli animali domestici. “Al fine di migliorare la sicurezza dei bambini – aggiunge l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - , condivido la proposta di destinare una porzione del parco all'area cani e di regolarizzarla, visto che la zona per gli amici a quattro zampe non attrezzata, si trova in un terreno che non risulta di proprietà comunale. Confidiamo nell'assessorato all'Ambiente – conclude la Mazza - affinché anche quello spazio diventi di proprietà pubblica”.
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Oggetto: Nella giornata mondiale delle malattie rare Caporale sprona il sistema sanitario Il responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti : “In un contesto come il nostro è doveroso l’interesse verso tali malattie. ? opportuno non intenderlo come uno spreco di risorse ma come un miglioramento d’uso di tali mezzi”
Roma, 28 febbraio 2011 – “Ritengo giusto che la medicina si occupi oltre che dell’emergenza anche della prevenzione, ugualmente per quanto riguarda le patologie rare e più complesse. Un sistema sanitario efficiente deve avere in se l’idea di un trattamento adeguato dell’ordinario e alla stessa maniera, la capacità di gestire le patologie meno diffuse”. Commenta con queste parole Manlio Caporale, responsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, la celebrazione della : “Giornata mondiale delle malattie rare”. Occasione per ridestare l’attenzione dell’Europa sulle difficoltà incontrate da un numero di malati compreso tra i 24 e i 36 milioni, 1.500.000 in Italia, che devono affrontare, spesso senza adeguato sostegno, una delle 8.000 patologie infrequenti. “In un contesto come il nostro – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - , è doveroso l’interesse verso tali malattie, le quali, pur essendo una minoranza, rappresentano purtroppo, per gli ammalati, anche un grave disagio psicosociale. Sovente chi è affetto da tali morbi , non dimentichiamo che il 50 % di questi è neurologico, inizia un percorso doloroso all’alba della sua esistenza che durerà fin quando ci sarà vita. ? giusto che un sistema sanitario come il nostro, che si pone più o meno tra i primi 5, se ne occupi, fondamentale che abbia anche la possibilità di gestire patologie meno ordinarie” Nello slogan di quest’anno :''Rari, ma uguali''è sintetizzato il messaggio che le famiglie dei pazienti auspicano passi sia mediaticamente sia socialmente. Sensibilizzando alla ricerca e , soprattutto ad una parità di trattamento, al fine di garantire medesima assistenza e speranza in tutte le regioni d’Italia. “Deve essere un impegno della sanità – asserisce Caporale - , non un privilegio delle aziende private, attuando una solidarietà che bisogna avere come previsto dalla nostra Costituzione. ? opportuno non intenderlo come uno spreco di risorse ma come un miglioramento d’uso di tali mezzi. La ricerca – conclude - è trainante e incoraggiante, almeno in questo non si può e non ci si deve risparmiare”.
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Oggetto: Sovraffollamento carceri in Calabria, il commento della Aroi
La responsabile regionale dell’Italia dei Diritti: “Quello degli istituti di pena è un fenomeno a più facce che porta a riflettere sui diritti e le condizioni di chi ne è coinvolto” Roma, 3 marzo 2011 – “La situazione delle carceri in Calabria si impone come un'emergenza e occorre adottare al più presto provvedimenti burocratici”. Commenta con queste parole Pamela Aroi, responsabile per la Calabria dell’Italia dei Diritti, la condizione di sovraffollamento che regna all’interno del sistema carcerario calabrese. Il numero dei detenuti è stimato a 3.200, a fronte dei 1.900 posti di capienza previsti. Il contesto in cui si trovano a lavorare gli agenti di custodia non è dunque ottimale e ciò va a discapito della sicurezza stessa. “Tanto di lode alla polizia penitenziaria: lavorare in condizioni di stress non è facile e ha ripercussioni nella vita sia lavorativa che privata. Ma – prosegue l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro –, sono da tirare in ballo anche i diritti dei detenuti. Infatti, lungi dal perseguire la rieducazione di questi ultimi, di fatto vengono violati i loro diritti, non c'è privacy, non ci sono spazi, vengono a mancare le condizioni di tutela della persona. Il fenomeno ha due facciate, da una parte persiste la difficoltà di lavorare da parte degli operatori del carcere, dall’altra i detenuti versano in condizioni disagiate”. Turni massacranti, straordinari non sempre pagati, aggressività dei carcerati e tentativi di sventare i suicidi degli stessi. Queste le conseguenze limite di un sistema su cui agire senza indugi.
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Oggetto: Italia al quinto posto mondiale per pedopornografia online, la Aroi indignata La responsabile per le Politiche Sociali dell'Italia dei Diritti: "La pedofilia telematica è un fenomeno aberrante"
Roma, 3 marzo 2011 – I dati sono preoccupanti: l'Italia si classifica al 5° posto nel mondo per il consumo di materiale pedopornografico online, ma se la situazione non dovesse cambiare, tra qualche anno potrebbe detenere il primato. L'Osservatorio internazionale di Telefono Arcobaleno ci informa che sono ben 5.728 i siti di pedofilia attualmente attivi. "Un aspetto orribile che coinvolge le vittime troppo piccole e indifese per identificarle come oggetto di decisioni, figuriamoci a livello sessuale – tuona sdegnata Pamela Aroi, responsabile per le Politiche Sociali dell'Italia dei Diritti –, la pedofilia telematica è un fenomeno aberrante. L'Italia è sommersa come componente sociale". L'identikit del pedofilo è precisa: è maschio e incensurato, ha meno di 40 anni, vive ancora in famiglia ed è ben integrato nella società. Le bambine dai 6 ai 9 anni costituiscono i bersagli ad alto rischio. Ad allarmare è, inoltre, il crescente aumento dei siti pedopornografici, stimato al 6%. "Egregio il lavoro degli agenti sotto copertura – prosegue l’esponente del movimento guidato da Antonello de Pierro – tali fenomeni non fanno capo a singoli pertanto è necessario che le reti vengano interrotte e individuati i colpevoli, affetti ovviamente da gravi patologie psichiatriche. Sono soggetti pericolosi e potenziali carnefici dei bambini. E' assurdo pensare che in una società civile e avanzata possano accadere ancora certe cose. Viene da diffidare anche su chi professa comportamenti etici ma che poi, in realtà, predica bene e razzola male. E scatta l'allarme: i nostri figli con chi hanno a che fare?" Attualmente le soluzioni sono due: l'oscuramento dei siti pedopornografici e l'identificazione dei bambini le cui immagini circolano sul web. Ma soltanto l'1% delle vittime riesce a essere individuato e protetto
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Oggetto: A Vicenza Garibaldi condannato al rogo, per Zagbla un vilipendio Il responsabile per il Veneto dell’Italia dei Diritti condanna l’episodio avvenuto all’esterno di una discoteca sabato scorso quando è stato dato alle fiamme un fantoccio con scritto “l’eroe degli immondi”
Venezia, 3 Marzo 2011 – “Garibaldi è una delle personalità che hanno fatto grande l’Italia, chi ne infanga la memoria non merita di essere italiano”. Ferme e decise le parole del responsabile per il Veneto dell’Italia dei Diritti, Emmanuel Zagbla, che condanna il rogo al fantoccio di Garibaldi, verificatosi sabato scorso all’ingresso di una discoteca di Vicenza. L’episodio ha spaccato l’opinione pubblica, tra chi lo considera una goliardata e quelli che l’hanno letto come l’ennesima provocazione leghista al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. “Anche se sono di origine straniera – afferma Zagbla – condivido un sentimento di patriottismo verso l’Italia. Considero Giuseppe Garibaldi un esempio da seguire, come Giovanni Falcone o come il presidente Sandro Pertini, tutti personaggi – sottolinea - che hanno contribuito a fare grande questo paese”. Il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro condanna senza appello il fuoco appiccato al fantoccio in camicia rossa, con appeso al collo il cartello con la scritta “l’eroe degli immondi”. “Le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia dovrebbero spingere a prendere esempio da questi grandi personaggi”, incalza Zagbla, che non risparmia parole dure: “Dare alle fiamme un fantoccio di Garibaldi è un atto di vilipendio nei confronti della nostra Repubblica, chi si rende protagonista di simili azioni non merita di essere italiano”.
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Oggetto: Silipigni perplessa su flop iniziativa “salva precari” in Liguria La viceresponsabile per la Liguria dell’Italia dei Diritti: “Sarebbe opportuno capire con maggior chiarezza come è stata pianificata la comunicazione riguardo alla disponibilità di questi fondi”
Genova, 3 marzo 2011 – Sembrerebbero solo una ventina, tra docenti e personale tecnico-amministrativo, le persone che hanno risposto all'iniziativa “salva precari” della scuola promossa dalla Regione Liguria e finanziata dal Fondo Sociale Europeo. Dei 3 milioni di euro messi a disposizione per attività straordinarie necessarie ad innalzare la qualità del sistema formativo regionale, sono stati infatti utilizzati solo 100mila euro. Questa è la stima riportata dallo stesso assessore regionale alla Formazione, Istruzione e Università, Sergio Rossetti, il quale si dice comunque propenso ad utilizzare il denaro per venire incontro ad altre necessità e bisogni dei cittadini.
Ad esprimersi sulla questione la viceresponsabile per la Liguria, Antonella Silipigni: “Non voglio entrare in polemica con quanto dichiarato dall’assessore Rossetti, ma sarebbe opportuno capire con maggior chiarezza, come è stata pianificata la comunicazione riguardo alla disponibilità di questi fondi”.
“Non posso credere che il problema dei precari nella scuola sia improvvisamente scomparso – continua perplessa l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –. La responsabilità del fallimento del progetto forse va ravvisato nella scarsa coordinazione tra le organizzazioni sindacali e le direzioni scolastiche, e l’amministrazione regionale. Molto spesso – conclude la Silipigni – in materia di attribuzione di fondi, l’elemento comunicazione viene affrontato in maniera superficiale, e questo non è certo il modo più opportuno per rispondere ad esigenze che sono indubbiamente reali”.
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Oggetto: Ribera schierato con appello Sos Rinnovabili contro ministro Romani
Il viceresponsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti: “Il Governo deve dimostrare con i fatti l’intento di non ostacolare gli incentivi sull’utilizzo delle energie rinnovabili, e non con singolari proposte che creano solo una valanga di polemiche”
Roma, 3 marzo 2011 – “Il ministro Romani deve dimostrare con i fatti l’intento di non ostacolare gli incentivi sull’utilizzo delle energie rinnovabili, e non con singolari proposte che creano solo una valanga di polemiche”. Esprime così la sua opinione il viceresponsabile per l’Ambiente dell’Italia dei Diritti, Marcello Ribera, in merito alla mobilitazione senza precedenti di circa 14mila persone che, a partire da domenica sera, hanno risposto positivamente su internet e sui social network all'appello denominato “Sos Rinnovabili”, contro l’azione di chiusura del ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, relativamente agli incentivi sullo sviluppo dell’energia pulita. “Negli ultimi due anni mi sembra che l’Italia, al di là di qualche eccezione, si stia muovendo soprattutto in direzione del nucleare – continua imperterrito l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro –. La proposta di Romani andrebbe contro le direttive dell’Unione Europea e del protocollo di Kyoto. Molti poi sono i programmi pilota attivati per la crescita delle risorse ambientali alternative che arrivano dalla Ue e che, spesso, non vengono sponsorizzati. L’assurdo è che gli stessi per metà, sono finanziati dal Fondo Sociale Europeo e pertanto non andrebbero ad aggravare pesantemente le casse dello Stato”. “Ritengo che la green economy – conclude Ribera – sia un business produttivo e doveroso, soprattutto in un Paese come il nostro che gode di vento e di mare, e che potrebbe essere adatto ad uno sviluppo considerevole”. Ufficio Stampa Italia dei Diritti Addetti Stampa Valentina Zavarella – Veronica Piras Capo Ufficio Stampa Fabio Bucciarelli Via Virginia Agnelli, 89 – 00151 Roma Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784 e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it </mc/compose?to=italiadeidiritti@yahoo.it> sito web www.italiadeidiritti.it
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Oggetto:
Guazzi su dipendenti comune Novara costretti a ferie per il 17 Marzo Il vice responsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti: “E’ un pessimo esempio di quello che dovrebbe essere l’atteggiamento di un’amministrazione pubblica”
Roma, 4 Marzo 2011 – “E’ un pessimo esempio di quello che dovrebbe essere l’atteggiamento di un’amministrazione pubblica che deve fungere da paradigma di comportamento per i cittadini, così come in passato fu poco decoroso l’atteggiamento di alcuni amministrazioni municipalizzate che cavalcarono l’effetto euro aumentando i prezzi dei biglietti. Ci troviamo di fronte ad una bassa dimostrazione di quello che dovrebbe fare un organismo pubblico che funge anche da datore di lavoro”. Questo è il primo duro commento del vice responsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti, Andrea Guazzi, riguardo alla vicenda che ha visto coinvolti i dipendenti pubblici del comune di Novara. Secondo una circolare diffusa ieri, gli oltre ottocento dipendenti della cittadina leghista saranno costretti a prendere un giorno di ferie in occasione del 17 Marzo, festa nazionale stabilita solo per quest’anno in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Così ha deciso l’amministrazione municipale approfittando della poca chiarezza del decreto e dichiarando di aver applicato l’interpretazione più diffusa. “Se non fosse un’azione illegittima, e personalmente credo che lo sia anche se non in modo lampante nella specifica della norma violata, è quantomeno un comportamento scorretto” afferma duramente Guazzi in merito al caso particolare. Inoltre l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro continua la sua analisi anche da un punto di vista strettamente legale, ricordando che “gli amministratori del comune di Novara, i quali sostengono di essere stati costretti a dover prendere questa decisione anche in merito alla preoccupazione del problema del gravo economico, potrebbero chiedere parere ad un apposita sezione della Corte dei Conti regionale proprio su tutte le questioni scaturite da nuove norme che possono andare ad incidere sul bilancio a loro demandato. La Corte dei Conti avrebbe sicuramente risposto loro sedando tutti i dubbi anche quelli degli amministratori più pretestuosi”.
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Oggetto: Sempre più italiani in fila alla Caritas di Mantova, per Refolo è solo l’inizio
Il responsabile per la provincia di Mantova dell’Italia dei Diritti esprime forte preoccupazione per il processo d’impoverimento inarrestabile che si abbatte su una fascia sempre più ampi di popolazione Castiglione delle Stiviere – L’associazione mantovana, Marta tana, che gestisce il punto Caritas locale, lancia l’allarme poiché nell'ultimo anno le persone che chiedono aiuto, soprattutto stranieri, sono in aumento, tra loro tanti italiani che sempre più spesso si rivolgono all’associazione, ai quali
negli ultimi dodici mesi sono stati distribuiti qualcosa come 2.250 pasti. Le parole di Paolo Refolo, responsabile per la provincia di Mantova dell’Italia dei Diritti, fanno trasparire un presagio lugubre quanto reale “Tutto questo è un segnale eloquente di come la crisi stia andando avanti. Non è finita. C’è, e gli effetti si vedranno più avanti”. All’associazione, ogni giorno, si ritirano cibo e indumenti, c’è un punto d’ascolto per chi, con un pacato alone di vergogna, si rivolge proprio lì, dove mai avrebbe mai pensato di appellarsi per poter riuscire a sfamare i propri figli. “La situazione è grave – avverte l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - e precipiterà ancor di più quando i molti che ancora godono della cassa integrazione, straordinaria o in deroga, cesseranno di percepire qualsiasi tipo di entrata, rimanendo senza un soldo”. Refolo manifesta quindi la sua preoccupazione al domani “Le richieste aumenteranno, soprattutto per quella fascia di persone dai 45 ai 50 anni che a fatica riescono ad ottenere un reinserimento nel mercato del lavoro, ma anche da parte di chi non è professionalmente specializzato in un preciso settore”.
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Oggetto: Consulta blocca assunzioni sanità pugliese, commento della Lusi
La viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “Lo spettro della precarietà, che impedisce di poter progettare un'esistenza, è tornato ad incombere sui tanti lavoratori che hanno assaporato la tranquillità contrattuale per meno di un anno”
Puglia, 04 marzo 2011 - E’ arrivata dalla Corte costituzionale la bocciatura di gran parte delle norme che costituivano la tanto discussa legge regionale 4 del 23 febbraio 2010. In particolare saltano le stabilizzazioni per dirigenti medici, collaboratori temporanei adibiti ai servizi di assistenza domiciliare, riabilitazione ed integrazione e per medici precari del Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza(SUEM). “Le sentenze degli organi di giustizia si applicano, non si commentano” è la premessa della dichiarazione di Patrizia Lusi, viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, sulla sentenza della Corte Costituzionale. Secondo la Lusi però, casi specifici come questo, incidono in maniera così forte nella vita di migliaia di lavoratori, richiedono più che un semplice commento ma una riflessione su quanto compiuto finora “La legge regionale, la cui validità è stata smontata dalla Corte Suprema, suscitò molte polemiche sin dalla sua emanazione – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - Si disse che così facendo si sarebbe introdotta una pericolosa deroga alla regola generale per cui nelle amministrazioni pubbliche si accede solo tramite concorso”. Tutte le polemiche sollevate allora, furono smorzate dalla soddisfazione di quella schiera di precari che videro nel contratto a tempo indeterminato la panacea per il futuro. Oggi quel futuro, è stato di minato e come ha tenuto ad aggiungere l’esponente del movimento extraparlamentare “Lo spettro della precarietà, che impedisce di poter progettare un'esistenza, è tornato ad incombere sui tanti lavoratori che hanno assaporato la tranquillità contrattuale per meno di un anno” dunque questo significa un palese fallimento della politica “nel suo tentativo di voler porre rimedio ad una situazione diffusa di precarietà e sfruttamento utilizzando malamente il mezzo legislativo che, presentava, già allora le sue manchevolezze” che dovrà porre rimedio a questa sconfitta “operando in virtù delle regole legislative e morali”.
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Oggetto: Riserva del Falciano ridotta a discarica, il commento di Di Mauro Il vice responsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti: “Il problema è sempre lo stesso, abbiamo tanti enti di rappresentanza e poco coordinamento tra di loro”
Napoli, 4 marzo 2011 – Una discarica a cielo aperto. Questo è il paesaggio che offre ormai la terra del Falerno, alle pendici del Monte Massico. Questo luogo da sempre considerato di pregiato valore ambientale, è stato praticamente ridotto ad un immondezzaio pubblico per quelli che impunemente pensano di poter scaricare qui rifiuti di ogni genere, ingombranti e non. La questione sembra non avere nessun organo di gestione assegnato, anche se gli enti coinvolti sul territorio sono tanti: il consorzio di bonifica ha competenze per strade di accesso ed aree circostanti lo specchio lacustre e le fosse di maltempo, l'ente Provincia ha competenze in materia di licenza di pesca e attività sportive acquatiche, il comune di Falciano del Massico è l’ente territoriale di competenza ed infine c'è l'ente riserva che rappresenta la Regione e che dovrebbe promuovere e coordinare progetti di sviluppo e salvaguardia anche in materia di abusi edilizi ed ambientali. “Questa è una vecchia storia e purtroppo la terra del Falciano è sempre stata una zona abbandonata dove solo l’intervento di un privato potrebbe dare un risultato pronto e veloce”. E’ questo il primo commento del vice responsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti, Angelo Di Mauro, sulla situazione di degrado ambientale che ha colpito il territorio alle pendici del monte Massico. “Il problema è sempre lo stesso, abbiamo tanti enti di rappresentanza che da presidi di maggiore tutela paradossalmente si possono trasformare in una minaccia se come in questo caso manca il coordinamento tra gli stessi. Qualsiasi bene di interesse pubblico rappresentato avrebbe bisogno di una mappatura degli interventi da fare, ma purtroppo siamo lontani anni luce da questo tipo di gestione oculata”. Il rappresentante del movimento fondato da Antonello De Pierro continua la sua attenta analisi affermando: “Nonostante i soldi vengano investiti, in questo mare di sub ministeri che si muovono senza un’organizzazione attenta e ben pianificata, tutti gli sforzi di miglioramento si trasformano in atti inutili e mal distribuiti”.
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Oggetto: Task force a Milano contro mendicanti e lavavetri Vice responsabile meneghino dell’Italia dei Diritti:“La soluzione applicata è una cura palliativa rispetto alle proporzioni, alle risposte ed alle soluzioni strutturali del problema” Roma - Per far fronte al problema del “degrado” provocato dalla presenza di mendicanti, lavavetri e venditori abusivi di fiori, il comune di Milano ha istituito una task force, chiamata Charlie-Delta e che comprende diciotto automobili della polizia locale con un totale di trentasei agenti, incaricata di pattugliare le strade della città dalle sette e trenta del mattino fino alle otto di sera. In base alle dichiarazioni del sindaco Letizia Moratti tale servizio, in funzione già da quindici giorni, dovrebbe servire come deterrente verso questi comportamenti: infatti, fin’ora, oltre trecento persone sono state schedate e multate per cinquecento euro a testa, mentre centoquattordici sono state allontanate. Filippo Monteleone, vice responsabile milanese dell’Italia dei Diritti, critica l’iniziativa e afferma: “Le pattuglie non riusciranno ad avere la meglio su dei poveri disgraziati che, per pochi euro al giorno, vanno per strada a fare gli ambulanti, o pulire i vetri ai semafori. Ne fermeranno anche centinaia, ma ce ne saranno sempre altri migliaia pronti a prendere il loro posto. La risposta andrebbe data combattendo le radici del racket che gestisce questo monopolio, ma evidentemente non è questo l'obiettivo del comune”. L’esponente del movimento aggiunge: “Sicuramente però ha più effetto sull'opinione pubblica il pubblico fermo o arresto di un indiano che vende ombrelli sotto la metropolitana, in modo che alla gente venga fatto credere falsamente che il territorio sia in mano alle istituzioni, che sia controllato”. “La soluzione che è stata applicata – dice Monteleone - mi sembra assolutamente una cura palliativa rispetto alle proporzioni ed alle risposte e soluzioni strutturali che il problema in realtà necessita. E poi si sa che, come altri tentativi in questa direzione, una volta non ottenuto il risultato, la cosa verrà abbandonata e messa nel dimenticatoio. Si tratta di proclami al vento, e invece le soluzioni reali e concrete, e i progetti validi che hanno bisogno di un ragionamento in prospettiva, non vengono mai esplicitati e messi in atto seriamente”.
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