Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 7 novembre 2009 - Anno 9 - Nr. 42

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L'anno della verità?

Sezione#2_1I dati che giungono dalle associazioni degli industriali, relativi gli ordinativi ricevuti dalle aziende operanti in provincia di Lecco, preoccupano, e parecchio. Infatti, dopo un settembre in controtendenza rispetto all’anno precedente, (+15%), nel mese di ottobre, le commesse sono scese di qualche punto percentuale, attestandosi ad un +12%, dimostrando che la crisi è sottocontrollo, ma ancora lontana dall’essere superata.
I dati, se raffrontati a quelli registrati prima della crisi dello scorso anno, sono impietosi, mediamente al di sotto del 15-25% ed oltre secondo le diverse attività.
Questo trend altalenante non induce di certo all’ottimismo, soprattutto di fronte alla necessità di ricorrere alla cassa integrazione, un ammortizzatore sociale che tra pochi mesi potrebbe cessare, con il risultato di veder aumentare in modo esponenziale il numero dei disoccupati: persone senza stipendio, incapaci di mantenere la famiglia e di affrontare il futuro.
Più disoccupazione significa minori consumi, quindi meno produzione, recessione, o, nella migliore delle ipotesi, stagnazione.
Quali le prospettive? I pessimisti dipingono scenari tragici, soprattutto se non saranno confermati gli incentivi sulla rottamazione, e se non saranno concessi sostegni adeguati, di cui tutti parlano senza risultati soddisfacenti, alle imprese, soprattutto le medio piccole, che sono state abbandonate prive di sostegno e di adeguati finanziamenti. Nel tentativo di aiutare gli imprenditori potrebbero essere introdotte misure di salvaguardia, tra queste la possibilità di rimborsare alle banche solo gli interessi sui mutui, posticipando di un anno la restituzione del capitale, e rimandando il pagamento delle ricevute bancarie di parecchi mesi.
Gli ottimisti, credono invece nella ripresa, sia per l’apertura dei cantieri delle grandi opere, quindi con la ripresa dell’edilizia e dell’indotto, sia per il miglioramento generale del mercato e della domanda: fattori importanti, che creerebbero nuovi posti di lavoro, in un’evoluzione virtuosa in grado di coinvolgere positivamente numerose attività economiche.
I consumi, del resto, seppur in modesta percentuale, hanno ripreso a crescere, a dimostrazione che il peggio dovrebbe essere ormai alle spalle.
Ma, indipendentemente dalle opinioni di ciascuno, restano i fatti, le iniziative del governo, che mirano a contrastare l’emergenza sociale, e la buona volontà degli italiani. Un popolo, il nostro, di risparmiatori, che dovrebbe, nell’interesse comune, far circolare la moneta, dando vita ad un processo virtuoso che, coinvolgendo tutti, dovrebbe portare a risultati più che soddisfacenti.
Come sostenuto dal governatore della Banca d’Italia, Draghi, non si potrà tornare alle condizioni antecedenti la crisi, qualcosa cambierà, comportando sacrifici e rinunce, che comporteranno inevitabilmente l’eliminazione degli sprechi, attuando politiche impostate al massimo rigore, combattendo l’evasione fiscale, il lavoro nero, e fenomeni come il clientelismo, e l‘assistenzialismo immotivato e controproducente.
La battaglia si preannuncia difficile, anche se è forte la voglia di riscatto degli italiani, e sarà fondamentale combatterla con il contributo di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, per approvare leggi necessarie, seppur contrastate, come l’allungamento del periodo necessario per giungere al pensionamento, introducendo tagli al fine di contenere la spesa pubblica, e cancellando la vergogna di una gestione sanitaria vergognosa, soprattutto in alcune regioni del Sud.
L’attuale situazione induce alla riflessione sulle scelte del passato, partendo da lontano, dalla caduta del muro di Berlino in poi, fino all’apertura ai paesi e ai mercati dell’Est europeo, ed asiatico.
Molti imprenditori credevano di aumentare le loro ricchezze invadendo i mercati dei paesi poveri e in via di sviluppo, non valutando il rischio che potesse accadere l’esatto contrario, come del resto in parte si è già verificato.
Gli asiatici, gli indiani, i cinesi ed altri popoli desiderosi di migliorare e progredire, hanno invaso l’Occidente, e, grazie ai bassi costi della mano d’opera e delle materie prime, sono riusciti a mettere in crisi i colossi occidentali, le multinazionali, e perfino gli americani, considerati da sempre i “padroni” del mondo.
Gli occidentali, miopi ed egoisti, e le multinazionali in cerca di profitti sempre maggiori, hanno perso il senso della realtà, abbandonando le politiche fondate sulla solidità e sulla concretezza, per puntare sulla finanza “ballerina”, sulla speculazione, e sui facili guadagni. L’era rivoluzionaria della comunicazione e il “fenomeno” internet hanno fatto la loro parte, velocizzando i processi, aumentando la facilità degli scambi commerciali e della commercializzazione, sovvertendo in pochi anni un modo di operare e di procedere che sembrava solido e inattaccabile.
Il risultato è ora evidente, a dimostrazione delle fragilità di un sistema che ha corso all’impazzata, drogando grandi e piccini, e allontanandoli dal buon senso, dalla prudenza, e dalla realtà.
Per uscire per davvero dalla situazione d’incertezza bisognerà rimboccarsi le maniche, lavorare a testa bassa, ritrovare i valori di un tempo, come la famiglia, la tradizione, la solidarietà, e l’appartenenza ad uno Stato di cui tutti siamo parte, affrontando sacrifici, e accontentandoci, se necessario, di rendite modeste.
La strada è in salita, ma non mancano le buone prospettive per un popolo abituato a soffrire, che ha superato, sempre e comunque, ogni avversità, dimostrando una tenacia e una voglia di fare che non tutti posseggono in altre parti del mondo.

Dario Meschi

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