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La mancanza di parcheggi
I viaggiatori hanno aspettato per decenni l’esecuzione del raddoppio della linea ferroviaria che collega Milano a Lecco, ed ora, dopo una lunga attesa, scoprono che molte delle opere realizzate non funzionano a dovere ed altre addirittura inquietano per i disagi che provocano. I pendolari, i lavoratori, gli studenti, e gli utenti del servizio pubblico sono indignati, perchè stanchi dei disservizi che devono quotidianamente subire per poter raggiungere i luoghi di lavoro o le destinazioni prescelte, o quando rientrano nei paese d’origine dopo una lunga giornata di lavoro o di studio. I treni, che al tempo del Duce “spaccavano” il minuto, ora cumulano ritardi sempre più consistenti. Alcune stazioni sono dimenticate, altre inagibili, i tempi di percorrenza sono più lunghi rispetto al passato, e i disservizi di varia natura comportano disagi, malumori, e proteste, e poter gridare allo scandalo o alzare la voce rappresenta una magra consolazione per chi viaggia, e una pessima figura per chi governa. Le opere pubbliche sono generalmente realizzate con tempi d’esecuzione lunghissimi, e pertanto, nel loro iter, coinvolgono diversi governi e amministrazioni locali di entrambi gli schieramenti, facendo aumentare il discredito nei confronti della politica in genere e della maggioranza dei suoi rappresentanti. Le lamentele sono all’ordine del giorno, le sale d’aspetto sono spoglie e spesso prive di sedie, lo stato di abbandono che regna sovrano nelle stazioni comporta vandalismi e danneggiamenti, insomma la situazione è in genere inaccettabile e dovrebbe indurre i responsabili ad intervenire per preservare il patrimonio pubblico e rendere efficiente il servizio reso agli utenti. Inoltre, che dire della mancanza di infrastrutture e in particolare dei parcheggi? L’esempio di carenza progettuale è offerto dalla stazione di Cernusco-Merate, che è stata oggetto di lavori di ristrutturazione con formazione di nuovi parcheggi. Chi ha progettato le opere non ha considerato il numero dei pendolari che, regolarmente, ogni mattina si recano alla stazione, in gran parte utilizzando un’auto privata, vuoi per comodità, vuoi per la mancanza di mezzi pubblici. Molti si arrangiano diversamente, utilizzando biciclette e motorini, o facendosi accompagnare, in particolare gli studenti, dai genitori. Il problema esiste per davvero, ed è reale, e consiste nella mancanza di un numero sufficiente di posti auto. Pertanto, chi parte col primo treno non affronta problemi, se non il sovraffollamento nelle carrozze, chi con i treni successivi, non trovando possibilità di sosta, deve arrangiarsi come può, con il risultato di essere multato, da vigili fin troppo solerti. Una situazione inammissibile che crea disagi a quanti già debbono dedicare buona parte della giornata al lavoro e ai tempi di percorrenza. Di fronte a questa disagevole situazione è lecito avanzare critiche per sensibilizzare la politica e porre fine ad un disservizio ingiustificato e incomprensibile, soprattutto laddove sono state eseguite infrastrutture milionarie che avrebbero dovuto assolvere appieno le loro funzioni. Com’è possibile che si sia operato con così palese superficialità non considerando il numero dei viaggiatori? Perché non si cercano e puniscono i responsabili? Se esistono responsabilità per progettisti, dirigenti o politici perché nessuno li denuncia o interviene? Dove sono finiti i notabili della politica che hanno partecipato alla pomposa inaugurazione del raddoppio ferroviario? Sicuramente altrove. Forse perché abituati a percorrere le strade trafficate su comode auto blu, guidate da autisti provetti, magari con esposto il lampeggiante, per chiedere la precedenza e non perdere tempo. Un affronto per chi viaggia in treno e in automobile, dovendo quotidianamente sottoporsi a sacrifici, perdite di tempo, e stress, che divide gli italiani in più categorie: quelle dei furbi e dei privilegiati, le altre, delle persone normali, che sono illuse e corteggiate solo al momento in cui servono, ovvero quando sono chiamate alle urne. Ormai siamo abituati a subire continui disservizi, ma, per fortuna seppur occasionalmente, possiamo assistere a qualcosa di diverso, più soddisfacente ed efficace. Finalmente, si potrà raggiungere la capitale, partendo d Milano in poco più di tre ore utilizzando l’alta velocità. Assistiamo alla ricostruzione in Abruzzo delle case distrutte dal terremoto in tempi rapidi e certi. La protezione civile dimostra un’efficienza encomiabile. Alcune istituzioni funzionano a dovere, altre aumentano la loro efficienza, e diminuisce il fenomeno dell’assenteismo, i lazzaroni cominciano a tremare, anche se, com’è dimostrato dagli ultimi dati, il fenomeno in costante diminuzione ha ripreso a crescere. Qualcosa insomma sta cambiando, dimostrando che i traguardi, anche i più difficili, si possono comunque raggiungere, in quanto dipendono da chi governa, ma anche da tutti noi, che possiamo contribuire partecipando, vigilando, oppure affidandoci a persone che dimostrano concretezza, esperienza, e voglia di fare. Gli esempi virtuosi non mancano di certo, coinvolgono comuni, città, e governi, amministrati da entrambi gli schieramenti. La speranza di migliorare, progredendo, evitando i tanti disservizi che si affrontano quotidianamente, dipende soprattutto da noi, dalla nostra coesione e capacità critica, dalla partecipazione alla vita pubblica, e alle scelte che compiano ogni qual volta ci rechiamo alle urne, liberi di scegliere.
Dario Meschi
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