L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: lunedì 2 agosto 2010 - Anno 10 - Nr. 31
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Privacy e sicurezza

Sezione#1_2Dopo due anni tormentati, tra polemiche contrapposizioni, e litigi politici, la legge sulle intercettazioni è giunta in dirittura d’arrivo. Si pone così la parola fine su una vicenda che continuerà a far discutere per la difficoltà oggettiva di conciliare il diritto alla riservatezza con la necessità di controllare chi è sospettato di gravi reati.
La soluzione del testo, frutto di un compromesso e di parecchie modifiche, merita un approfondimento: in gioco vi sono tre aspetti importanti come la privacy, la sicurezza e la libertà di espressione.
La legge svilisce il principio della riservatezza, anche se diminuirà il numero dei cittadini che saranno spiati, anche se molti, forse troppi, continueranno ad esserlo, magari anche in assenza di una valida motivazione.
Il nuovo testo limita il numero delle persone sottoposte ad intercettazione, perché i magistrati non avranno mano libera, ma dovranno attenersi a norme più severe di quelle attualmente in vigore. Le persone che non sono coinvolte nelle indagini, ma che hanno avuto rapporti con i presunti colpevoli dovranno ‘scomparire’ dai verbali, in quanto estranee, o interessate solo marginalmente, da inchieste che non li riguardano in prima persona. Del resto, immaginare intercettazioni illimitate significherebbe affermare una visione illiberale della democrazia.
Per quanto concerne la libertà d’informazione giudiziaria, sono criticabili alcune censure, come le sanzioni a giornalisti ed editori, anche se ridotte rispetto alla prima stesura. In realtà, si avrà più possibilità d’azione, anche se saranno eliminati gli eccessi, e il concetto di libertà dovrebbe valere per tutti nello stesso modo, non tollerando soprusi destinati a sminuirlo.
In materia di sicurezza il confronto è più serrato. Per alcuni, l’approvazione di nuove norme a modifica delle attuali, che introducono una serie di limitazioni tali da rendere più difficile l’attività investigativa delle procure, indebolirà l’azione di contrasto alla criminalità. Per altri, è un prezzo da pagare se non si vuole svuotare di contenuti il significato stesso della parola privacy.
La difficoltà deriva dall’individuazione di criteri in grado di soddisfare esigenze di fatto contrapposte, giungendo ad una sorta di compromesso che in sostanza non consentirà di ottenere una soluzione veramente equa ed efficace.
Di intercettazioni si è abusato, eccome, e nessuno lo può negare, anche se l’uso di un simile mezzo investigativo ha prodotto risultati soddisfacenti, mettendo però in situazioni imbarazzanti persone che non dovevano essere coinvolte, e contro le quali sono stati scatenati anzitempo dei processi mediatici. L’abuso di potere ha indignato i liberali che non ammettono il coinvolgimento immotivato di persone oneste e degne di rispetto, e per evitare il ripetersi di errori, se non addirittura di soprusi, la nuova legge ha sottratto al Gip del locale tribunale il potere di autorizzarle, demandando tale compito ad un collegio composto da tre giudici del capoluogo distrettuale: una difficoltà procedurale molto discussa, perchè potrebbe ritardare indagini, non prorogabili nel tempo.
Alcuni osservatori e numerosi cittadini, perplessi dai contenuti delle nuove norme, si chiedono cos’è più importante, e se sia opportuno sacrificare in nome della privacy, la sicurezza.
Altri, al contrario, ritengono la riservatezza un bene inviolabile, l’essenza stessa della democrazia, quindi un valore assoluto, spesso violato da coinvolgimenti immotivati che si risolvono con assoluzioni o pene di modesta entità.
In effetti, gli interessi e i principi che sono invocati dalle parti, contrastano tra loro, ed è impossibile giungere ad una soluzione mediata capace di soddisfarli entrambi in modo soddisfacente. Purtroppo, in questa come in altre situazioni, occorrerebbe più equilibrio e ponderatezza, e ognuno dovrebbe essere disposto a compiere un piccolo passo indietro per trovare una possibile, quanto auspicabile, soluzione.
La stampa dovrà accettare alcune restrizioni, i cittadini non saranno sempre garantiti dei loro diritti, e la riservatezza in alcuni casi andrà a farsi benedire.
Il ridimensionamento del potere delle procure renderà ancora più arroganti i politici, gli affaristi, e il malcostume, che, invece di diminuire, aumenterà, con la consapevolezza che molti continueranno a farla franca, dimostrando che siamo di fronte all’ennesima sconfitta.
Nessuna delle parti si dichiarerà soddisfatta, e le maggiori colpe, se di colpe si può parlare, dovranno essere imputate ai veri colpevoli, ossia ai politici, non di uno ma di tutti gli schieramenti.

Dario Meschi

 

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