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Dopo le elezioni del 2010
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Goffredo Bursi
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E' cambiato ben poco, in questi due ultimi anni. Due anni di elezioni. C'è la solita carenza di propulsione, una continua mancanza d’idee, l’inerzia di routin, l’appiattimento su questioni di lana caprina (presidenzialismo si, presidenzialismo no), la solita corruzione politica e partitica, che affliggono un pò tutti, organi dello Stato compresi. Quelli impiegati poi a promuovere la "cultura", sembrano avvolti da una nebbia perpetua. La cultura, la cui mancanza è una delle cause principali della decadenza dell'Europa intera. E visto che si sono già avviate le commemorazioni dei 150 anni dell'unità nazionale, vogliamo invitare i ministri di centro-destra, a non sottovalutare l’importanza dei dicasteri che dirigono, a riprendere in mano "un ruolo", tenendo conto dell'impatto che hanno sulla creazione e sul mantenimento di una coscienza nazionale, degna di un popolo di antiche tradizioni. Restiamo sempre colpiti dai dati diffusi e relativi a molte regioni europee, secondo cui cresce l’abbandono dei luoghi di culto cattolici, e sale la domanda di luoghi di culto islamici; mentre, sotto altro aspetto, aumenta in maniera drammatica la senescenza della popolazione. Quest’ultima realtà, espressa da cifre assordanti come la crescita sproporzionata del numero delle badanti contro la popolazione delle fabbriche; i nati rappresentano ormai la metà dei morti; per ogni anziano vi sono solo due minori di 14 anni. Si configura una vera e propria «tragedia demografica che travolge l'Europa», di cui nessuno parla o vuol parlare, verso la quale non vediamo le autorità assumere alcun provvedimento di contrasto e cautelativo. Che cosa si aspetti a varare una seria e autentica politica, a favore e sostegno della famiglia, proprio non si sa.....!!! Né l’intellighenzia, soprattutto femminile e femminista, pare dar segni di voler invertire il trend drammaticamente e grettamente anti-natalistico. «Ad una società giovane, entusiasta, attiva, piena di passione e fantasia si andrà sostituendo un grande [ospedale] geriatrico ? Ci spegneremo lentamente, o nei fatti altri popoli provenienti dall’Africa e dall’Asia si sostituiranno, almeno in parte, agli antichi popoli europei con una diversa popolazione giovanile e un’altra cultura?». Che cosa segnalano queste prese di posizione ? Certo le posizioni che prendiamo per gli ambienti minoritari (come quello conservatore), sono abituali già da tempo; per cui, la prima reazione per chi si situa in tali ambiti, è sicuramente del tipo: «deja vu…» oppure «e se ne accorgono solo adesso?». Tuttavia, già la coscienza di vivere un periodo di offuscamento e di crisi di civiltà dev’essere considerata anche in questa prospettiva un risultato apprezzabile, se si pensa all’ottimismo progressista e sinistroso che per troppo tempo ha dominato la scena. E, ancora, se s'inizia a porre il dito sulla sfera etica, e ad indicare che l’autorità non è scevra di responsabilità "di missione", anche questo è un passo avanti. Che cosa si può aggiungere? Qualcosa crediamo si possa e si debba aggiungere. Pensare che una prospettiva di soluzione possa anche solo essere imboccata, pare poco realistico: lo vietano l'insufficenza — non assoluta, ovviamente, ma in relazione allo sforzo da compiere — dei titolari, la ferraginosità delle macchine statali, l’eredità di una situazione gestionale compromessa, la mancanza di strumenti d’intervento concreti ed efficaci, la rocciosa opposizione di quadri e sindacalisti d'ogni tipo. Un ruolo forte potrebbe essere svolto non da un ministro qualunque, ma da un capo di governo europeo, dotato di grandi prospettive e di carisma, di una forte tecnica politica, di risolutezza, di un ampio consenso e di libertà di azione. Cose anch’esse che è ben difficile, al di là dei diversi caratteri dei leaders, intravedere attualmente: forse altrove, dove la macchina politica è più semplice e meno burocratizzata, è possibile immaginare che nascano figure politiche di rilievo. E la prospettiva di una dittatura tecnica, un capo di governo con pieni poteri temporanei per rimettere ordine nel senso romano antico, anche solo nei termini di un Charles de Gaulle, non può esser presa in considerazione, per ragioni pregiudiziali…..... Tutti lo possono vedere, del resto, in questi giorni, con una Grecia sull'orlo di una guerra civile, con una Spagna socialista alla ricerca di ossigeno, con una sinistra anarchica e spregiudicata, che solleva le piazze un pò ovunque e scaglia di tutto contro tutti. L’Europa povrà rialzarsi dalla crisi in cui è piombata, solo se le strutture pubbliche favoriranno o, almeno, non ostacolano, questo risollevarsi. E questo vuol dire, da un lato, meno creazione di vuoto morale, e, dall’altro, l’assottigliamento di quella cappa di piombo statalista, democratizzante e demoralizzante, che da lungi grava su tanti paesi europei, impedendo le grandi energie e i grandi tesori di virtù, di un passato unico al mondo. Va detto che invertire trend come l’inaridirsi della fede cattolica e l’avanzata islamica, oppure la denatalità e l’invecchiamento, la rinuncia alla responsabilità individuale, non è possibile per iniziativa di singoli o di gruppi, oltremodo difficilissimo per un governo nazionale, se non nell’arco di molte generazioni. Si tratta di processi che necessitano di essere gestiti a livello europeo. Così pure, non possiamo vedere queste sfide, per gravi che siano, come un fattore di angoscia: certo sono problemi scomodi e difficili da affrontare, però tutte le generazioni hanno avuto i loro problemi. Ci si consenta un briciolo di ritorno al passato, e ci pare opportuno segnalare che diagnosi di crisi non sono mancate negli ultimi decenni, se non addirittura negli ultimi due secoli. Se vogliamo partire dalle idee e dalle loro conseguenze, non si può ignorare il tanto demonizzato Sillabo di Pio IX, che già a metà dell’Ottocento metteva in guardia dalle conseguenze di tante dottrine naturalistiche, ateistiche e progressiste. Così dicasi delle diagnosi e delle prognosi che hanno individuato fin da subito nella sfera morale la radice della decadenza occidentale, e che si ritrovano nel magistero di tanti Papi e di molti vescovi. In particolare consigliamo di rileggere gli autori della scuola cattolica contro-rivoluzionaria, da de Maistre a Plinio Corrêa de Oliveira a Jean Ousset. Soprattutto il saggio-principe del Professor Plinio, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione- edizione 2010-, dove si trovano in abbondanza elementi di diagnosi non episodica, e soprattutto prognosi realistiche e indicazioni terapeutiche non casuali e avventuristiche, che saranno davvero utili, se non illuminanti. E' un processo forte e controrivoluzionario, che serve all'Europa intera ; l'azione contro-rivoluzionaria dovrà comportare una riorganizzazione delle società. E' tutto un continente che occorre rifare dalle fondamenta (come sosteneva Pio XII). Le rovine con cui le rivoluzioni democratiche e socialiste hanno coperto l'Europa negli ultimi 150 anni, sono di fronte a noi, sotto di noi. E questa riorganizzazione controrivoluzionaria delle società dalle fondamenta, se da un lato deve essere ispirata dalla dottrina sociale della Chiesa (l'unica possibile e immaginabile), comporta dall'altro numerosi aspetti concreti e pratici, che riguardano espressamente l'ordine civile.
Goffredo Bursi, Alleanza Cristiana per Merate. Associazione di critica cattolica della politica, della cultura, della società
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