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Proposta controversa
I rappresentanti di 'Insieme per Merate' che siedono all'opposizione in consiglio comunale, guidati dal carisma e dall'inventiva dell'ex sindaco Battista Albani, già assessore ai lavori pubblici per svariati lustri, ed esponente di spicco, dapprima della DC, e poi dei Popolari, da quando, fatto per loro inconsueto, hanno abbandonato, perché sconfitti, la stanza dei bottoni, dimostrano più attivismo e concretezza di quanto si potesse immaginare. Albani in primis, seguito a un'incollatura dall'ex, il vice sindaco Ernesto Passoni, sono presenti sulle pagine dei giornali locali con proposte che quand'erano al potere non sapevano esprimere o non potevano avanzare per chissà per quali misteriose ragioni. Dopo le accuse a loro rivolte dall'assessore Massironi, in merito al presunto pagamento di una somma non dovuta di circa 200 mila euro, relativa lo stato dei lavori realizzati nel Palazzo municipale e nell'incompiuto cantiere sull'area Cazzaniga, di cui non si hanno ancora riscontri oggettivi, e dopo diversi interventi su questioni di carattere urbanistico con varie critiche rivolte all'attuale maggioranza composta da Lega Nord e PdL, hanno proposto di acquisire nel patrimonio pubblico, dopo la recente scomparsa dei proprietari, la proprietà Nava, ossia l'ex salumificio di Via Antonio Baslini, confinante con l'ex oratorio, già di proprietà pubblica, per realizzare un forno per la cremazione delle salme. La proposta istintiva, forse azzardata, andrebbe considerata, sempre che si decida, una volta per tutte, cosa fare dell'edificio abbandonato da decenni, di cui si parla solo in campagna elettorale per denunciarne l'inutilità e lo stato di abbandono in cui versa, per poi dimenticarsi del problema. Nessuno ha mai avuto il coraggio di proporre la sua demolizione o ha avanzato una soluzione interessante o un progetto di trasformazione per renderlo vivo e vitale, che sappia valorizzarlo, sottraendolo ad una decadenza inquietante e vergognosa, che non depone a favore della città di Merate. Ammesso e non concesso che esistano i presupposti per acquisire la proprietà Nava, magari anche a condizioni vantaggiose, e che l'attività proposta non comporti problemi normativi, igienico sanitari, o un carico urbanistico troppo elevato in una zona a destinazione residenziale composta in prevalenza da villette, sita vicino ai parchi più importanti della città, optare per una simile soluzione dovrebbe implicare una pianificazione ad ampio raggio che definisca la destinazione d'uso dell'intero comparto. Si potrebbe considerare la demolizione del manufatto esistente, un falso storico che nulla a che a spartire con le realtà architettoniche del periodo in cui venne realizzato, trasformando l'area in un parco, per rispetto ai morti e ai vivi che risiedono pacifici in quel contesto, oppure si potrebbero ipotizzare altre soluzioni, forse un teatro, un museo, o un altro edificio pubblico (una biblioteca o un auditorium), in considerazione della possibilità di poter usufruire sia del parcheggio adiacente il cimitero, sia di uno nuovo interrato da realizzare, che potrebbe servire, realizzandolo proprio nella proprietà Nava, alla nuova struttura, qualunque sia la nuova destinazione d'uso, e all'intera città. In particolare, considerando la vicinanza al centro storico, alla parte dello stesso che si snoda dall'atrio Belgioioso fino all'Ospedale, e all'area interessata dall'attuale proposta. Chi amministra dovrebbe cercare una soluzione, con lungimiranza, una dote che spesso è mancata ai precedenti amministratori, che, quando tutto era ancora possibile, dagli anni '50 in poi, prima delle massicce edificazioni degli anni Settanta-Ottanta, avrebbero potuto pianificare a loro piacimento l'assetto urbano di quella che già era una cittadina di riferimento per il territorio circostante. Purtroppo, prevalsero incapacità, paura, miopia, e mancanza di idee, e si è così compromessa, elaborando nuovi strumenti urbanistici privi di costrutto, la situazione, non regolando lo sviluppo con un progetto adeguato che prevedesse strade di scorrimento ed infrastrutture pubbliche, portando al disordine e al caos con i quali siamo abituati a convivere. La progettualità, bizzarra o lungimirante, dei novelli oppositori, che siedono sui banchi della minoranza consiliare, contrasta nettamente con la loro storia passata e il loro moro d'agire, a dimostrazione di come sia facile sparare bordate quando si è all'opposizione, e, al contrario, sia difficile scegliere quando si hanno puntati addosso i riflettori, sottoposti all'attenzione critica dell'opinione pubblica. Albani stupisce, perchè invecchiando sembra migliorare, e gliene riconosciamo il merito, forse perché è libero da schemi precostituiti, e da condizionamenti di partito, avendo già raggiunto il traguardo più ambito, la vetta, e pertanto lontano da ambizioni e condizionamenti, è libero di esprimersi come vuole, anche azzardando ipotesi discutibili. In democrazia e in realtà comunali a dimensione d'uomo come quella meratese, occorrerebbe governare senza preconcetti consultando i cittadini, e rendendoli edotti delle possibili soluzioni, tenendo in debito conto il loro parere. A questo punto perché non indire un concorso di idee, dando la possibilità ai numerosi professionisti residenti nella zona di dimostrare il loro talento, magari evitando di rivolgersi ai soli illustri, ma contestati, architetti che, risiedendo lontano, possono solo elaborare progetti, senza poi garantire una consulenza soddisfacente durante la loro esecuzione? La nostra voce dovrebbe essere ampliata dagli altri organi d'informazione locali, perché l'argomento, di notevole importanza per la nostra città, è di notevole interesse, e meriterebbe di essere sviluppato ed esaminato con il contribuito di chiunque abbia qualcosa da dire o proporre in argomento, politici, tecnici e cittadini. Le scelte della politica hanno inferto colpi ferali alla città, sia nell'area Cazzaniga, sia nel Palazzo Tettamanti, nelle aree industriali, e nelle zone a verde di particolare pregio ambientale, e proprio per questo dovrebbe cambiare il modo di governare, che da impositivo dovrebbe divenire partecipativo: rappresenterebbe un esempio, tra i pochi, di democrazia compiuta. Di errori ne sono stati compiuti parecchi e sarebbe opportuno fermarsi a riflettere per evitare di ripeterli. Il PGT, in fase di elaborazione, offre la migliore opportunità per esaminare la proposta di Albani, individuando la soluzione migliore e rendendola operativa, o modificandola con progetto diverso ma condiviso.
Dario Meschi
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