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Il bilancio delle coscienze
E’ fine anno, quindi tempo di bilanci, e di speranze per un futuro migliore. Le parole, di circostanza, in questa occasione si sprecano, ma, se sincere, schiette, e veritiere, dovrebbero essere lette, approfondite e meditate, per giungere ad un bilancio, non di tipo economico o ragionieristico, ma di vita: una riflessione su quanto sta accadendo, sulla metamorfosi che attraversa la società moderna, sulla necessità di risvegliare le coscienze, e soprattutto di fermarsi almeno per un momento a riflettere, magari con un esame sulla vita che conduciamo, e sui comportamenti che abbiamo adottato.
Dedico ai lettori nostri due editoriali, che descrivono il mio attuale stato d’animo e il desiderio di un forte cambiamento
Auguri
Il Natale di quest’anno sarà ricordato come uno dei peggiori degli ultimi decenni. Infatti, il desiderio di pace, di amore, di carità, di fratellanza e di rispetto verso il nostro prossimo dovranno fare i conti con ben altri sentimenti. L’incertezza e la preoccupazione per un momento economico terribile, la mancanza di denaro, la precarietà del posto di lavoro, e il timore per un futuro pieno di insidie, non consentiranno di essere sereni, e di vivere il piacere delle festività rilassati e gioiosi con la famiglia e gli amici, contribuendo, anche in funzione delle pessime previsioni per l’anno nuovo, a convivere forzatamente con uno stato d’animo negativo, caratterizzato da incertezza e preoccupazione. La situazione è grave, ed è difficile negarlo, anche se ognuno in cuor suo, si sente disposto a darsi da fare pur di trovare una soluzione, ma la buona volontà dei singoli contrasta con la decadenza di un sistema che ha dimostrato tutti i suoi limiti. Il mito del terzo millennio è crollato ancor prima di raggiungere il suo primo decennio. Gli Stati nazionali e in particolare le potenze mondiali hanno evidenziato un’inattesa fragilità, tale da inquietare tutte le persone dotate di buon senso. La finanza che conta, le banche, i grandi gruppi industriali, i leader politici alla guida delle super potenze, di fronte alle prime difficoltà del mercato, hanno dimostrato una debolezza impensata, e l’incapacità di disporre di strumenti idonei per frenare una situazione così allarmante. I templi, un tempo venerati, della Finanza, le Borse mondiali e i governi nazionali cercano soluzioni, mentre gli scandali si ripetono all’infinito facendo emergere nefandezze di ogni tipo, e forse, nonostante la gravità della situazione, non si è ancora toccato il fondo. Le misure introdotte dai governi e dalle banche centrali non sembrano aver ancor raggiunto lo scopo prefissato. La stabilizzazione del momento finanziario e di quello economico è ancora lontana, forse irraggiungibile, e per ora non si intravedono spiragli favorevoli. Mentre si discute di salvare le grandi aziende e i colossi dell’automobile, si trascurano le necessità delle imprese medie e piccole che sono in balia delle decisioni degli istituti di credito, che, invece di garantire liquidità e sostegno a quanti hanno sempre ben operato, invece di ridurre i tassi li stanno al contrario aumentando portandoli a valori tra il 10 e il 14%, al limite della soglia d’usura. In controtendenza la Fed, la Federal reserve bank, li ha quasi azzerati per invogliare gli investimenti e diminuire il costo delle rate dei mutui e dei prestiti. Nel nostro Paese il presidente Berlusconi, seppur dimostrando impegno e buona volontà, invita a consumare di più per sostenere la produttività delle fabbriche e far girare la moneta, ma la gente è spaventata, teme il futuro, e dubita delle ricette miracolose prospettate dal governo e dagli esperti che hanno sbagliato ogni previsione. Le banche detengono, nonostante gli errori commessi e le lotte fratricide compiute per il mantenimento del potere, un potere immenso, ed oggi, molto più di prima, potrebbero, riducendo gli affidamenti, o eliminandoli del tutto, far fallire una quantità enorme di imprese sane, che hanno affrontato piani di sviluppo e di investimento concordandoli anzitempo con gli stessi istituti di credito di fiducia, che ora vorrebbero disattenderli. Il governo in questo momento non può sbagliare le sue valutazioni, ed anzi dovrebbe imporre alle banche delle regole precise e trasparenti, che garantiscano la sopravvivenza delle aziende, grazie a finanziamenti adeguati e all’applicazione di tassi di interesse ridotti. La società fondata sul consumo, sulla spettacolarizzazione, sulle trasmissioni televisive devianti e poco educative, dove conta l’immagine, l’apparire, e non l’essere, ha svuotato le teste, imponendo metodi e modi di vita discutibili, che non contribuiscono di certo alla formazione culturale e morale delle nuove generazioni. Sotto l’albero non vorremmo trovare regali, ma buoni propositi e sentimenti sinceri, conferme e speranze per un futuro migliore, forse meno spumeggiante e ricco rispetto al passato, ma pregno di valori, di unità d’intenti, e soprattutto di politici onesti, che non si facciano trovare con le mani nel sacco. Auguri
Sotto l'albero
Che cosa vorremmo trovare sotto l’albero di Natale? Numerosi pacchi dono colorati e addobbati con nastri multicolori, in ossequio all’orgia consumistica che si sta consumando anche quest’anno, o al contrario un unico regalo, semplice, poco costoso, e magari utile? Un libro, un fiore, un abito, o semplicemente un sogno di un mondo migliore? Ad una domanda retorica consegue generalmente una risposta ovvia e scontata. Chiunque sia dotato di buon senso, rifuggirebbe volentieri dalla vana corsa verso l’effimero e il superfluo, anche se rinunciare ad abitudini divenute quasi un obbligo sociale ed uno status, è difficile per tutti: siamo pedine del mercato e delle sue leggi. Se non consumiamo rischiamo di fermare il motore dell’economia, e dovremmo sentirci colpevoli, rischiando di essere addirittura additati tra i responsabili della difficile congiuntura economica. Se, invece, partecipiamo alla “grande abbuffata” perdiamo la bussola e l’orientamento, rincorrendo, in una corsa infinita e senza fine, beni superflui che passano rapidamente di moda, e quindi vanno prontamente sostituiti, dando il via ad un moto perpetuo, un movimento perverso che arricchisce le industrie, i potentati e le multinazionali, ma svuota i portafogli, e soprattutto le teste. La società moderna, con i suoi pregi e difetti, i vizi e le virtù, si fonda su un dio pagano, il denaro: ha perso la fede, il senso della morale, la carica ideale, l’umanità, e vive inseguendo il successo e l’opulenza, relegando sempre più in un cantuccio i valori ereditati dai padri e dagli antenati. Uomini e donne che, vivendo spesso di stenti e sacrifici, sapevano apprezzare anche le piccole cose, e soprattutto disponevano di beni preziosi che non si possono comprare, frutto della buona volontà, del sacrificio, del lavoro, del risparmio, ma anche della fede, dei sentimenti, del senso della famiglia, della comunità e dell’appartenenza ad un unico popolo, non solo di poeti, santi e navigatori, ma di persone oneste e timorate di Dio. Le nuove generazioni non posseggono una memoria storica, spesso, stentano a comprendere le regole della vita e i fondamentali valori che consentono di convivere pacificamente e nel rispetto reciproco. Li considerano un retaggio di altri tempi, i rimpianti di vecchi ormai inutili, che, persa la linfa vitale e la voglia di trasgredire, correre o volare, pretendono di poter insegnare qualcosa, magari dopo aver speso invano la loro esistenza nell’impegno professionale, lavorativo e sociale, o nella mitezza di una vita più tranquilla, meditativa e serena. I giovani si sentono forti, trasgressivi, pieni di vita e di opportunità, ma in realtà sono deboli e fragili, non sanno apprezzare il bene prezioso della vita, che consumano e bruciano troppo velocemente, dando per scontato quello che scontato non è, spesso intraprendendo il cammino malvagio verso la degradazione, il vizio e la noia. Le responsabilità di una situazione difficile e di disagio sociale pesano sulle spalle dei genitori, che, spesso per troppo amore, o per riscattare una vita di stenti, hanno concesso e concedono troppo, incapaci di trasmettere, a loro volta, gli insegnamenti e gli esempi ricevuti in gioventù. Il ’68, e gli anni a seguire, hanno segnato una svolta importante: il passaggio rivoluzionario da un mondo semplice fondato sulla famiglia e sul senso del dovere, unito da un filo invisibile di condivisione, di rispetto, di timore istituzionale, di discrezione e pudore, ma di forte senso dello Stato, ad una società più libera, opulenta e consumistica, eccessivamente libertaria e tollerante, che non ha saputo imporsi delle regole; ha favorito il malcostume, la volgarità e la sopraffazione, non attuando politiche in grado di garantire l’ordine e la stabilità, garantendo dignità sociale a tutti i cittadini, nel rispetto delle regole e delle diverse sensibilità. Tutto ciò si è compiuto grazie all’incapacità dei governi nazionali, che non hanno compreso appieno la forza e la violenza del nuovo mondo che avanzava con una velocità imprevedibile, diverso e teso a sovvertire abitudini di vita, valori e principi che duravano da secoli, garantendo una stabilità sociale che sembrava inamovibile. Il tempo per rimediare non manca, ma il risveglio delle coscienze dovrebbe coinvolgere un numero sempre maggiore di persone, tra queste evidentemente quanti ricoprono responsabilità istituzionali e di governo, per dare origine ad un impianto civile, nuovo, equo, costruttivo e valido, fondato sulla libertà e sul progresso, ma anche e soprattutto sul rispetto reciproco, su regole ferree, secondo le quali chi sbaglia deve pagare duramente, e chi non osserva la legge deve scontare pene dure e certe. La politica diventi illuminata magari dimostrando, da ora, di saper legiferare nuove regole, anche elettorali, in grado di garantire il rispetto della volontà democratica e non la sopravvivenza di privilegi e diritti di casta. Buon Natale a tutti, di cuore.
Alla fine della lettura, ricordo le date in cui sono stati pubblicati questi editoriali: “Sotto l’albero” il 24 dicembre 2007 “Auguri” il 21 dicembre 2008 Li ho voluti riproporre entrambi per la loro immutata attualità, e forse perché non avevo altro da aggiungere. Auguri a tutti!!!
Dario Meschi
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