L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 19 settembre 2009 - Anno 9 - Nr. 35

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Il banco di prova

Sezione#1_1Entro la metà di ottobre l’Amministrazione comunale di Merate sarà chiamata ad assumere importanti decisioni in merito al Piano Casa, approvato dalla Regione Lombardia con la legge n. 13/2009 del 16 luglio 2009, concernente “Azioni straordinarie per lo sviluppo e la qualificazione del patrimonio edilizio e urbanistico della Lombardia”.
In tale circostanza la neoeletta giunta dovrà esprimere un parere, motivandolo, prendendo posizione su una tematica di assoluta attualità, che generalmente divide la politica, schierando tra i negazionisti, fautori della crescita zero, gli esponenti della centrosinistra, e tra i possibilisti, più disposti ad innalzare gru, quelli di centrodestra.
Il Piano Casa, che è stato ideato e messo punto su iniziativa del Governo e dal leader Silvio Berlusconi, concede possibilità di aumento volumetrico contenute, diverse da regione a regione in funzione delle rispettive deliberazioni: alcune, tra quelle rosse, hanno negato nuove possibilità edificatorie, altre, governate dal centrodestra, le hanno accettate, aumentandole, o in alcune circostanze diminuendole.
In questa contrapposizione di natura ideologica, ma di fatto opportunista e populista, la città di Merate e il suo sindaco dovranno stabilire regole e modalità di attuazione, considerando l’attesa che coinvolge numerose famiglie interessate da un’allettante, e forse irripetibile, opportunità.
La strumentalizzazione politica si metterà presto in moto, per lanciare strali contro la nuova cementificazione, o contro la presunta speculazione edilizia, invece di difendere o giustificare le necessità primarie di molti cittadini, che, con questo provvedimento, possono aumentare la superficie delle loro abitazioni, senza dover costruire altri edifici su aree libere, con costi sicuramente più alti.
In questo confronto a distanza, più politico che sociale, Andrea Robbiani deciderà il da farsi, ricevendo il plauso o la critica dei meratesi, che, di fronte alla possibilità di ampliare di uno o due locali la propria abitazione, decideranno liberamente se approfittare dell’opportunità o meno, sempre che ne abbiano l’opportunità, non facendosi di certo condizionare dalla politica, ma in funzione delle loro reali esigenze.
Il Piano Casa è stato criticato sin dal principio in modo strumentale: alcuni l‘hanno dipinto come un tentativo speculativo in grado di ‘violare’ nuove aree, mentre altri lo ritengono un toccasana in quanto in grado di offrire una possibilità, diversamente negata, senza compromettere nuovi terreni, ma operando solo e soltanto sugli edifici esistenti in aree urbanizzate e quindi già dotate di tutti i servizi e delle relative infrastrutture. Il provvedimento, se valutato con obiettività, presenta più pregi che difetti, in quanto non permetterà una nuova colata di cemento, ma, al contrario, autorizzando l’ampliamento, migliorerà le abitazioni già esistenti, magari offrendo la possibilità di adeguarle alle nuove normative energetiche, con un risparmio in termini di territorio e di infrastrutture (allacciamenti, strade, fognatura, servizi ecc.).
La politica cercherà di non deludere le attese, e il senso di responsabilità di chi governa indurrà a scelte ponderate, che sapranno valutare se esistano per davvero le condizioni per intervenire, soprattutto nei centri storici, in aree ad alta densità abitativa, o in presenza di edifici di particolare interesse storico e architettonico.
Del resto, l’economia nazionale e quella locale hanno bisogno di impulso, in particolare l’attività dell’edilizia, che attualmente versa in una crisi senza precedenti. La necessità non giustifica l’adozione di scelte sbagliate, ma, al contrario, una legge, come quella approvata, presenta sicuramente più vantaggi che aspetti negativi.
In città la maggioranza di centrodestra è chiamata alla prima volta ad esprimersi, affrontando un argomento che scotta, e dovrà decidere il da farsi, tracciando un percorso, ed affrontando, per la prima volta dal suo insediamento, problematiche di natura urbanistica.
Le amministrazioni precedenti hanno commesso errori, chi per troppa generosità e sfrenate ambizioni, chi, invece, per paura di decidere, o per semplice miopia. In questo momento i cittadini-elettori non si accontenteranno di parole inutili, ma pretenderanno fatti, chiarezza, e scelte ponderate. Avranno inoltre modo di conoscere meglio gli uomini che hanno eletto, potendoli valutare su una scelta concreta e di interesse generale: un banco di prova che segnerà, condizionandolo, il futuro stesso di questa amministrazione, che per varie ragioni sta facendo discutere.
Le opposizioni consiliari approfitteranno dell’opportunità per dimostrare la loro presenza, e per sfruttare il momento favorevole, magari alimentando polemiche. L’augurio è che gli interessi politici non influiscano negativamente nell’obiettività delle scelte, indipendentemente dai posti che ciascun consigliere occupa nell’ambito dell’attuale consiglio comunale.

Dario Meschi

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