L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 20 marzo 2010 - Anno 10 - Nr. 13

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La politica delle intercettazioni

Sezione#1_2

Dario Meschi

Berlusconi è un uomo ricco e invidiato, possiede risorse economiche ingenti, controlla giornali e televisioni, è alla guida del governo e del più grande partito presente in Parlamento, ma nonostante tutto ciò non è libero di esprimere il suo pensiero e i suoi programmi, condizionato oltre misura dalle continue inchieste ad orologeria che lo coinvolgono a catena, una dopo l'altra, a torto o a ragione, spostando il baricentro del confronto, dalle proposte concrete e dai programmi politici, a questioni di natura personale legate alle sue attività e alle abitudini di vita, con intercettazioni che spiano ogni momento della sua giornata, violando uno dei principi democratici più importati, quello del diritto alla riservatezza, alla discrezione e al rispetto.
Mi chiedo, quando al governo sedeva Romano Prodi, alla guida dei falsi 'moralisti', i 'bacchettoni' del centrosinistra, perché non era soggetto allo stesso e morboso interesse, che, se esercitato, avrebbe fatto gridare allo scandalo, al tentativo di screditare il governo, o al golpe tentato da oscuri personaggi in doppio petto ma con gli indumenti intimi in orbace?
Forse era esente dal peccato, o tutti i suoi collaboratori erano persone probe, degne e senza macchia, e gli affari delle cooperative e delle banche rosse rientravano tutti nella piena legalità senza favoritismi e compiacenze? Oppure, tutti i buoni sono schierati da una parte e i cattivi dall'altra?
O esiste per davvero un accanimento contro il Cavaliere, che avrà tanti, troppi difetti, sarà forse un nostalgico peronista, ma qualche pregio, considerata la sua storia personale, imprenditoriale e politica, dovrà pur averlo?
La magistratura, che svolge un compito fondamentale, in quanto dovrebbe far rispettare la legge e punire i colpevoli, combattendo i crimini, la mafia, il terrorismo, e mettendo a rischio l'incolumità dei suoi rappresentanti, è legittimata a svolgere prima durante e dopo una campagna elettorale, rendendole pubbliche, inchieste "ad personam" che coinvolgono uomini politici onesti o disonesti, affaristi spregiudicati, e personaggi che hanno trasformato la politica in un mercimonio affaristico indegno, ma anche persone per bene normali che si dedicano alla politica per idealità, oltre che per gli evidenti vantaggi economici e d'immagine?
Mai prima d'ora una campagna elettorale era stata così pesantemente condizionata da presunte irregolarità, da tentativi legittimi o meno di cancellare alcune liste dalla competizione, con risultati, dopo gli accertamenti, sicuramente contraddittori, al punto da falsarne l'esito finale.
A Milano, dopo aver gridato al lupo al lupo, e, aver escluso il listino Formigoni dalla competizione elettorale, i responsabili delle verifiche hanno dovuto ammettere il proprio errore, tutto questo dopo aver screditato gli esponenti del centrodestra, che ora iniziano una campagna elettorale in salita, condizionata ed evidentemente penalizzata da strumentalizzazioni e da accuse dimostratesi ingiuste e prive di fondamento.
A Roma, riammesso il listino Polverini, si voterà senza la lista del PdL, mentre nessuno, nemmeno uno, tra i rappresentanti dello schieramento di centrosinistra, considerata l'anomalia, il difficile accertamento della verità, e l'importanza di una simile determinazione, ha considerato di spostare la data delle elezioni per svolgerla con regolarità dando l'opportunità a tutti di votare. Al riguardo va detto come, nonostante le denunce, nessuno ha deciso di controllare con la stessa meticolosità la correttezza delle altre liste, forse per evitare di prendere atto di errori e anomalie che avrebbero fatto addirittura rimandare, sine die, l'appuntamento elettorale?
Esistono veramente due pesi e due misure, o semplicemente a Roma i presentatori hanno commesso una grave negligenza? Non lo sapremo mai e il dubbio non potrà che screditare tutti gli attori di una vicenda a dir poco grottesca.
E' legittimo che si rendano di pubblico dominio vicende personali e private, trasformando la competizione elettorale in una replica, meno originale, del Grande Fratello?
Non essendo a libro paga di nessuno, non avendo rapporti né con il PdL, né con altri partiti e schieramenti, mi reputo un uomo libero e tale vorrei continuare ad essere, in un Paese civile dove non si oscurano le trasmissioni televisive in campagna elettorale, ma anzi si dia la possibilità a tutti di esprimere le proprie e legittime opinioni, e nel quale nessuno tenta di condizionare gli elettori con mezzi subdoli, che nuocciono a chi li impone e a quanti li devono subire.
Non siamo pecore, siamo persone, cittadini con pari diritti e doveri, e in campagna elettorale vorremmo discutere di politica, di proposte concrete, di idee e programmi, non di scandali, di raggiri e di tentativi maldestri, compiuti a destra e a sinistra, di condizionare chi deve esprimere col voto la propria preferenza. Diversamente, cambino le regole e l'ordinamento istituzionale e affidando pieni poteri nelle mani di un prescelto dal popolo, libero di agire, con meno condizionamenti.
Gli eccessi andrebbero evitati, ma, al contrario, nel nostro Paese, sono ampliati, con il risultato di allontanare la gente dalla politica, dalla partecipazione, e chissà magari anche dal voto.

Dario Meschi

 

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