Avvenimenti

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 13 febbraio 2010 - Anno 10 - Nr. 7

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La giornata del ricordo

Giovedì 10 febbraio si sono celebrati in sordina, senza manifestazioni di particolare importanza, gli eventi successi alla fine della seconda guerra mondiale, e in particolare la giornata dedicata all'esodo degli italiani di Dalmazia, Istria, Fiume e Venezia Giulia, nonchè al sacrificio delle foibe, ossia delle migliaia di vittime (circa 30.000), trucidate e gettate nelle profonde cavità del terreno per nascondere i loro corpi e la vergogna di azioni esecrabili.

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La legge n. 92 del 2004 ha incluso nel calendario un'altra ricorrenza per ricordare la tragedia delle foibe. Ogni anno sarà ricordato il martirio e la tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e dell'intera vicenda del confine orientale.
Il provvedimento legislativo è mirato a diffondere la conoscenza dei fatti presso i giovani nelle scuole di ogni ordine e grado.
La Giornata del ricordo non dovrebbe rappresentare un ricordo simbolico, una specie di risarcimento morale e civile al compiacente silenzio che su questo argomento è calato per decenni per volontà della sinistra, ma aprire una fase di revisione storica sul quel periodo, sugli eccidi e le gratuite violenze, eseguite da chi si è, sotto la bandiera rossa, reso responsabile di vendette, soprusi e veri e propri massacri.
L'onestà intellettuale di numerosi storici ha consentito e consentirà di far luce su avvenimenti misteriosi, in parte ancora da svelare, considerando le barbarie che si sono compiute da una e dall'altra parte della barricata, in una lotta fratricida che ha sparso sangue e dolore.
Questa data dovrebbe segnare il punto di partenza per una rilettura dei fatti che, dallo studio e dalle ricerche su quanto è effettivamente accaduto, valuti le origini, l'entità e le motivazioni di azioni di sterminio pianificate, affermando le responsabilità civili e morali della strage perpetrate nella frontiera orientale dai militari di Tito e dalle forze partigiane. Un approfondimento necessario, doveroso, che faccia emergere la verità sulle foibe, sulla loro localizzazione, per inquadrare i tragici avvenimenti di allora nel conteso più ampio della storia nazionale degli anni Quaranta e Cinquanta.

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Inoltre, è importante rendere di dominio pubblico gli studi effettuati dagli storici sull'argomento, diffondendoli nei canali informativi e scolastici per equità e giustizia, e perché chiunque, le giovani generazioni in particolare, possa studiare e valutare la storia, e gli eventi più drammatici, con obiettività, disponendo di tutte le informazioni necessarie.
I risultati delle ricerche e degli esiti di studiosi del calibro di Marina Cattaruzza, Raoul Pupo, Carlo Ghisalberti, Elena Aga Rossi ed Ester Capuzzo, solo per citarne alcuni tra quanti si sono distinti in pubblicazioni scientifiche e non solo memorialistiche, possano divenire documenti preziosi, trasferendoli nei libri scolastici, offrendo un'offerta informativa in grado di far riflettere e fare opinione.
Per troppi anni la congiura del silenzio e il negazionismo, strumentalizzati ad arte, hanno falsato molti avvenimenti della storia patria, contribuendo alla mitizzazione dell'operato di chi si è macchiato di atroci delitti. Anche perché emergono ancora strane pulsioni che tendono a fare di ogni erba un fascio, nascondendo la verità. Il caso più clamoroso riguarda le foibe di Joze Pirjevec, sulla cui storia non è mai stata fatta completamente chiarezza, tra tentativi di negare la realtà offrendo interpretazioni di comodo secondo convenienza. Del resto, siamo stati abituati ad una lettura degli avvenimenti tragici verificatosi durante la guerra civile, separando a priori i buoni dai cattivi, i partigiani dai fascisti, i morti trucidati da vendicare e onorare e quelli ignorati e vilipesi, anche se assassinati non per motivi ideologici o di guerra, ma per ragioni di interesse e vendette di altra natura, perché appartenenti alla parte sconfitta.
Una società moderna, libera e democratica non deve temere la verità, non può essere condizionata da miti e da pregiudizi, ma al contrario deve battersi per raccontare i fatti e le motivazioni degli avvenimenti che si sono succeduti. Scrittori appartenenti per storia e cultura alla sinistra, come Giampaolo Pansa, e al suo fianco molti altri, hanno il merito di essersi ribellati agli ordini di scuderia, dimostrando straordinaria onestà intellettuale e coraggio, compiendo un lavoro importante, che è servito e servirà a riavvicinare tutti gli italiani, in una lettura storica equilibrata di avvenimenti che hanno scritto pagine tormentate della vita di un popolo. Ben venga quindi la promozione di studi, manifestazioni e convegni che informino senza pregiudizi per formare una nuova classe sociale preparata e poco incline ad essere strumentalizzata.

Dario Meschi

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