L'editoriale

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 31 maggio 2009 - Anno 9 - Nr. 22

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Albani, Fomas e vittime designate

Sezione#1_1La vicenda Fomas, ossia l'approvazione della variante urbanistica e l'approvazione del progetto di ampliamento che consentiranno di ampliare l'attività, ha un immenso valore economico per la società, un po' meno per i residenti nella frazione di Brugarolo, bistrattati da tempo immemore da politiche urbanistiche dissennate, se non addirittura scandalose, che hanno consentito di tutto e di più, unendo alla rinfusa residenza ad attività industriali senza prevedere nessuna barriera ambientale tra le due zone, magari garantita da un polmone di verde di uso pubblico, da un parco, o da altre adeguate infrastrutture, o da nuove barriere antirumore.
L'azienda era nella necessità di chiedere e il comune aveva la possibilità di accogliere, o meno la richiesta, soprattutto in considerazione dello stato dei luoghi, della densità demografica, dell'inquinamento, del traffico, e dei diritti dei residenti.
Del resto, cosa si poteva pretendere dalla giunta Albani, la stessa che ha sottoscritto un patto ormai indissolubile, che ora cerca di minimizzare o addirittura di celare, con altri comuni limitrofi, tutti governati dal centrosinistra, per accogliere un ulteriore sviluppo industriale, quindi una colata di cemento e migliaia di metri quadrati di capannoni?
Non oso pensare all'imbarazzo che starà provando il consigliere di maggioranza Roberto Riva, eletto nella frazione, e attuale candidato nella lista di Insieme per Merate: una sorta di rappresentante, deputato a difenderla da ulteriori aggressioni. Come potrà giustificare scelte urbanistiche così disinvolte e dissennate, decise ed approvate da chi ha vincolato in nome della tutela ambientale il 40% del territorio comunale, l'intero territorio delle frazioni di Sartirana e di Cassina Frà Martino, e parte di Pagnano e Novate?
Evidentemente in un momento di crisi economica è difficile rifiutare favori a chi propone assunzioni, ma se valesse questa logica vedremmo cantieri industriali e residenziali nascere un pò ovunque.
Chiunque, probabilmente non è il caso della Fomas, proponesse nuovi posti di lavoro, potrebbe sovvertire l'ordine e le regole previste negli strumenti urbanistici, che perderebbero la loro funzione, e sarebbero privati di contenuti, di credibilità, e quindi di valore.
Amministrare una città significa imporre dei punti fermi, non lasciandosi condizionare da esigenze momentanee o non programmate, ne, tanto meno, essere disposti ad accettare ogni proposta in nome della tutela del lavoro, ignorando però il diritto alla salute e alla vivibilità dei cittadini.
In nome dell'occupazione si sono compiuti scempi e misfatti ovunque, nelle piccole e nelle grandi città, e si è generata una situazione incontrollata e incontrollabile, peggiorata dalle ambizioni e dalla superficialità di alcuni sindaci, disposti a tutto pur di ricevere qualche sussidio, o, in cambio, dell'esecuzione di opere del valore nettamente inferiore, sotto il profilo economico e sociale, al beneficio ottenuto dai proponenti.
Forse è il momento di fermarsi a riflettere, perché in gioco non c'è soltanto qualche interesse privato, ma il futuro di un vasto territorio già profondamente violato, che, per quanto ancora possibile, andrà tutelato per consegnarlo alle nuove generazioni in condizioni accettabili. Chi non comprende tutto ciò, non merita di certo di governare, ed anzi, andrebbe allontanato dalla vita amministrativa e da ogni incarico pubblico, e sottoposto a dure reprimende.
I cittadini di Brugarolo, almeno i più risoluti, stanno raccogliendo firme per protestare contro l'ampliamento concesso alla Fomas e per le opere infrastrutturali che ne potrebbero conseguire, e si battono con tenacia perchè già conoscono i difficili problemi di convivenza con la società e con le altre aziende presenti in quei luoghi, pagando quotidianamente un duro prezzo all'inefficienza della politica.
Inoltre, è incomprensibile l'approvazione di progetti "a rischio" ambientale, senza il coinvolgimento della popolazione, e senza la valutazione delle problematiche che ne potrebbero conseguire. Inoltre, nel caso specifico, la necessità di disporre di energia sufficiente alle necessità aziendali non è stata nemmeno considerata, ed ora, a posteriori, per risolvere il problema si dovranno eseguire molte opere, scavi e interramenti, con un percorso lunghissimo, che partirà alle spalle dei capannoni di Via Bergamo, di fronte all'Auchan per poi scendere a sud fino all'azienda; un percorso che potrebbe interessare anche numerose proprietà private.
Di fronte a tutto ciò, e alla violazione dei diritti pubblici e privati, è incomprensibile l'atteggiamento della giunta comunale, degli assessori di riferimento e del sindaco Albani, che non hanno, in via preventiva, valutato bene la situazione, parteggiando per l'azienda a priori senza tutelare i cittadini.
Che si tratti di dilettanti allo sbaraglio? Forse. Oppure, tutto procede così, improvvisando, senza approfondire adeguatamente le problematiche, e con evidenti contraddizioni: da una parte si invocano principi rispettabili di tutela ambientale, dall'altra si decide, ignorando le conseguenze delle proprie scelte, ed è evidente che qualcosa non funzioni a dovere.

Dario Meschi

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