Scriveteci!
posta@macchianera.it

in questo numero

Settimanale diretto da Dario Meschi

Aggiornato il 5 ottobre 2002, sabato - Anno 2 - Nr. 37

AVANTI CON LE PRIVATIZZAZIONI

L’esigenza d’aumentare le entrate nelle casse dello Stato, unita alla necessità di risanare il bilancio pubblico, porta ai provvedimenti annunciati nella Finanziaria, aprendo nuovi spazi alle privatizzazioni, che riguardano un consistente patrimonio, che annovera tra le società più importanti ed appetite l’Enel, controllata al 67,25%, l’Eni, al 30,33%, le Poste, la Rai, le Ferrovie, l’Enav, l’Eti (Tabacco), l’Iri in liquidazione, la Rai Holding, Sviluppo Italia (Editoria), Italia Lavoro e Sogesid Mezzogiorno), e la Consap (Assicurazioni), per l’intero capitale ed altre partecipate quali Alitalia, quota di maggioranza, Telecom Italia, Finmeccanica e Seat, con quote minoritarie.
La strada è segnata. Il messaggio e chiaro: privatizzare per fare cassa, almeno 20,000 miliardi nel giro dei prossimi 15 mesi.
La Finanziaria è lo strumento che renderà possibile l’operazione di dismissione di parte del patrimonio pubblico, non tanto per la liberalizzazione dei mercati, ma perché evidentemente mancano le risorse disponibili ed i conti devono quadrare.
Il direttore generale del Tesoro, Domenico Siniscalco, che presiede il comitato per le privatizzazioni fotografa così la situazione: “ L’Italia ha uno stato patrimoniale del tutto particolare, con un debito pubblico di 1,2 trilioni di euro, e un attivo tutto sul mercato. Ma c’è un altro attivo totalmente sconosciuto del quale sappiamo solo qualcosa. Pensate che nello stato patrimoniale ci sono 600 miliardi di lire di crediti; abbiamo tantissimi immobili, terreni, moltissime concessioni come su aeroporti ed autostrade, tutte cose che non si sono neanche censite. Il debito è il principale driver delle privatizzazioni”.
Considerato l’Orso polare presente in Borsa, in Italia e all’estero, in questi momenti non sarà facile privatizzare in considerazione delle difficoltà di attrarre investitori e per la scarsa convenienza economica di proporre al mercato azioni societarie di qualità, che rischierebbero di essere cedute poco convenientemente e in tempi lunghi. 
Qualora fosse esclusa, nei prossimi mesi, la collocazione dei titoli in Borsa, il solo interlocutore possibile sarà rappresentato dalle banche e dalla liquidità di cui dispongono. Procedendo a trattative dirette e private.
Negli anni tra il 1992 e il 2000, con una situazione borsistica meno depressa, s’introitarono ben 113 miliardi di euro, negli ultimi due anni, grazie alle cessioni del 5% dell’Eni ed altre quote minoritarie di altre società, gli introiti sono stati di 2,9 miliardi.
Non si potrà che procedere per gradi attraverso aste private o vendite a fermo. Parrebbe, inoltre, esclusa l’ipotesi di ricorrere ad obbligazioni convertibili in azioni ad un prezzo predeterminato e superiore agli attuali corsi di Borsa.
Le procedure di vendita inizieranno con l’Eti, l’Ente tabacco, che produce ogni anno 44,3 milioni di sigarette e 424.00, sigari toscani. Da questa dismissione il Tesoro si attende tra 1,4 e 1,5 miliardi di euro, dalle otto cordate che si contendono l’aggiudicazione. Per evitare accordi sottobanco il ministero si è riservato la facoltà di poter, in qualsiasi momento, decidere di cambiare indirizzo e di ricorrere ad un’Opv.
Il boccone prelibato, tra le future vendite, è rappresentato dall’Enel, il colosso energetico, che dovrebbe rimanere di proprietà dello Stato nella misura minima del 30%. Ed è proprio per questa volontà di mantenere delle quote di controllo non inferiori al 30%, che non è stata programmata la vendita d’ulteriori quote dell’Eni.
Tale soglia garantirebbe la continuità gestionale e di controllo della società, allontanando il pericolo di scalate.

Torna alla homepage

Copyright © 2001 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il
Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i  diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere  riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di
macchianera.it.
Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute