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Un territorio abbandonato
Nella Provincia di Lecco, e, ancor prima della sua costituzione, in quella di Como si è sempre dimostrata scarsa considerazione nei confronti del territorio della Brianza meratese e casatese. I comuni di questa parte popolosa e operosa della provincia sono stati abbandonati dalla politica, che ha sempre difeso gli interessi delle città capoluogo e dei territori ad esse più vicini. La rivalità tra Lecco e Merate è antica, si tramanda nel tempo, e rappresenta uno scontro tra mentalità, culture, abitudini, e radici diverse: la città capoluogo ha considerato spesso, ma, in particolare negli ultimi decenni, il meratese come un territorio da invadere, una colonia in cui trasferire industrie, inquinamento e problemi connessi. Merate e i comuni limitrofi hanno subito l’invasione passivamente, mettendo a disposizione aree e servizi senza nulla pretendere in cambio, e senza invocare una politica strutturale adeguata, che consentisse collegamenti veloci e funzionali con le altre importanti arterie stradali ferroviarie, in particolare con le tangenziali e le autostrade. Le amministrazioni locali hanno favorito la pacifica occupazione del territorio, sopravalutando i vantaggi (occupazione e sviluppo), e sottovalutando gli aspetti negativi (traffico, inquinamento, ambiente, ecc.), mettendo in risalto il fallimento della politica in genere e di quella locale in particolare, con una deplorevole vocazione alla sottomissione, dipesa soprattutto dalla mancanza di idee e di uomini di una certa levatura in grado di interpretare il futuro, ma al contrario affidandosi a gregari e portaborse disposti a svolgere un ruolo insignificante, prostrandosi al volere delle segreterie politiche. I rappresentanti locali si sono accontentati di ruoli secondari, pensando al loro orticello, e hanno sottovalutato le problematiche ambientali, quelle dello sviluppo compatibile e dell’immigrazione, dando luogo ad una situazione incontrollabile e caotica, e, in alcune realtà comunali, inaccettabile, con industrie costruite al fianco di abitazioni o viceversa. Gli errori del passato condizionano ora le nostre esistenze, e le scelte future, hanno trasformato le ridenti colline, le pianure fertili e ubertose, e i centri abitati in luoghi inadeguati e a rischio, dove le problematiche ambientali e sociali sono aumentate a dismisura. L’appuntamento elettorale per il rinnovo del consiglio provinciale di Lecco si combatterà sostanzialmente tra due soli candidati, ancora una volta estranei alla nostra realtà e alle nostre esigenze: Virginio Brivio e Daniele Nava sono distanti da noi, e tenderanno inevitabilmente a concentrare la loro attenzione su altre realtà territoriali. Il primo, nonostante abbia radici robbiatesi, non ha dimostrato particolare attenzione al territorio d’origine, non comprendendone i problemi reali, giungendo a scelte alquanto discusse, come l’individuazione nel Piano territoriale di sviluppo di un nuovo “polo industriale”, interessando numerosi comuni, tra questi Merate, Robbiate, Verderio, Cernusco Lombardone, ed Osnago. Il secondo, molto noto e rispettato nella città capoluogo è quasi sconosciuto altrove, e soprattutto in questa parte di provincia, se si escludono i militanti di AN per evidenti ragioni di partito, e per questo potrebbe dimostrarsi impreparato o disinterassato ad affrontare le problematiche locali. Da entrambi, è lecito aspettarsi qualcosa di concreto e la nostra attenzione dovrà concentrarsi sul programma che presenteranno e sulle scelte legate alla nostra realtà territoriale. Nelle precedenti consultazioni provinciali Dario Perego, meratese doc, non riuscì ad imporsi, dimostrando l’incapacità del territorio e della politica locale di proporre personaggi locali, in grado di contrastare l’antico strapotere lecchese, candidando persone in grado di conoscere ed interpretare le esigenze di tutta la provincia e di un territorio densamente popolato e ricco di attività industriali e commerciali, rivoluzionando uno schema precostituito, e consolidato nel tempo che andrebbe rivisto nell’interesse generale. Se si esamina la situazione infrastrutturale di questa parte della Brianza ci si rende conto della miopia e dell’incapacità dimostrate da chi ha governato in passato, anche, parecchi anni fa, persino dal senatore Golfari, uno dei pochi politici di rango espressione della provincia, che, nonostante le conoscenze e l’esperienza, non seppe proporre nessuna soluzione veramente innovativa nell‘ambito della viabilità e dello sviluppo programmato, in epoca dove ancora era possibile l’individuazione di importanti infrastrutture. Nessuno, allora, seppe ipotizzare una tangenziale che collegasse Lecco a Milano e alla rete autostradale in sostituzione della Statale 36, o invocò il raddoppio della linea ferroviaria, mettendo in crisi i territori vicini alla metropoli, invasi quotidianamente da veicoli e da ogni altro tipo di trasporto su gomma. Per cambiare occorre molto impegno e politiche mirate, uomini e donne espressione delle eccellenze presenti nelle nostre realtà locali, e partiti ben organizzati con cui confrontarsi e discutere, facendo emergere, magari ritornando alle vecchie scuole della politica, una classe dirigente all’altezza della situazione. Al contrario di quanto effettivamente necessita, le persone che si accostano all’impegno pubblico, spesso sono impreparate, non dispongono di conoscenza e di memoria storica, anche se, nell’ambito della società civile e dell’imprenditoria, non mancano di certo personaggi in grado di affrontare incarichi importanti, che potrebbero impegnarsi in un’opera di radicale cambiamento, inquadrando in una visione ampia e prospettica le diverse problematiche dello sviluppo compatibile per trovare adeguate soluzioni. Molti elettori si chiederanno perché, anche in questa circostanza, la contesa per la presidenza della Provincia, sia stata riservata ai politici, escludendo candidati espressione della società civile, che potrebbero trasferire l’esperienza acquisita, maturata nella loro esistenza, per tracciare un nuovo percorso. I nomi dei possibili papabili potrebbero essere numerosi, tra questi, come dimenticare il dinamismo e la determinazione dei tanti che hanno già ricoperto incarichi di rilievo nell’ambito delle associazioni e delle categorie. Un nome tra i tanti è certamente quello dell’ex presidente provinciale di Confindustria, Rossella Sirtori: un imprenditore che ha lasciato il segno, dimostrando doti eccellenti e pertanto in grado, insieme, o alternativamente ad altri soggetti, di svolgere una funzione importante nella difesa e nel rilancio del nostro territorio, e di quello dell’intera provincia di Lecco. Una possibilità che forse meriterebbe di essere approfondita.
Dario Meschi
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