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Una partita ancora da giocare
Mentre si avvicina la scadenza elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Lecco, aumenta l'attesa, e cominciano a circolare le prime indiscrezioni sui possibili candidati sindaco. Il centrosinistra, anticipando le altre formazioni, ha deciso, conquistando la prima pagina dei giornali, di candidare Virginio Brivio, ex presidente della Provincia, l'uomo più idoneo a contrastare gli avversari, e tra questi il rappresentante, ancora ignoto, del centrodestra: l'ex presidente è stato considerato dai suoi il 'migliore', sia per i risultati conseguiti alla guida della Provincia, sia per quelli elettorali più recenti ottenuti nelle provinciali. Il metodo utilizzato dai due principali schieramenti nell'individuazione del loro rappresentante è sostanzialmente diverso: i democratici hanno optato per le elezioni primarie, scegliendo a grande maggioranza e senza particolari problematiche, Virginio Brivio, personaggio noto, già apprezzato durante il precedente mandato in Provincia, stimato da molti, avversari compresi, mentre il centrodestra è ancora lontano dalla soluzione definitiva. I partiti minori del centrosinistra decideranno il da farsi, ma si presuppone il loro appoggio compatto all'uomo che già li ha degnamente rappresentati in passato. Altre candidature si paleseranno con liste civiche o di partito, per conquistare un piccolo posto al sole, e magari svolgere un ruolo decisivo, e redditizio, in termini di potere, in caso di ballottaggio. Tra le possibili formazioni, una sola certezza: 'Forza Civica' che si è proposta in città con un enorme cartellone pubblicitario che riporta i colori della squadra di calcio e di altri sodalizi lecchesi, con la scritta "I partiti litigano e devastano la città Forza Civica vuole ricostruirla con te", avente come referenti Pino Pogliani, candidato sindaco, e Luca Cesana, la voce critica della politica lecchese. . I cittadini interpellati, circa 600, appartenenti alle diverse fasce sociali, hanno manifestato gradimento e fiducia nei confronti di Brivio con oltre il 50 per cento delle preferenze, mentre gli esperti lo ritengono il candidato con maggiori possibilità di vittoria, certamente non al primo turno, ma, se non sarà proposta una valida alternativa dal centrodestra, magari al ballottaggio. Anche il Pd sale nelle preferenze popolari recuperando posizioni, e passando dal 26 delle europee all'attuale 32 per cento, il dato più alto degli ultimi anni, superiore anche al risultato delle provinciali. Evidentemente le previsioni, se confermate, potrebbero scombussolare i piani e le attese del centrodestra, soprattutto se non dimostrerà capacità di sintesi e coesione, evitando la presenza di liste di disturbo. Tra i dimissionari, si respira aria di fronda: numerosi continuano ad essere i candidati papabili, o presunti tali, che nutrono ambizioni, destinate però a rimanere in larga parte insoddisfatte, e sono ancora forti le contrapposizioni tra la Lega Nord e il PdL. Le lotte intestine all'interno del partito azzurro sono molteplici, così come le problematiche ancora da risolvere, dando luogo ad attriti, scontri, e calcoli utilitaristici. La partita, che sembrava già decisa in partenza, si è riaperta, e potrebbe anche riservare sorprese. Tutto dipenderà da chi guiderà la maggioranza uscente, e dall'equilibrio che scaturirà all'interno di un gruppo poco omogeneo, che in passato ha commesso errori, facendo prevalere individualismi, causando scontri, dimissioni, ed altro ancora. Le notizie che trapelano dal fronte dei presunti vincitori riferiscono di una Faggi definitivamente fuori gioco, per scelte di partito, e perché non esistono i presupposti per compattare attorno a lei un'alleanza, soprattutto dopo la difficoltà dimostrata di individuare un denominatore comune con le forze che la sostenevano, facendo emergere, al contrario, in alcune circostanze, il peggio della politica. La Lega dopo aver proposto Giulio De Capitani, ora sembrerebbe voler spendere un calibro da novanta, come il vice ministro alle Infrastrutture, già ministro della Giustizia, Roberto Castelli (affiancato magari come vice da Michela Brambilla): un candidato eccellente che potrebbe rappresentare la vera differenza. Se la candidatura sfumerà potrebbe proporsi Antonio Rossi, atleta e campione, membro della Giunta del Coni ed assessore allo Sport al fianco di Daniele Nava, Giuseppe Ciresa, panettiere molto conosciuto in città, presidente della Confcommercio, già assessore al Commercio quand'era sindaco Bodega, e a seguire altri noti personaggi, come Antonio Chirico, commercialista, assessore con la Faggi e con Bodega, vicino a CL e a Formigoni. Chiunque prevarrà dovrà comunque fare i conti con Brivio, che ottenuto l'imprimatur, si batterà allo stremo, pronto, anche in questa circostanza, a vendere cara la pelle. Purtroppo, l'attenzione, almeno finora, si concentra più sui nomi che non sui programmi. Un fatto grave, se si considera lo stato di crisi permanente che attanaglia la città e l'intera provincia, che attendono risposte. La speranza è che, chiunque vinca, aleggi uno spirito nuovo, fresco e stuzzicante, magari imitando i cugini comaschi, anch'essi in difficoltà, ma più preparati ad affrontare le emergenze, avendo alle spalle politiche economiche più diversificate, mirate, ed attente. Ormai, non resta che attendere, e i votanti dovrebbero concentrarsi sulla qualità delle proposte e non solo sulla popolarità e la simpatia dei candidati.
Dario Meschi
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