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La città della cultura
La città di Merate è in trepida attesa del nuovo PGT, il tanto atteso Piano di Governo del Territorio, che sostituirà il PRG, il Piano Regolatore Generale che ha rappresentato il primo vero e proprio strumento urbanistico dal dopoguerra in poi, caratterizzato da contenuti apprezzabili, nonostante alcuni eccessi che hanno contribuito a peggiorare lo stato di luoghi caratteristici, tra questi la località di Vedù, con le ville progettate dall'architetto Botta (la critica non riguarda il progetto, ma l'entità volumetrica che ha devastato l'immagine della vecchia cascina e delle aree circostanti). Una scelta che ha violato una delle zone più belle e caratteristiche della città, a ridosso di Villa Subaglio e di Villa Crespi, ora Villa dei Cedri, devastandola. Un altro esempio di costruzione da periferia metropolitana è il 'serpentone', ossia il complesso residenziale a nord della strada provinciale 54, di fronte alla Beton Villa, che collega il comune di Cernusco al ponte sull'Adda a Paderno, da alcuni soprannominato 'le mie prigioni', non per ricordare Silvio Pellico, ma per l'austerità e la freddezza delle finiture in pietra, che ricordano muraglie avite e luoghi di detenzione. Il PRG, elaborato dalla giunta di centrosinistra, guidata dall'allora sindaco Mario Gallina, con la supervisione dell'assessore all'urbanistica Aldo Castelli, aveva abbozzato la città del futuro, quella attuale, con un impianto progettuale importante e coraggioso, nel tentativo, in parte riuscito, di recuperare il centro storico e le aree dismesse, offrendo ai cosiddetti e temuti "palazzinari" di poter operare senza invadere aree libere, magari cercando di realizzare progetti elaborati da grandi firme, come Sottsass, Botta, Casamonti, ed altri ancora. Merate però è rimasto il paesetto di sempre, con più palazzine e ville sparse sulle colline, ma con i pregi e i difetti di sempre, privo di strade adeguate alle necessità, di parcheggi, e d'infrastrutture: nessuno ha previsto un teatro, un cinema, e luoghi per lo svago e per le attività didattiche, culturali, ricreative e sportive. Le frazioni hanno mantenuto la loro autonomia, continuando ad essere dei piccoli comuni autonomi, legati alle loro tradizioni e al campanile delle loro chiese. La città è cresciuta ma non ha trovato una propria identità, ed è rimasta quella di sempre senza attrattive adeguate ai tempi, perdendo parte del carisma di un tempo esercitato sui comuni circostanti, quando rappresentava un polo di attrattiva, per la presenza dell'ospedale, degli uffici finanziari, delle scuole superiori, della Caserma dei Carabinieri, e di numerosi negozi, ed ora sembra essere nell'attesa di qualcosa di nuovo, di una proposta, di una scossa, di una o più idee che la rilancino, e non sarà di certo uno strumento urbanistico a risolvere il problema, ma anche e soprattutto l'inventiva dei residenti, e la capacità progettuale di chi amministra, che dovrà scegliere senza il timore di perdere consenso, ma nell'interesse della città, con decisioni coraggiose che consentano il completamento delle infrastrutture esistenti, realizzandone nuove, dando loro una destinazione d'uso appropriata, ponendosi come guida e come ente mediatore, tra pubblico e privato, per risolvere tra gli altri il 'problema' rappresentato dal Castello Prinetti. Merate potrebbe divenire la 'città della cultura', valorizzando i suoi monumenti storici, le ville patrizie, e i fabbricati più caratteristici, ospitando sedi e corsi universitari, realizzando alberghi ed ostelli, per attirare giovani e meno giovani con manifestazioni culturali, mostre e convegni d'interesse nazionale ed internazionale. Accogliere studenti, turismo d'elite e d'affari non rappresenterebbe una contraddizione, ma al contrario garantirebbe movimento e sinergie, turismo di qualità e di necessità, riempiendo i locali pubblici ed i negozi, rivitalizzando il settore delle locazioni, sempre che si provveda a completare il lifting del centro storico, includendo Via Trento, Via S. Ambrogio, il Pozzetto ed altri centri storici delle frazioni, e si attui una politica dei parcheggi e una programmazione di manifestazioni di notevole interesse culturale ed artistico. Il Castello non può sopravvivere abbandonato a sè stesso, e per renderlo vivo e pulsante le strade da percorrere sono poche: si potrebbe trasformarlo in un albergo a cinque stelle, in grado di accogliere visitatori e uomini d'affari, manifestazioni e convegni, oppure la sede periferica di un'università, o di un centro espositivo collegato al circuito internazionale, dove svolgere manifestazioni importanti nell'ambito delle mostre, dell'arte o dell'antiquariato. Evidentemente le soluzioni potrebbero essere molteplici e i costi da affrontare notevoli, al punto da rendere necessario l'accordo con imprenditori privati disposti ad investire in quello che potrebbe dimostrarsi un buon business, magari con contratti di affitto a lunga scadenza a canone gratuito. Un marchio importante garantirebbe l'afflusso di manager ed imprenditori, del turismo d'elite interessato agli affari, alla cultura e all'arte, giungendo da tutte le parti del mondo per visitare le nostre aziende, o semplicemente per partecipare a convegni o convention, o per ammirare opere d'arte e scoprire la valenza turistica di questo territorio. Il Castello continuerebbe ad essere il simbolo della città, motore di un circuito virtuoso in grado di migliorare i commerci e gli affari, dando lustro alla città che potrebbe ulteriormente espandersi senza però stravolgere la sua attuale fisionomia. Le idee e i progetti potrebbero essere anche altri, e chiunque abbia qualcosa da dire o suggerire dovrebbe farsi avanti senza timore di essere criticato.
Dario Meschi
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