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Oggetto: PDL comunicato stampa
Vedasi allegato. Cordiali saluti. Paolo F. Colombo
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Oggetto: Soldà contro la deriva dell'ospedale Pertini di Roma
Il vicepresidente dell'Italia dei Diritti: "Inaudito che manchino strumenti base come le flebo e che i parenti supportino i turni del personale carente in organico, i cittadini devono disporre di servizi adeguati"
Roma, 18 gennaio 2010 - "Per quanto concerne la Sanità, nessuna buona nuova: oggi è l'ospedale Pertini, domani può essere un'altra struttura. A parte qualche centro d'eccellenza, in termini qualitativi si registra comunque una situazione di stallo generale". Questo il duro e amaro commento del vicepresidente dell'Italia dei Diritti Roberto Soldà riguardo alla denuncia di alcuni parenti di pazienti ricoverati all'ospedale Pertini di Roma che segnalano la mancanza di strumenti essenziali quali termometri, flebo, apparecchiature indispensabili come quelle per la registrazione dei parametri vitali e tanti altri strumenti. In aggiunta a ciò, la carenza d'organico. Il personale presente si sacrifica ma è necessaria la collaborazione dei parenti per alleviare i disagi causati dall'insufficienza di infermieri e ausiliari. Prosegue l'esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: "Queste carenze strutturali sono divenute ormai croniche, è inaudito che i parenti debbano ritrovarsi ad eseguire il lavoro di coloro che sono addetti alla cura dei pazienti e alla somministrazione delle terapie e dei pasti. E' necessario che i cittadini, soprattutto nei momenti più difficili della loro vita, dispongano di servizi appropriati. E' anche un diritto degli operatori sanitari lavorare in condizioni umane fornendo loro un organico sufficiente e la strumentazione adeguata. In tal modo si eviterebbero loro turni massacranti e si assicurerebbero migliori servizi per gli utenti. Mi auguro - conclude Soldà - che vengano presto fornite risposte concrete a tale denuncia perché non è certo questa la Sanità che desiderano i cittadini".
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Oggetto: Allarme elettromagnetismo a Ostia per rimozione centraline, la Rossi indignata
La viceresponsabile per il XIII municipio di Roma dell'Italia dei Diritti: "Persiste un immotivato quanto deplorevole silenzio nonostante le promesse di ripristino"
Roma, 18 Gennaio 2010 - Da diversi mesi ormai il territorio di Ostia è privo delle centraline per la verifica strumentale dei livelli delle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne per la diffusione del segnale di telefonia mobile. I residenti, in disaccordo con i rappresentanti politici locali e per nulla convinti della buona fede dei proprietari dei ripetitori nell'autoregolamentarsi, non hanno mai cessato di manifestare la loro indignazione nei confronti del sindaco Gianni Alemanno e del presidente del XIII Municipio Giacomo Vizzani, rei di ignorare la tutela dell'integrità fisica dei loro elettori. Sensibile agli interessi della popolazione e indignata dall'andazzo della solita politica, Carmen Rossi, viceresponsabile dell'Italia dei Diritti per il XIII municipio di Roma, commenta: "Le istituzioni devono svolgere i loro doverosi controlli, restituendo il "maltolto" cioè il diritto alla salute, alla sicurezza e alla tranquillità. Il fatto che le antenne siano solo 9 non può tranquillizzare. La rimozione delle centraline rende certamente inevitabili comportamenti non ligi alle norme di legge e autorizza a pensar male, visto che nulla vieta d'immaginare che sia possibile compensare l'esiguità del numero degli impianti con una regolazione più elevata delle onde pericolose. Gli abitanti del quartiere - aggiunge l'esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - sono chiaramente scandalizzati per il mancato rispetto degli accordi presi con il primo cittadino, il quale aveva assicurato il suo personale impegno per la riattivazione degli strumenti di vigilanza. Il tempo è trascorso nell'attesa che quelle promesse si concretizzassero. A tutt'oggi - conclude la Rossi - persiste un immotivato quanto deplorevole silenzio.
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Oggetto: Ischia nel caos per abusivismo e demolizioni, il punto di Di Mauro
Il viceresponsabile per la Campania dell'Italia dei Diritti commenta il disagio della popolazione, vittima del malcostume politico
Napoli, 18 gennaio 2010 - Demolizioni, avvisi di garanzia, abusi, lentezze burocratiche: si prospetta un inverno nel caos per Ischia e a otto mesi dal primo abbattimento le ruspe torneranno per eseguire le sentenze passate in giudicato che la Procura Generale di Napoli sta tentando di far eseguire malgrado l'opposizione dei sindaci dei centri abitati isolani. La celebre località campana diventa così un emblematico esempio della doppia faccia dell'intera nazione: da una parte bellezze turistiche senza eguali, dall'altra disparità e illegalità. Quest'ultima istanza coinvolge la famiglia Impagliazzo. La vicenda è però lontana dal classico filone della speculazione edilizia. In un zona dove imprenditori del campo alberghiero e della ristorazione avviliscono il territorio con mostri di cemento, violando qualsiasi norma ambientale, la dimora seppur abusiva dei coniugi Luigi e Raffaella rappresenta maggiormente il tentativo di soddisfare il diritto alla prima casa piuttosto che uno stereotipato malcostume italiano. "Risulta davvero arduo credere che un piccolo cittadino possa essere considerato un nemico pubblico da sconfiggere con ruspe e carte bollate". Queste le parole di Angelo Di Mauro, vice responsabile per la Campania dell'Italia dei Diritti, che aggiunge: "E' giusto che lo Stato assicuri la legalità, ma in un panorama economico infestato da conflitti d'interesse e furbizia sarebbe ancora più corretto che la ottenga con responsabilità, coerenza e buon senso. Il cittadino indifeso, novello Davide, vinto dallo strapotere di una titanica burocrazia, meriterebbe assistenza ed incentivi piuttosto che cieca intransigenza", conclude l'esponente del movimento guidato da Antonello de Pierro.
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Oggetto: Truffa all'Inps di Catanzaro, la reazione della Aroi
La responsabile per la Calabria dell'Italia dei Diritti: "Truffe del genere sono all'ordine del giorno. Bene i controlli ma mai abbassare la guardia"
Catanzaro, 19 gennaio 2010 - Sono 11 le persone denunciate dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Catanzaro per truffa aggravata e falso. Gli indagati avrebbero infatti percepito indebitamente compensi per centinaia di migliaia di euro sottraendoli all'Istituto Nazionale Previdenza Sociale. "Non sempre si può fare affidamento sull'onestà dei cittadini, ecco perché l'azione delle fiamme gialle deve risultare sempre incisiva e attenta a scoraggiare un malcostume troppo spesso diffuso nel nostro Paese", dichiara la responsabile per la Calabria dell'Italia dei Diritti, Pamela Aroi. Tra gli espedienti usati per truffare il comparto pensionistico catanzarese anche l'esistenza in vita di un genitore, deceduto invece da diversi anni, che permetteva alla persona interessata di intascare da anni il vitalizio mensile, fino ad una somma di circa 135.000 euro. "La truffa all'Inps è un reato che si perpetua da sempre ed è paradossale che, mentre qualche furbetto riesce a farla franca, altri cittadini abbiano invece problemi nel ricevere una prestazione di diritto", commenta l'esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro. Il danno erariale ammonta ad una somma di denaro di circa 202.568,00 euro. "Una cifra altissima - conclude la Aroi - che pesa sulle casse dello Stato ma che si ripercuote anche sulle tasche dei cittadini, i primi a farne le spese. Per questo l'unica soluzione è mantenere costante l'opera di prevenzione e controllo da parte della guardia di finanza e punire i responsabili".
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Oggetto: Il vicesegretario per il Lazio dell'Italia dei Valori: "La tempistica del provvedimento mi appare sospetta"
Roma, 20 gennaio 2010 - "Il sindaco Alemanno ha parlato di giornata epocale, francamente mi sembra un'esagerazione definirla in questi termini, tanto più che la problematica si protrae da tempo immemorabile e la soluzione approntata dall'amministrazione comunale mi appare parziale e tardiva". Con queste parole Oscar Tortosa, vicesegretario laziale dell'Italia dei Valori, ha commentato la notizia dello sgombero del campo nomadi romano Casilino 900 iniziato ieri e che vedrà impegnati vigili urbani e volontari della Croce Rossa per i prossimi giorni. Le persone saranno trasferite in aree attrezzate di via di Salone dove sono stati allestiti 40 nuovi prefabbricati che dovranno ospitarli. " Garantire loro una sistemazione decorosa e dignitosa - ha aggiunto l'esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro - è senz'ombra di dubbio un fatto positivo, ma mi insospettisce la tempistica del provvedimento, a ridosso delle prossime tornate elettorali regionali. Esprimo poi la mia preoccupazione per le famiglie, sperando che si evitino smembramenti e 'diaspore' forzate che potrebbero arrecare danno soprattutto ai bambini inseriti in percorsi scolastici e che non trarrebbero certo giovamento dall'esser catapultati a chilometri e chilometri di distanza".
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Oggetto: Ferri chirurgici sterilizzati con gas tossici, lo sgomento della Del Fallo
La viceresponsabile abruzzese dell'Italia dei Diritti: "La Biotest ha agito in modo vergognoso mettendo a repentaglio la salute dei pazienti"
Pescara, 20 gennaio 2010 - "Con rammarico ancora una volta l'Abruzzo torna alla ribalta delle cronache nazionali per l'ennesimo scandalo finanziario nel settore sanitario. Tuttavia questa volta le ripercussioni sono ancora più gravi, poiché gli strascichi non sono più confinati in ambito territoriale, ma a livello nazionale. L'illecito commesso da Biotest è senza precedenti, e avrà un impatto fortissimo sull'intera popolazione, visto che ci vorrà del tempo per rintracciare i ferri chirurgici in questione utilizzati nelle strutture ospedaliere. Continuiamo a pagare l'inefficienza e la negligenza di tutti coloro che si occupano del settore sanitario nazionale". Con queste dichiarazioni Barbara Del Fallo, viceresponsabile per l'Abruzzo dell'Italia dei Diritti, saluta l'arresto da parte dei Nas di tredici fra amministratori, tecnici e dirigenti della società Biotest, accusati di aver sterilizzato con gas tossici ferri chirurgici, alimenti vegetali e stuzzicadenti. Il 99% delle attività illegali perpetrate da Biotest avveniva nello stabilimento abruzzese di Popoli.
Turbato dalla notizia, il viceresponsabile alla Sanità dell'Italia dei Diritti, Luigino Smiroldo, aggiunge: "La truffa mi lascia amareggiato, ma non sorpreso. Un plauso alle forze dell'ordine per la delicata indagine svolta. Ora auspico che le filiali Biotest vengano chiuse definitivamente, dopo un reato così grave, studiato e voluto, non esiste altra possibilità".
"È una parabola senza fine - riprende Barbara Del Fallo - perché lo scandalo finanziario e sanitario abruzzese avvenuto con la caduta del governatore Del Turco continua ad avere una risonanza ancora molto forte. Noi, come movimento che si occupa della tutela dei diritti di tutti i cittadini, abbiamo il dovere di alzare i toni contro la compenetrazione dei poteri politici ed economici nei servizi essenziali messi a disposizione del cittadino. La cittadinanza - conclude l'esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - è destinata a subire gli effetti indegni prodotti da questa cupola finanziaria".
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Oggetto: Cartelli bilingui in Friuli, Smiroldo approva
Il responsabile regionale dell'Italia dei Diritti: "È arrivato il momento di costruire una vera e propria sinergia di intenti con il governo sloveno"
Trieste, 20 gennaio 2010 - "Purtroppo negli ultimi cinquant'anni si è venuto a creare una sorta di muro ideologico fra italiani e sloveni, ed è giunto il momento di abbatterlo. Approvo completamente la richiesta fatta pervenire dal presidente della Slovenia, Danilo Turk, e dal Comitato paritetico istituzionale per i problemi della minoranza slovena. Se l'estensione del bilinguismo ai gestori dei pubblici servizi può aiutare a migliorare il rapporto con gli sloveni presenti sul nostro territorio, allora ben venga". Queste le parole con cui Luigino Smiroldo, responsabile per il Friuli Venezia-Giulia dell'Italia dei Diritti, commenta l'ipotesi di ampliare l'applicazione dell'articolo 10 della legge 38 per la tutela della minoranza slovena, attraverso l'installazione di cartelli bilingui nei circuiti regionali di Poste Italiane, Anas, Ferrovie dello Stato, ed altre società pubbliche .
"La Regione dovrebbe favorire e sostenere ogni politica volta a incentivare l'integrazione fra popoli - sostiene l'esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - ciò che chiedo alla Slovenia è che siano preservati e tutelati anche i diritti dei nostri connazionali al di là del confine".
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Oggetto: Traffico illecito di rifiuti a Cagliari, lo sdegno di Carta
Il viceresponsabile sardo dell'Italia dei Diritti: "Provo disgusto e auspico che chi si è macchiato di questo scempio vengano puniti severamente" Cagliari, 20 gennaio 2010 - "Stento a trovare parole che rendano esattamente l'idea di ciò che provo a sentire queste notizie. Ormai pare non ci sia più limite alle bassezze di cui l'uomo è capace, soprattutto in tema di etica, uno di quei valori che dovrebbero distinguerlo dalle bestie". Questa la reazione sdegnata di Franco Carta, viceresponabile per la Sardegna dell'Italia dei Diritti, in relazione allo sversamento illegale di rifiuti nocivi prodotti dall'impianto industriale della Portovesme srl. Arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, solfati, fluoruri, miscelati con terre di cava e inerti da demolizione e riutilizzati per la costruzione di sottofondi stradali nei cantieri della Asl 8 di Cagliari. "Bisognerebbe spulciare a fondo tutti i dati - ha continuato l'esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro - sperare che le indagini vengano fatte il più approfonditamente possibile e quindi agire in modo esemplare nei confronti di questi individui. Violare la natura alterandone gli equilibri instaurati nei secoli e mettere a repentaglio salute e in taluni casi anche vita stessa degli esseri che la abitano è uno dei crimini peggiori di cui una persona si possa macchiare ed è proprio per tale motivo che mi auguro, nel caso venissero riscontrate responsabilità, che le pene siano dure. La presenza di un ospedale fra le ipotetiche parti lese, ossia di un luogo di ricovero per persone già di per sè debilitate e vulnerabili ad eventuali contatti con sostanze tossiche, è un'aggravante da tenere in massima considerazione".
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