Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 6 febbraio 2010 - Anno 10 - Nr. 6

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Il figliol prodigo

Sezione#2_1Il centrodestra ha scelto Roberto Castelli, ex Guardasigilli ed ora vice ministro alle Infrastrutture, quale candidato sindaco nelle prossime elezioni comunali di Lecco, bruciando sul filo di lana, il canoista plurimedagliato, assessore provinciale allo sport, non iscritto ad alcun partito, ma amico e sostenitore del presidente della Provincia Daniele Nava. .
Com'era già scontato, la carica più ambita è spettata ad un rappresentante della Lega Nord, che, non potendo per molteplici ragioni nuovamente candidare la dimissionaria Antonella Faggi, del resto poco rimpianta anche dai suoi colleghi di partito, ha scelto un calibro da novanta, per non rischiare brutte sorprese, e contrastare adeguatamente il concorrente più agguerrito, l'esponente dei Ds Virginio Brivio, che potrà contare sull'appoggio incondizionato di quasi tutte le forze di sinistra.
Ora bisognerà attendere l'ufficializzazione delle altre candidature, che, indipendenti o di partito, influiranno nella competizione, sottraendo voti ai due principali contendenti, sostenendo uno o l'altro di loro, o partecipando con liste autonome, per poi, al ballottaggio, schierarsi definitivamente, pretendendo in cambio la giusta mercede.
Il quadro politico si sta delineando, anche se non mancano incognite e forti aspettative sugli altri possibili candidati che contribuiranno con la loro notorietà a raccogliere consensi e voti.
La partita è aperta, anche se i pronostici sono nettamente a favore del leghista, in quanto il centrosinistra, seppur in ripresa rispetto alle passate elezioni, non sembrerebbe disporre dei numeri necessari per ribaltare un verdetto già scritto in partenza.
Anche se il risultato sembra scontato, non mancheranno incertezze ed insidie, in quanto i rapporti di forza all'interno delle due principali coalizioni, potrebbero generare, soprattutto nel centrodestra, contrasti, che, invece di tranquillizzare gli animi, potrebbero indurre al solito teatrino della politica e alla lotta all'ultimo sangue per la conquista delle poltrone che contano. Del resto gli attriti tra leghisti e berlusconiani non si sono dissolti nell'aria miracolosamente, ma al contrario, al momento di spartire le poltrone e decidere le priorità programmatiche potrebbero riemergere, così come i rapporti di forza tra le correnti del PdL potrebbero tradursi in qualcosa di peggio, facendo riemergere i dissidi non ancora sopiti.
La Giunta è caduta dopo un lavoro ai fianchi durato mesi e studiato nei particolari a tavolino, con la regia di chi ha cercato e cercherà ancora di mischiare le carte per trarne il massimo profitto: Bruno Colombo.
I rapporti di forza tra ciellini e laici, tra seguaci della Brambilla e aennini, potranno risolversi almeno momentaneamente se si definiranno le priorità da affondare in materia urbanistica e se si troverà un accordo sulla divisione degli assessorati, magari utilizzando il consueto metodo "Cancelli".
Riusciranno i nostri eroi a non ripetere gli errori del passato?
A sinistra sperano evidentemente che ancora una volta abbia la meglio il dilettantismo o il desiderio di prevalere a tutti i costi, mentre a destra alcuni personaggi noti si stanno leccando le ferite ancora aperte, poco disposti a porgere l'altra guancia.
In questa cristalleria dove un alito di vento potrebbe arrecare danni irreparabili, dovrà emergere un regista, un uomo abile e scaltro capace di mitigare ambizioni e pretese, ma soprattutto di premiare, anche con incarichi da poco, tutti i concorrenti in una gara spietata che registrerà in ogni caso vinti e vincitori.
Chi meglio del figliol prodigo, l'uomo esiliato a Roma, ed ora rientrato nella città lacustre con tutti gli onori, pronto a premiere e punire secondo meriti o presunti demeriti, i cortigiani, i falsi amici, e quanti vivono la politica come uno strumento di visibilità e di sostentamento.
Bruno Colombo sa unire, sa premiare, sa accontentare tutti, offre ad ognuno i galloni di caporale, anche se manca la truppa da governare.
Il vero vincitore delle elezioni sarà il valsassinese, a dimostrazione di come la classe dirigente di un tempo non tema confronti, e sappia districarsi meglio di chiunque altro nei labirinti di una politica sempre meno comprensibile, e soprattutto condivisibile.

Dario Meschi

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