L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: lunedì 5 aprile 2010 - Anno 10 - Nr. 15

nord ovest

In questo numero

Articoli

Rubriche

Inoltre...



La debacle

Sezione#1_2

Dario Meschi

Chi semina vento raccoglie tempesta. Un detto appropriato se riferito alle elezioni comunali lecchesi, in cui l'ex ministro della Lega Nord, ora vice ministro, Roberto Castelli ha perso in prima battuta, senza nemmeno giungere al ballottaggio, contro Virginio Brivio, il candidato del centrosinistra, considerato dai più una vittima sacrificale, ed ora, tra lo stupore di molti, nuovo sindaco della città.
Una sorpresa, un risultato imprevisto ed imprevedibile, che però, come avevamo già anticipato in un precedente editoriale, conferma i dati di un sondaggio riservato, forse fatto circolare ad arte durante la campagna elettorale, in cui secondo indiscrezioni poi rivelatesi veritiere, Brivio aumentava i consensi e Castelli rimaneva al palo, in netto contraddizione con le previsioni.
Il 'caso Lecco' è assurto così agli onori ed ai clamori della cronaca nazionale, perché imprevisto e in controtendenza con il successo registrato ovunque dai candidati del centrodestra e della Lega Nord in particolare. Del resto, i presupposti di una debacle c'erano tutti. Il sindaco leghista, Antonella Faggi, era caduto sfiduciato dalla sua maggioranza dopo un tormentone che durava mesi, dopo una gestione poco incisiva ed illuminata, che non sapeva o non poteva affrontare le emergenze, e le problematiche di maggiore attualità.
I dissidi, le incomprensioni, i contrasti e le stilettate alle spalle, in un rapporto di odio e amore tra alleati spesso ostili e litigiosi, si ripetevano con regolarità, e il disaccordo tra il sindaco, la sua giunta, e i consiglieri, si era risolto nell'unico modo possibile: la sfiducia, le dimissioni e il ricorso alle urne.
La discesa in campo di un personaggio importante come Castelli aveva ridimensionato le ambizioni di Brivio, un onesto e diligente amministratore, che si era distinto per impegno e meriti quand'era presidente della Provincia di Lecco, e nessun segnale durante la campagna elettorale avrebbe fatto presupporre una possibile sconfitta al primo turno. La presenza di liste civiche, la scarsa convinzione di Castelli, paracadutato in ruolo al quale non ambiva, la campagna elettorale presuntuosa e dimessa, che si è trascinata stancamente, senza entusiasmi ed eccessiva partecipazione, le faide, e le divisioni tra le correnti ed i partiti, i gruppi e i dirigenti, hanno contribuito a scrivere una delle peggiori pagine nella storia del centrodestra. Un'umiliazione, una sorpresa, una punizione meritata, questi i pensieri che corrono nella mente del popolo della destra, che sicuramente confidava nella vittoria, magari ottenuta proprio al primo turno.
Invece, tra la sorpresa generale, ha vinto Virginio Brivio, e pertanto onore ad un uomo che con umiltà ed impegno ha saputo scalare la montagna ottenendo con tenacia e duro lavoro risultati imprevisti e ragguardevoli, che lo ricorderanno in futuro come un esempio da imitare, mentre i dirigenti del PdL e della Lega passeranno alla storia come un gruppo litigioso e diviso, incapace di anteporre lo spirito di servizio di attaccamento alla bandiera agli interessi personali, che dovrebbe rappresentare l'unica vera motivazione per chi decide di fare politica attiva con spirito di abnegazione e con i migliori sentimenti.
Certo, secondo alcuni, le idealità non contano più niente. Forse sarà così, ma ne dubito, e, dopo decenni, continuo e continuerò a battermi in nome di passioni, valori, ideali e principi che considero sacrosanti, da sempre fondamentali e sempre attuali e irrinunciabili.
Probabilmente chi la pensa così fa parte della categoria degli illusi, degli idealisti che vivono fuori del tempo, ma quanto è successo e continuerà ad accadere nella città capoluogo di provincia, nei comuni del territorio, e in tutto il Paese dimostra la pericolosa deriva che coinvolge la classe politica dirigente, che sgomita per mettersi in mostra a tutti i costi, magari per ottenere vantaggi personali, aderendo ad un partito aperto a tutti, dove non sempre emergono i migliori, favorendo carriere e carrierismo non sempre ottenuti per requisiti di competenza, onestà intellettuale, e merito.
Or inizierà la resa dei conti, forse cadranno teste eccellenti, e ognuno cercherà di guardarsi le spalle per non essere coinvolto, trovandosi magari emarginato o non avendo la possibilità di rimettersi in gioco.
In questo trambusto post voto, saranno messe in discussioni alcune figure di riferimento che ricoprono incarichi di responsabilità, che dovranno subire critiche e censure, magari costrette a fare un passo indietro, e, come spesso accade in questi frangenti, ci sarà chi saprà cogliere l'occasione per emergere o riprendere le redini del gioco e del partito berlusconiano, magari dopo anni di 'dorato' di esilio.

Dario Meschi

 

Torna alla homepage

Scriveteci: posta@macchianera.it

Line

Copyright © 2001-2010 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di macchianera.it. Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute