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NO ALLA GUERRA
Nella giornata odierna di sabato 5 ottobre, Piazza Prinetti propone, in quello che è divenuto il salotto della politica meratese, un presidio organizzato dalla sinistra più intransigente e radicale, quella rappresentata dal Partito della Rifondazione Comunista, dal Circolo Arci di Osnago, dall’Associazione Punto Rosso, e da Emergency, per affermare il no alla guerra in Iraq e scongiurare il possibile coinvolgimento delle truppe italiane. Una manifestazione che s’incentra su un argomento molto sentito da questa parte politica, che ripete la contrarietà contro una nuova avventura militare, che potrebbe procurare conseguenze drammatiche per l’intera comunità internazionale. Mettendo l’accento sui rischi derivanti dal possibile coinvolgimento dell’Italia nell’ambito delle iniziative di pace e di guerra che, in questi momenti, sono al centro del dibattito politico. Il Parlamento ha dato, nel frattempo, il via alla missione degli alpini in Afghanistan, mentre l’Ulivo va a pezzi, dopo aver presentato in aula ben quattro mozioni diverse, oltre a quella del Prc. Se quella che dovrebbe essere una missione di pace, ci riferiamo all’invio degli alpini in Afghanistan, provoca un terremoto all’interno della sinistra, che si divide come mai era accaduto prima, chissà cosa potrà succedere di fronte all’assunzione dell’ambito internazionale d’altri impegni più gravosi e magari in territori di guerra. La guerra e le tensioni internazionali pesano su tutti gli Stati. Gli interessi che sottendono alcune scelte sono spesso indecifrabili. Rimane la certezza del pericolo terroristico che mina il futuro del mondo occidentale, diffondendo un malessere generale, fatto di paure e di tensioni, che consegue ad una situazione mai risolta, e forse irrisolvibile, di convivenza tra arabi ed israeliani e dall’individuazione di una leadership nell’ambito del mondo arabo. Nessuna persona di buon senso può amare la guerra, che spaventa, terrorizza, rattrista ed addolora. Spesso sottende biechi interessi economici, nascosti da crociate dai vessilli immacolati. E’ anche vero che la contrapposizione tra popoli, tra religioni e tra culture diverse, ha sempre provocato solo morte, e terrore. Che il mondo si è nutrito di ciò nell’indifferenza generale. Ora il coinvolgimento emotivo accompagna le popolazioni occidentali che si sentono minacciate da un pericolo invisibile e per questo ancora più temibile: quello del terrorismo. La tragedia dell’11 settembre, richiama ad un’assunzione di responsabilità che si dovrebbe concretare nel rafforzamento dei poteri dell’Onu e nell’isolamento d’iniziative volute da singoli stati, indipendentemente dalla loro forza e potenza militare. Dovrebbe inoltre favorire la coesione delle forze politiche nazionali di maggioranza ed opposizione, come del resto è già successo in passato, con il governo ulivista, che ha avuto l’appoggio dell’opposizione ai tempi della guerra nell’ex Jugoslavia. Non come ora, dove nel centro sinistra si sono clamorosamente manifestate posizioni contrastanti, che segnano il passo al futuro politico della Margherita. La spaccatura dell’Ulivo, che è motivata dall’aumento della presenza italiana nell’area calda del mondo, in un momento di possibile guerra in Iraq, che potrebbe far presupporre un coinvolgimento italiano nelle azioni belliche, pesa come un macigno sulle forze del centro sinistra, che rischiano di sciogliersi come neve al sole, in una situazione d’incertezza che non giova alla democrazia e al confronto. Le iniziative volte ad aumentare la conoscenza del pericolo di guerra che incombe sono tutte lodevoli, purché non cadano nella retorica, non siano strumentali, e non sappiano andare oltre a messaggi ideali universalmente condivisibili, ma poco realistici e concreti.
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