Fini non finisce di stupire, e di raccontare storielle
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Goffredo Bursi
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Non molto tempo fa l’onorevole Gianfranco Fini ha scritto un lungo articolo per "formiche", periodico della omonima fondazione milanese, sul tema "Unmoderno patriottismo. Costituzionale, nazionale, repubblicano ed europeo". L’articolo merita qualche commento per la delicatezza della materia che tratta, per il peso dell’autore, ma anche per non poche argomentazioni difficilmente condivisibili e per l’inconsueta approssimazione culturale che rivela.
Tralasciamo ogni considerazione, non perché sia cosa insignificante, ma perché preme sottolineare altro, sulla chiacchierata inversione di marcia in materia politico-culturale del Presidente della Camera.
Venendo ai contenuti, i punti che andrebbero commentati sono molti e disseminati un po’ ovunque nel testo. .Vedremo...........
Va premesso che pare del tutto apprezzabile la denuncia allarmata, che nell’articolo la terza carica istituzionale dello Stato italiano fa, dei segnali di scollamento della compagine nazionale, nonché il vibrante appello a rinsaldare il tessuto della nazione. La tempistica scelta tradisce però come questa preoccupazione sia imputata soprattutto al separatismo leghista. Il che è alquanto unilaterale, l'invenzione di un momento. .
L’allentarsi del sentimento d’italianità non nasce infatti con la Lega, la quale, anzi, ha reintrodotto nel popolo un po’ di passione identitaria, benché localistica. Un uomo che è stato segretario del Fronte della Gioventù e di Alleanza Nazionale, non può non rammentare che esso ha radici trasversali: risale infatti da un lato alla reazione generale contro l’ubriacatura nazionalista del secolo scorso, dall’altro alla nausea post 8 settembre 1943; ma soprattutto all’egemonia della cultura internazionalista e al pacifismo sinistroso del dopoguerra, senza dimenticare, su questo versante, il diffuso nichilismo attuale. È dunque un fenomeno vecchio: mostrarsi allarmati ora puzza di polemica strumentale.
In quanto al nesso fra costituzione, nazione e cittadinanza , premesso dal "nostro".. Parlarne è un’ovvietà: è un nesso che può esistere e oggi esiste in concreto nella maggior parte dei Paesi. Ma non è un nesso necessario. La nazione è il corpo storico di un popolo: è un dato, un elemento della storia. Lo Stato, dunque la cittadinanza, può esserci ed è bene che vi sia, ma può anche non esserci. Infine la costituzione: esistono nazioni senza Stato, e nazioni con uno Stato e senza una costituzione, perché la legge fondamentale è la consuetudine. Per esempio l’Inghilterra, che è una delle moderne democrazie: chi oserebbe negarlo? Ciò premesso, forse che le moderne democrazie sono il modello assoluto di ogni ordinamento? Forse che altre forme di Stato o di governo sono prive di dignità, e chi le sostiene è un demente o un deviante? Questo assunto pregiudiziale che apre l’argomentazione di Fini rivela già l’adesione a una dottrina e ad una mentalità progressiste, che si danno per scontate, mentre non lo sono.
Vedremo in futuro le argomentazioni "poco serie" e recenti di Gianfranco Fini, con i reiterati stereotipi agitati dall'Onorevole, come quelli risorgimentalisti ad esempio, allo scopo di negare verità ormai acquisite da tempo.
Forza e Onore.
Goffredo Bursi, presidente di Alleanza Cristiana per Merate
CONTRO LA SENTENZA DI STRASBURGO
Per chi vuole aderire. Si può modificare il testo e firmare. Grazie. Goffredo.
a S.E. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Silvio Berlusconi redazione.web@governo.it
a S.E. Il Ministro per gli Affari Esteri, on. Franco Frattini segr-co@cert.esteri.it
e, p.c.
Alla Corte Europea dei diritti dell’uomo Webmaster@echr.coe.int
6 novembre 2009
In data 3.11.2009 la Corte Europea ha emesso una sentenza con la quale stabilisce che l’esposizione del Crocefisso nelle aule scolastiche costituisce violazione della libertà religiosa degli studenti e della libertà educativa dei genitori.
Esprimiamo la nostra profonda e totale disapprovazione per questa sentenza, che lede la libertà religiosa, vietando l’esposizione di un simbolo che fa parte da due millenni della tradizione popolare, religiosa e storica, italiana ed europea.
Sottolineamo che i giudici di Strasburgo hanno deliberato su una materia nelle quale sono incompetenti, perché attinente ai diritti fondamentali dell’uomo, tra i quali uno dei primi, universalmente riconosciuto, il diritto di professare la propria religione.
Evidenziamo altresì come i simboli del cristianesimo, e il Crocefisso in particolare, lungi dal costringere qualcuno ad aderire alla Fede cristiana, facciano parte della tradizione non solo religiosa ma anche culturale italiana.
Confidiamo che le nostre autorità politiche si adoperino con ogni mezzo per evitare che questa gravissima lesione della libertà trovi applicazione in Italia, e ci impegnamo a svolgere ogni possibile attività di propaganda tra i nostri lettori e corrispondenti, al fine di difendere il diritto inalienabile di esprimere il credo religioso e difendere le tradizioni.
Ci impegnamo fin d’ora a farci promotrici di iniziative utili ad evitare che si consumi questo abuso, questa violazione alla sovranità italiana, questa grave offesa al sentimento religioso del popolo italiano.
Goffredo Bursi, Presidente di Alleanza Cristiana, Associazione di critica cattolica della politica, della cultura, della società.
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