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Il decreto anticorruzione
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Dario Meschi
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Il caso Anemone preoccupa per i suoi sviluppi inquietanti e misteriosi, ancora da accertare, interessa possibili clientele nell'ambito dell'inchiesta denominata G8, coinvolgendo il mondo della politica e dei poteri forti, ossia politici e funzionari dello Stato, che avrebbero, almeno secondo gli inquirenti, ricevuto trattamenti di favore o contribuzioni illegittime per lavori eseguiti nelle loro abitazioni, se non addirittura delle elargizioni in denaro (mazzette) per l'acquisto di appartamenti. Il 'malcostume' coinvolgerebbe personaggi di tutte le forze politiche, anche se i casi più eclatanti riguarderebbero, è d'obbligo il condizionale, l'ex ministro Scajola, un ufficiale della Guardia di Finanza ed altri numerosi e importanti personaggi. Che vi sia qualcosa di poco chiaro è evidente, ed è giusto e doveroso procedere nelle indagini con scrupolo e determinazione per appurare la verità, anche se il fenomeno di malcostume generalizzato non dovrebbe essere strumentalizzato per interesse di parte da alcune forze politiche nel tentativo di cavalcare la protesta, addossando le responsabilità, ancor prima che si faccia piena luce sui fatti, ad alcuni rappresentanti della maggioranza. Se un ministro della Repubblica, o altro illustre dirigente, fosse effettivamente colpevole di comportamenti di siffatta gravità, emergerebbe una "spavalderia" addirittura inquietante, un modo d'agire incauto e stupido, un'arroganza irritante derivante dalla certezza di essere al di sopra ad ogni sospetto, che dovrebbe far riflettere sui comportamenti dei singoli, ma anche sull'intera "casta", che vive una realtà diversa da quella dei comuni mortali, che affrontano la quotidianità tra mille difficoltà senza che nessuno possa o voglia aiutarli. Berlusconi ha dichiarato senza mezzi termini di voler accertare la verità per punire chi ha approfittato del ruolo che ricopre per ottenere favori, indicando come priorità assoluta l'approvazione del Ddl anticorruzione che è stato presentato al Senato. La stessa cosa che con coraggio ha fatto e continuerà a fare il Santo Padre ammettendo il comportamento indegno di alcuni preti pedofili, e affrontando una realtà scomoda e imbarazzante per salvaguardare la missione millenaria della Chiesa che rappresenta. Molti osservatori paragonano impropriamente l'attuale scandalo a Tangentopoli, anche se, com'è stato affermato da numerosi politici di ogni schieramento, un conto è intascare tangenti per finanziare il partito, un altro è ottenere vantaggi personali, con coperture e metodi apparentemente leciti. La gente reclama giustizia e pretende la verità. Il garantismo deve consentire a tutti i sospettati di difendersi adducendo la loro versione dei fatti, con prove d'incolpevolezza, ma soprattutto esibendo documenti, ossia ricevute, fatture, contratti, o altri documenti che consentano di appurare i fatti, prima di emettere sentenze mediatiche che contrasterebbero con i principi fondamentali della democrazia. Ciò non toglie che l'arroganza dei potenti debba essere stroncata senza indugio, con norme di trasparenza e pene esemplari per quanti vengano sorpresi con le mani nel sacco. Una vicenda così ingarbugliata va chiarita al più presto procedendo con scrupolo e senza finalità di parte per non diffondere sfiducia nei confronti delle istituzioni. Gli italiani, sentendosi traditi da tutto e tutti, generalizzando, potrebbero, per rassegnazione, scegliere la strada dall'astensionismo e dell'antipolitica. Le risposte su quanto è successo, sul sistema dell'assegnazione degli appalti pubblici e sui favoritismi distribuiti a vario titolo per ragioni ancora da accertare, dovranno giungere al più presto a compimento, e la legge punisca in modo esemplare i rei che si sono macchiati di comportamenti indegni. La politica deve dimostrare rigore e maturità, non frapponendosi tra i giudici e gli indagati, ma collaborando, rendendo di pubblico dominio ogni atto ritenuto sospetto. In gioco non c'è l'interesse di un partito o di una coalizione, ma la sopravvivenza dell'intero sistema, che ha dimostrato ancora una volta di essere imperfetto e fragile, al punto da poter crollare sotto l'effetto dei suoi eccessi e dei suoi egoismi. "Chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Dario Meschi
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