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"Apro il giornale e leggo che..."
"Apro il giornale e leggo che…." Sono le parole di una famosa canzone degli anni Sessanta, proposta da Adriano Celentano, "il ragazzo della Via Gluk", nella quale, con preveggenza, si sosteneva che il tempo passa, ma i problemi da risolvere rimangono, e purtroppo sono sempre gli stessi. Il cantante ci ha abituato a suoi discorsi polemici, ma realistici, nei quali, criticando la politica, esprime concetti condivisibili, disprezzando una classe che ha sempre cercato di difendere e privilegiare se stessa a discapito degli amministrati, le vittime designate, ovvero i cittadini. I giornali di oggi, domenica 7 febbraio, dedicano la prima pagina all'argomento fisco, definendolo "uno scontro Pd-Berlusconi", un titolo che con altre parole è stato più volte riproposto negli ultimi mesi per evidenziare un problema reale: le tasse sono numerose e salate. Colpiscono tutti, ma in particolare i dipendenti che non possono di certo evaderle, ma anche le aziende e il popolo delle partite Iva, che stanno lottando, per non soccombere, contro la crisi economica più importante dell'ultimo secolo. Come è vero che i lavoratori dipendenti e i pensionati sono tutti onesti, anche quelli che magari arrotondano in nero, e che gli altri, indiscriminatamente, approfittino tutti della mancanza di controlli, per evadere, è altrettanto evidente che la crisi ha colpito la gran parte delle attività economiche, e sicuramente, più di altre, le categorie che non dispongono di tutele, e che rischiano di abbassare le saracinesche, chiudere i battenti delle loro attività, inventandosi qualche escamotage per sopravvivere. Tutti vorremmo non pagare tasse in misura eccessiva, e ricevere servizi adeguati alle nostre esigenze: purtroppo non è così, anche se è giusto che ognuno contribuisca secondo il proprio reddito. Gli scontri tra Bersani e Berlusconi non hanno senso, in quanto entrambi sanno perfettamente che in questo momento non esistono le condizioni per intervenire, e che è inutile promettere quanto è poi impossibile concedere. Nell'attuale situazione di crisi le persone di buon senso sanno di non poter pretendere la luna nel pozzo, e sono pronte a sacrificarsi sempre che vi siano le condizioni, rappresentate da una strategia finalizzata ad incentivare la ripresa economica garantendo una sopravvivenza dignitosa a tutti i cittadini. Un detto popolare recita: "Raglio d'asino non sale in cielo". Pertanto, le parole spese ad arte, in particolare nell'approssimarsi delle campagne elettorali, indignano chi ragiona con la propria testa e non con quella dei dirigenti del partito al quale affida la propria preferenza. Se Bersani, ai tempi del governo Prodi, unitamente a Visco e Padoa Schioppa, ha inferto un colpo ferale alle aziende intervenendo con nuove regole in materia di Iva e balzelli di ogni tipo, Berlusconi, eliminata, come aveva promesso, l'Ici sulla prima casa, si è concentrato sull'emergenza e di fatto non ha modificato la situazione. Al contrario, il ministro Tremonti, che ha svolto un ruolo importante in una battaglia difficile per mantenere sotto controllo i conti pubblici, non è stato in grado di attuare nessun "miracolo italiano", e ha tirato innanzi sfavorendo i possessori delle partita Iva, che, se a credito, non potranno più farsela restituire, applicando norme e cavilli tesi a trattenere i soldi dei contribuenti nelle casse dello Stato. Nessuno ha dimostrato di possedere la ricetta miracolosa capace di risolvere una situazione di crisi così estesa che ha attraversato i continenti coinvolgendo tutti, a destra e a manca. La situazione continua ad essere difficile, in alcuni casi drammatica, anche se qualche piccolo segnale può indurre ad un cauto ottimismo, anche se il governo Berlusconi una critica la merita lo stesso, perché non ha saputo o potuto contrastare lo strapotere delle banche, che contano più del potere esecutivo, legislativo, e della stessa Magistratura. Gli istituti di credito, consapevoli della loro forza, procedono imperterriti in speculazioni finanziarie, traendone profitti, non svolgendo il loro ruolo corretto e tradizionale, quello di 'prestare' denaro a chi intende intraprendere, consentendo alle aziende, agli artigiani, ai commercianti, ai liberi professionisti, e a chiunque intrattenga rapporti con loro, di produrre ricchezza. Improvvisamente hanno innalzato le forche caudine, e sono libere di colpire chiunque non si pieghi ai loro voleri, tesi a garantire profitti, magari applicando interessi al limite dello strozzinaggio. Il Paese ha bisogno di istituti di credito che facciano il loro mestiere, così come avveniva nei decenni precedenti, aiutando chi vuole iniziare o incentivare la propria attività, ed è portatore di esperienza, capacità, buona volontà e di progetti validi, valutando, come sempre hanno fatto, i buoni e i cattivi, ma evitando di penalizzare tutti indistintamente. Oggi gli interessi bancari, applicati in misura spesso scandalosa, annullano gli utili delle imprese, costringono a bilanci negativi e sofferenze che nuocciono a chi intraprende ma riempiono le loro casse. Le banche andrebbero penalizzate, obbligate a pagare tasse in misura ben maggiore di quanto ora stabilito, e dovrebbero essere controllate da organi di garanzia, diversi dalla Banca d'Italia, che, com'è noto, è controllata da loro stesse, giungendo al paradosso che controllato e controllore di incarnano nello stesso soggetto: una contraddizione in termini che si commenta da sola. Il governo dimostri di voler per davvero cambiare la situazione dando una lezione ai capitalisti ed agli avari con le mani sudate, descritti mirabilmente nei libri di Dichens.
Dario Meschi
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