|
La debacle
Nella città di Lecco, la giunta Faggi si è sciolta come neve al sole, dopo un tormentone durato mesi, e il sindaco, smessi i panni di vigile addetto al traffico, improvvisato con la paletta tra le mani, abbandonerà il Palazzo per dedicarsi ad altre incombenze. Cinque franchi tiratori della maggioranza, uniti ai consiglieri di minoranza hanno sfiduciato il primo cittadino e la sua giunta: verrà nominato il Commissario e inizierà una lunga campagna elettorale che si preannuncia aspra, combattuta, e polemica. Che si respirasse in città e negli ambienti politici di destra un'aria particolarmente greve, gelida e foriera di eventi funesti era risaputo da tempo, come erano di pubblico dominio gli attriti presenti nella maggioranza incapace di trovare coesione. Non a caso durante i tre anni di governo Faggi ben sette assessori su dieci sono stati cambiati, ed è stato disatteso il programma elettorale che prevedeva, tra l'altro, i lavori di ristrutturazione del Tribunale, il porticciolo delle Caviate, il depuratore del Serpentino, Piazza Mazzini, ed altro ancora. Le contrapposizioni tra i partiti e le loro "correnti" hanno dimostrato come, nonostante chi governi disponga di una larga maggioranza, si possa giungere alla dichiarazione di fallimento, mettendo in risalto gli aspetti peggiori e più deleteri di un certo modo di far politica. All'interno dei gruppi di cui si componeva l'ex maggioranza si sono compiute battaglie in merito alle scelte, alle ambizioni di ciascuno, e ad interessi che poco hanno a che fare con il buon governo e la tutela dei cittadini. Di fonte ad un evento inatteso, per alcuni una sorta di scandalo, cosa penseranno i lecchesi della giunta decaduta? Si sentiranno presi in giro, decideranno di disertare il voto, o, con indulgenza, affideranno un nuovo mandato alla stessa maggioranza, scegliendo nuove persone più rassicuranti? Un fatto è assodato: l'opposizione di centrosinistra, dopo la sconfitta nelle elezioni provinciali si trova di fronte all'opportunità di un inatteso riscatto. Quindi, metterà in campo le persone migliori e si proporrà, nonostante raccolga un'infinità di sigle e partiti, nel migliore dei modi, cavalcando le disgrazie altrui e il dilettantismo dimostrato da parecchi degli ex membri della maggioranza, interessati più alla poltrona che all'interesse del gruppo al quale appartenevano e della gente. Finiranno le faide all'interno del centrodestra e nei due partiti che compongono l'alleanza, o proseguirà una lotta di potere che porterà ad una sonora, e meritata, sconfitta? Il tempo sarà galantuomo. Nel mentre, si compirà una guerra silente, nel chiuso di poche e segrete stanze, per trovare una soluzione che accontenti tutti, ma destinata a deludere, inevitabilmente, molti degli interessati. I poteri forti della Lega e del PdL dovranno fare i conti con i dissidenti, che non rappresentalo solo se stessi, ma anche interessi diversi e variegati, con il rischio di favorire le divisioni, e rendere inutile ogni tentativo di compattamento. Basterà cambiare qualche nome per risolvere il problema, o la crisi è tale da non trovare risoluzione? I nomi che circolano oltre a quelli dei "traditori", sono i soliti. I personaggi che in qualche modo da quindici anni condizionano la politica locale, divisi da interessi, ideologie, principi e valori, ma uniti, almeno fino a poco tempo fa, dal desiderio di vincere e governare. Gli elettori potrebbero disertare le urne poco disposti ad essere strumentalizzati, servendo sul piatto d'oro al centrosinistra l'occasione insperata di riscattarsi. La palla è ora nelle mani dei ciellini, degli uomini del PdL dispersi in più rivoli, dei leghisti delusi dal tracollo, ma pronti a battersi per ricostruire la maggioranza. In questo quadro confuso s'intravedono all'orizzonte facce vecchie e nuove, ambizioni tradite, e nuove possibilità di farsi spazio, e la regia di questo film non è dichiarata, anche se le voci tendono a coinvolgere i soliti noti, e incombe, come sempre, la figura del grande tessitore, quel Bruno Colombo, che, nonostante tutto, riesce sempre a riproporsi e ad essere incisivo nelle questioni politiche e nella spartizione del potere. Molte sono le controfigure in campo, pochi i cavalli di razza e i burattinai, e, alla fine, sarà difficile stabilire chi vincerà e chi rimarrà deluso ancora una volta. Esaminando la complicata situazione, senza specifici interessi, si coglie il predominare di un forte dilettantismo, di scarsa capacità politica, e molta approssimazione, e ci si chiede, che fine hanno fatto le mitizzate, ma utili, scuole di partito, che un tempo forgiavano uomini all'altezza degli incarichi che avrebbero in futuro rivestito. Il caso di Lecco dovrebbe far riflettere, e servirà da monito alle altre amministrazioni guidate dalla coalizione Lega-PdL, tra queste anche quella di Merate, apparentemente compatta, almeno finora, ma che di fronte a scelte difficili potrebbe traballare, dimostrando come in politica nulla si possa considerare scontato e immodificabile. Il potere (dicono) logora chi non c'è l'ha, ma può far male anche a chi si sente troppo sicuro di sé.
Dario Meschi
|