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Una crisi profonda
Non si è ancora spenta l'eco delle polemiche conseguite alle dichiarazioni di Andrea Vitali in merito al primato conteso tra le province di Lecco e Como, e alle politiche economiche che hanno segnato il futuro dei rispettivi territori e delle bellezze naturali, più meno valorizzate e rispettate, di un lago martoriato, in alcune parti, dalle ferite imposte da scelte irresponsabili. La contesa ha coinvolto la gente, i politici, gli imprenditori e chiunque in qualche modo si sente partecipe, nel bene e nel male, di una gestione del territorio e dell'economia che mostra, ora, i segni di decisioni nefaste, poco lungimiranti per il futuro di queste realtà territoriali ed economiche. Ed è impossibile affrontare la questione senza considerare gli effetti devastanti della crisi economica, che sta mettendo la provincia di Lecco, più di quella di Como, e di altre realtà del nord d'Italia, in ginocchio, com'è dimostrato dai dati economici, dall'entità del ricorso alla cassa integrazione, e dalle opinioni degli addetti ai lavori, delle associazioni di categoria, imprenditoriali, artigianali, commerciali e professionali. Lecco, la 'città del ferro', e numerosi comuni del suo hinterland, stanno vivendo una situazione difficile, in alcuni casi drammatica, e dovranno affrontare un futuro pieno d'insidie e di nuove povertà. Certo, la situazione è grave, e nessuno avrebbe immaginato quanto è successo, qui, altrove, e nel mondo, la fragilità di colossi economici, come gli Usa, la politica finanziaria 'ballerina', le scelte sbagliate, le politiche egoistiche dell'Occidente, che, volendo invadere l'Oriente, ha ottenuto l'effetto contrario. Ed ora deve difendersi dai nuovi guru dell'economia, ossia dalla Cina, dall'India, e da numerosi altri Paesi emergenti, dove entusiasmo, dinamismo e volontà, desiderio di rivincita e riscatto, spirito di sacrificio e lavoro senza sosta hanno dato il via ad un processo rivoluzionario e destabilizzante, così com'era accaduto nell'Italia povera del dopoguerra. Lo stravolgimento economico ha aperto nuovi scenari, mettendo in crisi uno status quo che sembrava inattaccabile. Gli equilibri si sono rovesciati ed è iniziato un periodo di profonda trasformazione che ha sconvolto quelle che erano considerate regole ferree e posizioni di privilegio, dimostrando la fragilità dell'intero sistema occidentale. Parecchie aziende del lecchese sono allo stremo, poche non sono ricorse alla cassa integrazione o hanno commesse sufficienti per riprendere l'attività a ritmi quasi normali. Alcune ipotizzano la chiusura, altre, numerose, sono costrette ad affrontare il futuro con enormi difficoltà, anche per le politiche intraprese dagli istituiti di credito, poco disposti a collaborare, e, proprio per questo, corresponsabili di un processo che rischia di mettere in crisi un 'sistema virtuoso', che aveva sempre garantito benessere e ricchezza, compromettendo così l'economia dell'intero territorio, e quello di tutto il Paese. Molte attività industriali e artigianali hanno fatto ricorso alla cassa integrazione ed ora all'approssimarsi della scadenza di tale beneficio, si interrogano su come affrontare il futuro, incapaci di risposte risolutive. A questo punto gli imprenditori, dopo aver sostenuto con risorse proprie le loro aziende, impossibilitati a sostenere da soli gli impegni, cominciano ad intravedere il buio: i prestiti relativi ad investimenti, a mutui, a leasing, e ad altre forme di finanziamento vanno restituiti, mentre l'impossibilità di produrre ha bloccato le entrate. Numerose famiglie, non disponendo di altre risorse, non sanno come fare, nonostante abbiano cercato ogni tipo di soluzione, ed ora vivono lo spauracchio di un futuro incerto, se non addirittura drammatico. In questo quadro poco rassicurante cosa accadrà alla scadenza della tutela offerta dalla cassa integrazione, quando i lavoratori rimarranno senza salario e le famiglie, prive di risparmi, si troveranno in una situazione di assoluta indigenza? Cosa potrà fare il governo, alle prese con emergenze continue, per aiutare l'impresa, e i lavoratori? Nessuno azzarda soluzioni miracolose, e l'impressione è che si viva alla giornata nell'attesa di tempi migliori, anche se qualche rassicurazione potrebbe giungere dall'esecutivo, che, per fare fronte alle necessità, dovrà introdurre nuovi provvedimenti di garanzia, non potendo di certo, entro poco tempo, diminuire la tassazione, seppur volendo affrontare una riforma globale da varare nel prossimo futuro compatibilmente con l'andamento della ripresa economica. La lettura dei dati economici, come il seppur contenuto miglioramento del Pil, la lenta ripresa dei consumi, la corsa all'acquisto nel periodo dei saldi non deve trarre in inganno, rappresenta un segnale incoraggiante ma ancora insufficiente, dimostrando l'attenzione che un pubblico, sempre più vasto e maturo, pone nel momento in acquistare merci o beni di prima necessità. Ormai ogni acquisto è valutato con attenzione, e le famiglie, per far quadrare i conti, sono costrette a continue rinunce, che incidono negativamente in tutti i settori merceologici impedendo la ripresa dei consumi. L'impressione è che il cane si morda la coda, senza ottenere il risultato desiderato. La città di Lecco, e parte dei comuni limitrofi e della provincia hanno puntato sull'industria trascurando l'attività turistica, e la valorizzazione delle bellezze naturali, e addirittura ben poco è stato fatto per valorizzare i luoghi manzoniani e i borghi caratteristici, a dimostrazione di una mentalità gretta, egoistica, e poco lungimirante. Forse è tardi per piangere sul latte versato, ma gli errori compiuti servano almeno da monito per chi governa o si appresterà a farlo in futuro.
Dario Meschi
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