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Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 19 settembre 2009 - Anno 9 - Nr. 35

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Rette impossibili

La durata della vita media continua ad aumentare: una buona notizia per tutti, sempre che, giunti, nella stagione più difficile del nostro percorso terreno, si abbiano le energie e le risorse economiche necessarie per affrontarlo con sicurezza e dignità, potendo contare su un’assistenza pubblica e privata all’altezza della situazione, adeguata, sempre e comunque alle necessità e alle possibilità degli interessati.
E’ dei giorni scorsi la denuncia dei sindacati sui costi insostenibili delle rette da corrispondere alle Rsa (Residenze sanitarie assistite), che mette in risalto un problema reale, che coinvolge, inevitabilmente, la maggioranza delle famiglie italiane.
Un tempo, l “anziano” era considerato, sempre e comunque, il capo famiglia, a lui spettavano le più importanti decisioni, e il rispetto nei suoi confronti era dovuto. Adesso, tutto è cambiato, il nonno pesa, a volte da fastidio, i figli e le nuore non sono propensi a sacrificarsi per ospitarlo e curarlo in caso di necessità, e, laddove provvedano, è per potere disporre della sua pensione, un’entrata utile, se non indispensabile, ad arrotondare il reddito familiare.
La famiglia, gli usi e i costumi, si sono trasformati negli ultimi decenni, e chi governa spesso ha ignorato le esigenze e le sofferenze della popolazione più anziana, incapace di sostenersi autonomamente, e di affrontare cure e/o ricoveri negli ospedali e nelle case di riposo, per la mancanza di adeguate risorse economiche: le rette sono care, per molti addirittura insostenibili, e non sempre le case di accoglienza garantiscono servizi adeguati, socialità ed affetto, non potendo di certo sostituire il ruolo della famiglia.

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Purtroppo sono sempre di più i ‘vecchi’ che devono essere ospitati per ragioni di salute, o per altre cause, tra queste gli egoismi dei figli, nelle case di riposo, quelle tradizionali, meno costose, e quelle moderne e di lusso, alberghi attrezzati per l’ultimo viaggio, dotati di ogni confort e di strutture sanitarie adeguate, ma non per questo meno tristi e malinconici. Chi deve affrontare questa triste esperienza, lo fa con sofferenza, se è in grado di comprendere la sua situazione, di intendere e volere, al contrario con incoscienza, se colpito da malattie che minano le capacità intellettive. In entrambi i casi, e in mancanza di risorse proprie, i loro famigliari sono costretti ad intervenire economicamente per contribuire al pagamento del dovuto, in quanto le pensioni percepite non sono sufficienti a coprire le spese, e vanno integrate o dall’assistenza pubblica o dai parenti.
In genere le istituzioni e i comuni cercano di aiutare le persone meno abbienti, convenzionando l’ospitalità nei centri attrezzati, e applicando tariffe ridotte, ma la gran parte degli ospiti, riesce a corrispondere le somme dovute grazie all’aiuto dei parenti, quando questi sono in condizioni economiche tali da poter contribuire adeguatamente. Diversamente, dapprima si utilizzano i sudati risparmi, e poi si giunge a soluzioni estreme, più drastiche, come la vendita dell’abitazione di proprietà: un passo sofferto, per chi ha lavorato un’intera vita per acquistare una casa e sentirsi sicuro, ed ora è costretto ad una vendita forzata, pur di poter affrontare una vecchiaia già difficile perché minata dagli acciacchi o dalla malattia, e, comunque, dal tempo che corre inesorabile.
Le politiche sociali non hanno saputo dare risposte adeguate, e, spesso, si sono dovuti affrontare casi drammatici, che toccano la sensibilità di quanti frequentano questi luoghi: degenti, o persone disposte a portare conforto e assistenza ai ricoverati. Notevoli sono stati i progressi, ma rimane ancora molta strada da percorrere. Uno stato equo, giusto e rispettoso, dovrebbe investire consistenti risorse nel settore assistenziale, per svolgere un’azione insostituibile, e rendere meno difficile e crudele l’esistenza di una quantità crescente di anziani, a volte soli e abbandonati, o semplicemente senza alternative, e altre possibilità di decorosa sopravvivenza.
Chi ha avuto modo di vivere sulla propria pelle queste situazioni, plaude quanti praticano il volontariato, ma, sovente, è costretto ad inveire contro i governanti, nella capitale, nelle regioni e nei comuni, che, nonostante gli sprechi ai quali sono soliti, non sono in grado di intervenire adeguatamente, al punto che esistono case di riposo dove non sono garantite le più elementari condizioni igienico sanitarie ed assistenziali, e dove gli ospiti sono spesso abbandonati a se stessi, privati della loro dignità, della privacy, e del necessario rispetto.
Ognuno di noi dovrebbe contribuire secondo le proprie possibilità, con un sostegno morale, affettivo, fisico ed economico, ospitando i genitori o gli anziani in famiglia, per farli sentire partecipi ed utili, e, in caso di impossibilità, non facendo venir meno l’affetto e le risorse economiche necessarie, non dimenticando mai che lo stesso percorso di vita ci accomunerà tutti.

Dario Meschi

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