|
Il bavaglio
L'Italia è il paese degli eccessi, e l'ennesima riprova di questo suo modo d'essere, di agire, di pensare, e comportarsi, è stato confermato dalla decisione del CdA della RAI, ossia della maggioranza che governa l'Ente, controllata dal governo di centrodestra, che ha oscurato tutte le trasmissioni televisive che si interessano di temi politici. Un provvedimento che non trova giustificazione nella normalità, né tanto meno durante una campagna elettorale, destinato ad annullare, cloroformizzandolo e mortificandolo, il confronto e l'approfondimento politico, togliendo agli ascoltatori-elettori la possibilità di conoscere le ragioni delle forze in campo per poter decidere con convinzione e cognizione di causa per chi votare. Ieri sera lunedì 1 marzo, come consuetudine, numerosi italiani avrebbero assistito con interesse alla trasmissione di Vespa, Porta a Porta, per conoscere i retroscena delle vicende grottesche e farsesche romane e milanesi che rischiano di estromettere dalla competizione elettorale, le liste del centrodestra, sia nella capitale che nella città di Milano. Invece, nonostante il programma fosse stato annunciato sul primo canale Rai, la programmazione è stata modificata improvvisamente proponendo un banalissimo film in ossequio agli ordini di scuderia.
 |
Delusione, sconcerto, e rabbia, è quanto ho provato di fronte ad un'imposizione che limita l'informazione politica proprio nel momento in cui gli italiani sono maggiormente interessati. In campagna elettorale dovrebbero circolare e confrontarsi idee, e proposte, e decidere di oscurare alcuni programmi rappresenta un fatto grave, una censura che ricorda i regimi autoritari, antidemocratici e antilibertari, del presente e del passato, una sorta di bavaglio che contrasta con i principi della conoscenza, del confronto, e perché no anche dello scontro dialettico, violando il diritto di essere informati. In un Paese civile come il nostro, che vive di eccessi, dove tutto è lecito, dallo spionaggio industriale a quello politico, dalle intercettazioni telefoniche alle foto scattate clandestinamente nelle residenze private, dal gossip alla violazione della privacy esercitata con metodo, con registrazioni, e con un'infinità di altri mezzi illegali, è inconcepibile che qualcuno si senta in diritto di togliere la parola ai candidati politici. Questo bavaglio, una deprecabile ignobile decisione, fa gridare allo scandalo, depongono contro il Consiglio di amministrazione della Rai che ha deciso di tagliare la testa ai conduttori televisivi, che, seppure partigiani e di parte, salvo poche e rare eccezioni, lasciano la facoltà di esprimersi ai loro ospiti, che magari devono sgomitare per farsi ascoltare, ma che possono esprimere lo stesso, magari a fatica, le loro opinioni anche se contrastate e poco condivise. I conduttori, parteggiando anche spudoratamente per chi sta dalla loro parte, cercano di condizionare l'andamento delle trasmissioni con una regia studiata e partigiana, agendo furbescamente per agevolare i propri favoriti a discapito degli altri. I politici, che non sono mammolette, sono avvezzi a questi giochini, sanno districarsi, riuscendo lo stesso ad esprimere le loro idee, lasciando agli ascoltatori la facoltà di giudizio. In fondo i conduttori, esercitano il loro compito non violando la legge, consentendo sempre e comunque a tutti di partecipare al dibattito e al confronto con i toni e l'animosità che ad ognuno è più congeniale. Santoro e gli altri 'sinistri', anche se poco condivisi da una parte del pubblico, mancheranno, così come si sentirà l'assenza di Vespa, con i suoi servizi, i sondaggi, i servizi giornalistici, e le pacate discussioni con gli ospiti che rendono godibile la scena. Del resto, è innegabile che in certe trasmissioni esistano abusi ed eccessi, per la spudoratezza di alcuni conduttori, ed è evidente che debbano esistere regole comportamentali alle quali nessuno dovrebbe mai sottrarsi, ciò non toglie che si giustifichi l'introduzione di norme degne di un regime dittatoriale. Il nostro è un Paese democratico, dove non mancano di certo la possibilità di esprimere favore o dissenso; non siano né la Cina, né l'Iran, ma uno stato libero dove si può discutere all'infinito, a volte persino troppo, magari abusando, ma esiste il libero arbitrio e chiunque è la facoltà di assistere o meno a certe trasmissioni, e, dovendo scegliere tra un'informazione 'sospetta' e l'oscuramento, propendiamo per la circolazione delle idee e il confronto dialettico, ritenendo gli italiani maturi al punto da non farsi condizionare da nessuno, ne da Santoro, ne da Vespa o da altri, in quanto capaci di giudicare secondo il proprio sentire. La Rai offre un servizio pubblico a pagamento, e quale migliore occasione di un appuntamento elettorale per offrire un servizio che rientra tra i diritti degli utenti? Quale momento della vita democratica ha bisogno di pubblicità se non una campagna elettorale? Molti italiani preferiscono assistere ad altri spettacoli, ma la televisione, che rappresenta un potente mezzo di informazione e di propaganda, non può essere oscurata per timore che non vengano applicate le regole della pari opportunità. Un Paese civile deve difendere la libertà di espressione, ed è sicuramente più importante una cattiva e discutibile informazione, di un silenzio o di una censura. Voler codificare i comportamenti dei giornalisti e dei politici con regole inflessibili è impossibile e inutile, e, al contrario, dovrebbe esistere tolleranza, sempre che non si travalichino la decenza e il rispetto per gli altri, trasformando trasmissioni in comizi o spettacoli d'avanspettacolo.
Dario Meschi
|