L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 13 febbraio 2010 - Anno 10 - Nr. 7

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Quale Provincia?

Sezione#1_1Claudio Brambilla ha buttato il sasso nello stagno, e, com'era prevedibile, ha scatenato una serie di reazioni a catena. La sua potrebbe essere una semplice provocazione, un suggerimento, oppure un consiglio disinteressato, ma, indipendentemente dalle intenzioni, è un'iniziativa coraggiosa che mette in risalto un problema reale, e forse offre una nuova opportunità.
La questione è semplice: che interesse hanno Merate, Casatenovo, e gli altri comuni limitrofi a rimanere nella provincia di Lecco? Considerato il quesito, sicuramente varrebbe la pena di fermarsi a riflettere per valutarlo con attenzione, valutando se non sarebbe meglio appartenere a quella di Monza e Brianza.
Di fronte ad un simile interrogativo ognuno sarà pronto a dire la sua, e come avviene di fronte a quesiti amletici ci sarà chi preferirà, in una graduatoria del tutto teorica, essere inserito al secondo posto per importanza (quale in effetti?) nella provincia di Lecco, nonostante non sia mai corso buon sangue tra lecchesi e meratesi, e chi, al contrario, per svariate ragioni si sentirà più attratto da Monza.
Quando ho compiuto i miei studi nelle scuole superiori ho scelto l'Istituto tecnico Mosè Bianchi di Monza, e non il Parini a Lecco, senza una precisa ragione, ma semplicemente perché mio fratello Tommaso, il libraio di Via Manzoni, già frequentava quell'Istituto e quindi la scelta sembrava naturale, spontanea, anche se poco ragionata.
Ho frequentando la cittadina per cinque anni e ho avuto modo di conoscerla imparando ad apprezzarla per le sue bellezze architettoniche, per il Parco e per la conformazione tipica di una città a misura d'uomo, e ne conservo tuttora un ottimo ricordo.
Le amicizie, gli svaghi, il lavoro e gli interessi, mi hanno portato negli anni successivi a conoscere altre realtà come Lecco, Bergamo e Como, (Merate dista una ventina di chilometri da Lecco, Monza e Bergamo), ho frequentato la città di Lecco, ma lo sempre percepita come una realtà fredda, distante, altezzosa e poco accogliente.
La città manzoniana si raggiunge finalmente abbastanza in fretta, in quanto le rotatorie hanno sostituito i semafori e l'unico intoppo è rappresentato dal traffico in prossimità del nuovo ponte. Giunti a Lecco, ma la realtà monzese non è diversa, si deve affrontare il problema del parcheggio, ma facendo quattro passi, ci si ritrova con più facilità in centro rispetto a Monza.
Se Merate è ancora un paesotto senza personalità, la città di Lecco non è da meno, in quanto si sviluppa su un ampio territorio che dal lago s'inerpica sulla montagna, estendendosi ad est verso la provincia di Bergamo, composto da numerosi comuni, un tempo indipendenti tra loro ed ora riuniti, ma sempre e comunque divisi, per tradizione, cultura, mentalità e abitudini di vita.
Monza è più città, con un impianto urbano storicamente strutturato, un'eleganza ed una vivacità maggiori, ma forse è più caotica. Entrambe le realtà urbane dispongono di un ospedale all'altezza della situazione, di scuole, di uffici pubblici e privati e di negozi. Chi le frequenta si è abituato anche ai disagi ed è difficile un raffronto tra loro.
Lecco ha sempre snobbato la Brianza meratese e casatese considerandola terra di conquista, gli effetti devastanti di questa mentalità e la scellerata compiacenza delle amministrazioni del meratese sono visibili. L'invasione barbarica proveniente dal nord ha contribuito a riempire i territori del meratese di capannoni, ha trasferito problemi di traffico e d'inquinamento a sud, confidando nell'accoglienza, fin troppo generosa, dei sindaci locali che hanno consentito l'occupazione metodica di buona parte del territorio da loro amministrato.
La debolezza delle amministrazioni locali (sarebbe importante conoscere il parere dei sindaci) e il servilismo nei confronti dei lecchesi ha compiuto danni irreparabili, ai quali non si può più porre rimedio. Monza si è sviluppata attorno al suo baricentro e i comuni che la circondano hanno svolto il ruolo di cuscinetto salvaguardando la realtà meratese e casatese.
Detto questo, perché decidere di cambiare?
Una domanda che rivolgo a Brambilla, ma che in realtà dovrebbe interessare tutti gli abitanti del comprensorio meratese e casatese, che andrebbe estesa ai politici locali alle organizzazioni degli imprenditori e delle categorie per comprendere appieno se esistano motivazioni che giustifichino la scelta, magari ricorrendo ad un referendum.
Il mio è un atteggiamento di attesa, forse pilatesco, ma snaturare lo status quo potrebbe significare creare disagi alla popolazione, modificando abitudini di vita ormai consolidate, mettendole così in difficoltà.
L'argomento è interessante e merita di essere approfondito con la massima attenzione, coinvolgendo le popolazioni interessate che dovrebbero, in base alla propria esperienza, suggerire la strada migliore da intraprendere.
In queste valutazioni inciderà parecchio l'attaccamento alle tradizioni, che in genere coinvolge al punto da rendere prudenti di fronte ad ogni tipo di cambiamento, considerando che la mentalità molto diffusa in questi territori è molto tradizionalista e quindi legata al passato e alle consolidate abitudini.
Ora, non rimane che attendere il parere della politica 'illuminata', e di quanti ricoprono responsabilità a livello locale, che, spero, comprendano l'importanza, e non addirittura il dovere, di esprimere la loro opinione assumendo una posizione precisa.
Al sasso lanciato da Brambilla se ne sono aggiunti altri, ed ora non rimane che attendere…

Dario Meschi

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