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Il momento della verità
La vicenda Po Valley non finisce di sorprendere, infatti, dopo i proclami, evidentemente condivisi da tutte le amministrazioni e dalle forze politiche di sinistra e di destra (forte il tentativo di strumentalizzazione operato dal centrosinistra), si scopre che i comuni erano a conoscenza da tempo delle possibili trivellazioni, senza però dare importanza alla questione, e alle indagini che si sarebbero dovute svolgere, per poi cavalcare, tardivamente, la protesta a fini elettorali. Le responsabilità dei “sinistri” sono evidenti, e mettono in risalto la scarsa attenzione di chi amministra con una superficialità diffusa, sicuramente inquietante, che non depone di certo a favore di chi governa la maggioranza assoluta delle municipalità della provincia di Lecco. Del resto la politica ci ha mostrato da tempo i suoi limiti, ed è facile, conveniente, e scontato schierarsi, a posteriori e comunque, in difesa di valori da tutti condivisi per ottenere consenso, soprattutto se il presunto “scandalo” è denunciato a poche settimane dal voto. Il centrosinistra è in difficoltà e teme di perdere la Provincia, e, per contrastare l’armata azzurra che sostiene Daniele Nava, cerca in tutti i modi, com’è del resto comprensibile, di aggrapparsi a tutto nel tentativo di ribaltare una situazione difficile e forse già compromessa, che, per la prima volta dalla sua costituzione, vede un uomo di destra, espressione di Alleanza Nazionale, in testa nei sondaggi con percentuali superiori al 50%. Nava potrebbe vincere al primo turno, e, nella peggiore delle ipotesi, affronterà il ballottaggio con Virginio Brivio da una posizione di forza, cercando di recuperare i voti ottenuti dall’Udc, che sarà, corteggiata da entrambi i contendenti, e che rappresenterà l’ago della bilancia, con la grave responsabilità di dover scegliere tra la destra o la sinistra. Il centrosinistra è in affanno, e cerca in tutti i modi di recuperare terreno, anche se la strada da percorrere è più impervia del previsto, per alcune opere discusse, come il nuovo ponte che collega Calolziocorte ad Olginate, ritenuto da molti inutile, o non realizzate, come le rotonde di Airuno, di Merate, e di Cernusco Lombardone, inoltre, di riflesso, per il malgoverno di alcune amministrazioni locali governate dal centrosinistra, che non hanno dimostrato particolari e apprezzabili qualità. La lotta tra gli schieramenti si combatterà soprattutto nei territori del meratese e del casatese, che, mai, come ora, hanno avuto una responsabilità così importante, e che si sentono trascurati dalle politiche di vertice e quindi anche da quelle dell’ente Provincia. La battaglia finale si risolverà sul filo di lana, e sarà condizionata da alcune forti tematiche, tra queste quella ambientale, che è molto sentita dalla popolazione, soprattutto in territori sottoposti alla morsa del traffico e dell’inquinamento, e che, nonostante le promesse, non ha visto la risoluzione dello snodo viario di Cernusco, e dovrà affrontare ed accettare, in caso di vittoria del centrosinistra, l’imposizione di due nuovi poli industriali, uno nel meratese, comprendendo i territori di Merate, Robbiate, Cernusco, Osnago e Verderio, e l’altro a Molteno. Le contraddizioni, e le scelte, discusse e discutibili, del centrosinistra, si sono evidenziate in numerosi comuni del territorio, in particolare a Merate, che è stata suddivisa geometricamente in due parti: quella a nord del centro, e l’altra al sud, diverse tra loro per morfologia dei luoghi, per caratteristiche intrinseche e paesaggistiche, e per storia e tradizione, dove sono state applicate scelte e criteri di sviluppo diametralmente opposti, quasi che il territorio e i cittadini siano stati suddivisi a priori in categorie diverse, entrambe però condannate ad un futuro incerto e difficile. Il territorio a nord, comprende le frazioni di Cassina, Sartirana e Pagnano, che, colpite dal vincolo dell’inedificabilità, rischieranno di morire per inedia, e per mancanza di uno sviluppo compatibile, di attività commerciali, di collegamenti efficienti ed adeguati alle necessità. I giovani saranno costretti a migrare altrove non disponendo di alternative, in cerca di una casa a buon mercato, nonostante dispongano dell’abitazione dei genitori che non potranno ampliare per la paura, la miopia e scarsa lungimiranza di Albani, mentre gli anziani, costretti a rimanere tra le quattro mura domestiche, vivranno l’isolamento, non potendo affrontare le incombenze quotidiane, come la spesa, il pagamento di una bolletta, o la possibilità di una visita medica specialistica in un centro attrezzato. Tutto ciò mentre, in questo teorico e presunto eden, il lago di Sartirana, impropriamente denominato riserva, sta morendo nonostante i ripetuti e inascoltati allarmi sul suo stato di salute. Il territorio a sud della strada provinciale per Bergamo, dove la residenza si fonde con l’industria in una convivenza innaturale, è assoggettato da problemi di viabilità e d’inquinamento. In questi luoghi, un tempo destinati ad attività agricola, con cascine e campi coltivati a perdita d’occhio, già colpita duramente dalle politiche urbanistiche del passato, arriveranno nuovi scatoloni di cemento armato, con attività industriali e artigianali di cui non si conoscono a priori le lavorazioni e la qualità delle emissioni nell’atmosfera, il numero degli addetti e dei mezzi in circolazione, né, tanto meno, il carico viario e ambientale derivante dalla nuova, irresponsabile e massiccia urbanizzazione. Inoltre, nessuno sembra considerare che stiamo affrontando una crisi gravissima, nel il tentativo prioritario di garantire il lavoro agli attuali occupati, senza reali prospettive di ulteriore sviluppo. La situazione di Merate non è diversa di quella di altri comuni limitrofi, e non depone di certo a favore delle amministrazioni del territorio che si sono succedute nel tempo, a livello locale e provinciale, lasciando evidentemente molto spazio alla critica, e al desiderio di cambiamento: che sia giunta finalmente l’ora di un vero rinnovamento? Lo speriamo, e la risposta arriverà presto dalle urne.
Dario Meschi
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