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Il Pgt della discordia
L'amministrazione comunale di Merate, guidata dalla coalizione Pdl-Lega Nord, sta approntando il Pgt (Piano di governo del territorio), lo strumento che sostituirà il vecchio Prg (Piano regolatore generale), destinato a disegnare, individuando o negando nuove edificazioni, la Merate del futuro. Come spesso accade quando si affrontano argomenti di natura urbanistica che coinvolgono i cittadini, vuoi perché interessati nella loro qualità di proprietari di case e terreni, vuoi perchè preoccupati da nuove colate di cemento, nell'attesa di conoscere gli sviluppi e i contenuti delle nuove proposte, per poterle valutare e giudicare, ci limitiamo ad alcuni considerazioni di carattere generale. Durante la campagna elettorale amministrativa per il rinnovo del consiglio comunale, i candidati sindaco delle quattro liste in competizione, all'unisono, promettevano politiche rigorose, tese a negare, o quasi, con atteggiamenti fin troppo esagerati, ogni possibilità di ulteriore sviluppo, per paura di perdere consensi, assumendo atteggiamenti opportunistici che poi si sarebbero potuti smentire. Il bello o il brutto di questo modo d'agire deriva da una constatazione: tra i rappresentanti del popolo vi sono personaggi che, nel bene e nel male, hanno scritto la storia urbanistica della città, assumendo atteggiamenti diversi secondo i periodi storici, le circostanze, la convenienza, e l'opportunità politica. Questa la dice lunga sulla presunta verginità di chi oggi critica, dimentico del proprio passato, ora all'opposizione, veste i panni del moralizzatore, e la tunica bianca e immacolata, segno di verginità dopo essersi magari reso responsabile, con decisioni e scelte discutibili, se non scellerate, che hanno compromesso l'impianto urbano della città. Forse è inutile pensare al passato, ma la dietrologia e la storia dovrebbero, sempre e comunque, insegnare qualcosa, magari ricordando qualcuno, tra coloro che oggi criticano, prima ancora di conoscere il progetto urbanistico che sarà elaborato e le sue finalità, cercando di mettere in cattiva luce l'attuale maggioranza e il suo sindaco, il verde Andrea Robbiani. Molto si potrebbe scrivere sul Piano di Fabbricazione del 1973, che in un momento di notevole sviluppo economico e edilizio, caratterizzato da forte intraprendenza imprenditoriale, non seppe scegliere, individuando le necessarie infrastrutture, nuove strade comunali e sovra comunali, consentendo la lottizzazione, di fatto abusiva, di intere colline, e tra queste, quella di Novate, di Sartirana e di Sabbioncello, in quanto era consentito costruire anche in zona agricola, senza l'obbligo di realizzare parcheggi, verde pubblico, strade e fognature. In questo momento non serve cercare responsabili, indicando o meno i nomi e cognomi di questi politici perennemente in carriera, che, a titolo diverso, e con responsabilità più o meno gravi, hanno segnato il futuro della città, per compiacere se stessi e lo schieramento politico al quale appartenevano, magari aiutando gli amici e fedelissimi, a discapito dei presunti nemici o degli avversari politici. In tal senso si potrebbero portare esempi, che evitiamo per buon gusto ed anche perché, chi non è più giovincello, non ha certo bisogno di suggerimenti, conosce i fatti e sa giudicarli per quello che sono. Del resto, non sono importanti le persone, ma i gruppi politici di appartenenza, i veri responsabili degli eccessi. I democristiani di un tempo, quelli di sinistra di oggi, e le amministrazioni di centrosinistra, che hanno sempre governato e deciso, anche perché, solo ora a distanza di decenni, la città è governata da un'amministrazione di centrodestra, alla quale, almeno finora, non si può di certo imputare alcunché. L'argomento Pgt è all'ordine del giorno e i riflettori sono rivolti alle decisioni che saranno assunte e rese note a breve: i cittadini, com'è nel loro diritto, avanzano richieste o denunciano situazioni a loro non gradite, o esigenze che vorrebbero fossero prese in considerazione, e tutto sarà esaminato e ponderato nei prossimi mesi. Gli errori più gravi e devastanti risalgono agli anni settanta per la mancanza di uno strumento urbanistico degno di tal nome, e dopo di allora l'unico progetto veramente innovativo e degno di nota fu varato dal sindaco Gallina e dall'assessore Castelli, che ancor oggi siede in consiglio esprimendo concetti condivisibili, e difendendo le scelte del passato. A Castelli, assessore all'urbanistica in quegli anni, onere e critiche, perché ebbe il coraggio di elaborare un vero progetto urbanistico, seppur incompleto e migliorabile, macchiandosi però di alcune scelte discutibili, che hanno consentito il 'serpentone', un edificio lungo oltre 200 metri, sull'area del traliccio a nord della provinciale per Bergamo, e della Beton Villa, autorizzando inoltre l'urbanizzazione selvaggia a nord del centro storico in località Vedù. Del resto, un piano di governo del territorio, non può essere giudicato da singole scelte, ma dalla sua filosofia generale, ed è proprio per questo che, almeno nelle premesse, e da quanto si può finora conoscere, la strada intrapresa dalla giovane giunta meratese sembra essere quella giusta: fissare paletti, immaginando però uno sviluppo inevitabile, e compatibile con le problematiche già esistenti. Dall'opposizione, rappresentata dall'ex sindaco Albani, oltre alle critiche scontate e preconcette, attendiamo una sana, opportuna e doverosa autocritica.
Dario Meschi
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