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Il caso "Agnesi"
Il Giornale di Merate ha dedicato ampio spazio al caso “Agnesi”, ossia al mistero, ancora insoluto, riguardante le spese sostenute per presunti rimborsi sospetti effettuati negli ultimi due anni dall’’amministrazione dell’Istituto, che ha generato contrasti, diffidenza e incomprensioni. Tutto è iniziato con la richiesta sottoscritta da 51 docenti di poter visionare gli atti che certificano le spese sostenute nella gestione dell’istituto, alla quale è seguito un rifiuto motivato da parte della preside Tiziana Tebaldi, che, dopo aver consultato il provveditore Fausto Gheller, ha negato tale possibilità, in quanto “le norme sottolineano come la domanda di visione di documenti debba contenere l’indicazione di motivazioni specifiche, non generiche, e l’indicazione dei diritti all’origine della richiesta che sottintende una sfiducia nell’operato dell’amministrazione della scuola nel corso degli ultimi due anni”. In altre parole si esprima una precisa accusa, motivata e circostanziata nei confronti di chi ha amministrato, o altrimenti si taccia. I personaggi, a vario titolo coinvolti nell’imbarazzante vicenda, sono: la preside, la segretaria Loredana Corneo, l’ex preside Martino Sgobba, che ha minacciato denuncie e querele, in quanto responsabile dell’istituto in uno dei periodi da sottoporre a verifica, oltre evidentemente ai 51 docenti, capitanati dal professor Fausto Personeni, membro della RSU del liceo, che è stato estromesso, come risposta al suo “inopportuno” interessamento, dal corso di informatica da Leandro Pelematti, preside dell’Itc, e marito di Loredana Corneo. Quest’ultimo, ha deciso l’allontanamento di Personeni, scatenando la dura reazione dell’interessato che ha dichiarato: “Sono stato allontanato dal corso di aggiornamento in informatica che stavo seguendo presso l’Itc Viganò per disposizione del preside di tale istituto. Poiché si trattava della settima lezione su un totale di 10 e dal momento che la mia partecipazione era stata autorizzata nonché finanziata dal Consiglio d’Istituto non mi aspettavo certo un imbarazzatissimo docente di 20 anni più giovane di me notificarmi l’espulsione dal corso. Per fortuna non mi hanno chiesto di tornare accompagnato dalla mamma (ottantenne) o da qualcuno dei miei figli. La vicenda non si presta però solo a considerazioni comiche, ma solleva qualche interrogativo serio che rivolgerò direttamente al direttore scolastico quando chiederò l’annullamento del provvedimento”. Che esistano sospetti, più o meno motivati, circa possibili abusi è evidente, com’è incomprensibile e negligente la ritrosia di quanti sono coinvolti, seppur con responsabilità diverse, che, a fronte delle proteste conseguite a presunti e “misteriosi rimborsi”, invece di aprire i libri contabili mettendoli a disposizione di tutti gli interessati, e, a questo punto, anche dell’opinione pubblica, applicano regole con ogni probabilità legittime, ma in questo caso inopportune, lasciando troppo spazio a supposizioni e a insinuazioni, probabilmente immotivate, che non giovano a nessuno dei protagonisti e tanto meno alla scuola. Ufficialmente nessuno è accusato di niente, o è chiamato a rispondere di accuse precise, anche se l’impatto mediatico di questo “caso” dimostra le difficoltà di comunicazione presenti all’interno della classe dirigente dell’Istituto. Tutto ciò dovrebbe indurre ad un rapido chiarimento per porre fine ad una situazione di incertezza, poco dignitosa, che potrebbe portare discredito ulteriore all’Istituto. Del resto, è legittimo pretendere trasparenza, ed è giusto effettuare tutte le verifiche necessarie, anche se l’intera vicenda, dai risvolti tragicomici, doveva essere affrontata con maggiore discrezione, lontano dai microfoni e dai giornali. In ogni caso, e fino a prova contraria, non esistono colpevoli, ognuno ha svolto un incarico, e ha esercitato scelte che potrebbero dimostrarsi legittime, anche se discrezionali. L’augurio è che questa “guerra” dei poveri possa finire al più presto e nella maniera più onorevole, ossia con la piena assoluzione di tutti i protagonisti!
Dario Meschi
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