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UN SENTIERO IMPERVIO
L'annuncio della costruzione di un nuovo oratorio a Sartirana, progettato dall'architetto Mario Botta, non può che rallegrarci. Siamo convinti che esista la necessità di rilanciare di questi luoghi d'incontro, di svago, ma anche di preghiera, di crescita umana, culturale e di conoscenza della religione. Solo pochi anni fa, era impensabile crescere i figli senza indirizzarli agli oratori. La famiglia, la scuola e queste strutture cattoliche contribuivano alla crescita delle nuove generazioni, in un ambiente sano, dove indipendentemente dall'insegnamento, più o meno accentuato, della dottrina cristiana, si apprendevano principi e valori, che formavano i giovani, accompagnandoli lungo il sentiero, impervio, della vita: tutto questo in mezzo al verde, con tante occasioni di svago, con la possibilità di praticare sport e giochi. La società è molto cambiata negli ultimi anni. Sono cambiate le abitudini di vita, i costumi, è diminuito il timor di Dio, e la fede è spesso vacillata, soprattutto tra le nuove generazioni. Di fronte a tutto ciò, non possiamo che apprezzare, idealmente, quest'iniziativa, che dovrebbe raccogliere il consenso di tutti i cittadini, sia dei tanti cattolici, più o meno impegnati e praticanti, che anche dei tanti laici.
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Conoscere le religioni, conoscere le varie filosofie di pensiero, amplia la mente ed aiuta a ritrovare la propria strada. Un cammino che può percorrere direzioni diverse, ed approdare a modelli diversi di vita, ma avendo come fondamento dei valori comuni, che accomunano tutte le persone, di qualsiasi credo e a qualsiasi ideologia appartengano. Queste considerazioni, ci portano con nostalgia ad un passato, ormai lontano, nel quale preferivamo frequentare i cinema cittadini: il Capitol e l'Odeon, anziché il vecchio oratorio, sito al confine del cimitero cittadino, ed ora, vergognosamente abbandonato a sé stesso. L'aria lacustre di Sartirana, sembrerebbe invogliare i residenti, almeno i più illustri tra loro, ad intraprendere grandi iniziative. Importanti, imponenti ed anche "firmate". Il sindaco Dario Perego, ne rappresenta l'esempio vivente, con lo spirito indomito e il decisionismo che contraddistinguono il suo modo d'essere e di proporsi. Le polemiche che accompagnano il suo mandato di primo cittadino, sono legate, per lo più, proprio ai grandi interventi pubblici, che ha ideato e si accinge a portare a compimento: la sistemazione dell'area Cazzaniga e il nuovo centro policulturale di piazza degli Eroi, affidati entrambi alla firma dell'architetto Marco Casamonti. Il parroco di Sartirana Don Adriano Ferrario, pur originario del varesotto, respira la stessa aria frizzante, che a quanto pare lo condiziona in ugual misura, inducendolo ad affrontare progetti sempre più ambiziosi e non meno prestigiosi di quelli voluti dal sindaco Perego: dapprima la chiesa, ora l'oratorio.
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Progetti importanti per i costi delle opere, per la scelta qualitativa e costruttiva, progettati da una gran firma, quella di Mario Botta, architetto svizzero di fama internazionale, che approdato nella nostra tranquilla provincia, ha trovato terreno fertile per proporre le proprie idee e le proprie concezioni architettoniche. Da modesti campagnoli, quali siamo, abbiamo ammirato l'opera prima dell'architetto, la nuova chiesa di Sartirana, siamo rimasti, chi felicemente sorpreso, chi attonito, chi addirittura sconcertato dal nuovo edificio, che sembrava poco comprensibile nella sua lettura architettonica, ed inoltre imbarazzante per l'azzardato inserimento ambientale. Nussuno ha avuto l'ardire di criticare apertamente il progetto realizzato, anche di fronte ai costi non indifferenti che ha generato e che la comunità ha dovuto affrontare con sacrificio. Ora, si replica, con il nuovo oratorio, l'opera seconda dell'illustre architetto luganese, che s'integrerà alla chiesa, donando nuove emozioni, perplessità, diverse sensazioni e chissà anche qualche riflessione circa la necessità di una tale iniziativa, impostata secondo i canoni della magnificenza. Il nuovo oratorio con le diverse strutture architettoniche andrà a sostituire integralmente quanto oggi esistente, con un investimento previsto di circa 2,5 miliardi di vecchie lire, valorizzando gli edifici e sminuendo l'area verde attrezzata. Se, come sembra, era improrogabile l'esigenza di ampliare e ristrutturare l'infrastruttura esistente, potrebbe sembrare eccessiva la strada intrapresa di un altro intervento economicamente impegnativo, figlia di un'opulenza e di un'ostentazione, che mal potrebbe essere giudicata, per lo meno, da coloro che interpretano il messaggio ecumenico come espressione d'un agire semplice e modesto, rivolto agli umili, agli afflitti, ai diseredati ed ai poveri: quasi che la ricchezza proposta per qualità architettonica e costruttiva del nuovo complesso rappresenti un affronto alla povertà, quella vera, che non manca nemmeno nelle nostre opulente contrade. . |