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Federalismo virtuoso?
La crisi economica internazionale, le difficoltà delle aziende, dei possessori delle partite Iva, dei pensionati, e dei lavoratori dipendenti, spesso sottopagati e a forte rischio disoccupazione, la necessità di contenere la spesa pubblica per sanare il bilancio dello Stato, costringe chi governa ad introdurre norme criticate e penalizzanti come il Patto di stabilità che taglia i finanziamenti alle amministrazioni locali costringendole spesso a risparmi ingiustificati e inopportuni. Invece di intervenire, come si ventila da tempo, nei confronti delle Regioni più dissestate e spendaccione, che sperperano il denaro pubblico nella mala sanità, nell'assunzione di personale inutile, e in spese folli per garantire clientele e suffragi elettorali, si esercitano scelte antipopolari che mettono in crisi quanti già vivono di stenti una vita difficile e senza speranza. L'elenco delle ingiustizie, delle scelte sbagliate, degli sperperi, e delle azioni irresponsabili, che meriterebbero di essere valutate una ad una per accertare illeciti e responsabilità, non è mai stato preso seriamente in considerazione, e il mal governo è proseguito imperterrito nonostante le denunce e la necessità di imporre rimedi efficaci. Il Federalismo 'virtuoso' potrebbe, almeno secondo i suoi fautori, risolvere la situazione, costringendo chi è abituato a sperperare a risparmiare, garantendo risorse proporzionate al numero degli amministrati con l'introduzione di regole e discipline di controllo severe e inflessibili. Di federalismo si parla ormai da decenni, anche se pochi in realtà sanno cosa sia e quali vantaggi o svantaggi introdurrà. In realtà, aldilà, delle norme che verranno introdotte, dovrebbe obbligare le amministrazioni regionali a comportamenti virtuosi, in mancanza dei quali scatterebbero penalizzazioni in grado di bloccare la spesa e la scelleratezza di amministratori poco avveduti o addirittura disonesti. Il governo, sotto la pressione costante della Lega Nord, sarà costretto a legiferare, e gli affetti dei nuovi provvedimenti saranno valutati e sperimentati, anche se esiste il rischio reale di un Paese diviso, ancor più di prima, a metà, con un Nord virtuoso, attento, e giudizioso nell'affrontare la spesa e un Sud, spendaccione, che ingrassa i politici a danno dei cittadini che invece di servizi adeguati continueranno a ricevere soltanto promesse. In attesa degli effetti del Federalismo ogni municipalità lamenta l'impossibilità di provvedere adeguatamente alle necessità degli amministrati, costretta a ridurre la spesa. I sindaci sono solidali nel criticare il rigore al quale sono sottoposti, e invece di tagliare sprechi e le spese ingiustificate, vorrebbero proseguire come sempre hanno fatto in passato, non considerando che ogni municipalità andrebbe amministrata con il rigore e l'attenzione normalmente applicate nella gestione di ogni società privata, che deve chiudere i bilanci in utile, se non vuole fallire. I bilanci comunali sono di difficile lettura, anche per gli addetti ai lavori e ai tecnici, contengono sprechi, spese ritenute inutili, eccessive o non prioritarie, evidenziando la pessima abitudine di chi amministra, pronto ad allentare i cordoni della borsa per spese inutili, discutibili o sbagliate. Un buon amministratore, anche se non esperto contabile, dovrebbe analizzare una dopo l'altra le poste di bilancio, e, come un buon padre di famiglia, valutare le necessità e l'opportunità di affrontare ogni singola spesa. Del resto, è assodato che si può spendere quello di cui si dispone, e che, non rispettando questa regola elementare, del resto applicata in ogni famiglia, non si può che giungere al passivo, al dissesto o alla bancarotta. A fronte delle considerazioni precedenti stupiscono alcune decisioni poco convincenti degli amministratori locali. L'elenco delle perplessità potrebbe essere lungo e noioso, ma per non generalizzare basterebbe prenderne in considerazione una qualunque, come l'eliminazione del difensore civico, al quale sono ricorsi numerosi cittadini nel tentativo di ricevere risposte o redimere controversie per questioni amministrative di vario genere, evitando così di dover ricorrere ai tribunali. Qualcuno sostiene che la figura del difensore civico sia inutile perché non è in grado di indurre alla ragionevolezza risolvendo le controversie, o perché sarebbe stata superata dalla nuova procedura della conciliazione, che consentirebbe di trovare accordi tra le parti senza iniziare una causa civile con i costi spesso spropositati delle procedure e delle parcelle degli avvocati. In realtà, il lavoro dei difensori civici, in alcuni casi i nominati hanno svolto il loro incarico gratuitamente, si è dimostrato utile, ha evitato azioni legali, svolgendo con spese modeste una funzione più importante di altre. Le incongruenze della politica e della pubblica amministrazione sono numerosissime, non stupiscono, ma indignano chi paga le tasse, volendo ricevere servizi adeguati, tra questi, magari, anche quelli svolti dal difensore civico.
Dario Meschi
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