 |
L'unica vera novità
Per la prima volta nella storia della città di Merate, nelle elezioni comunali, si dovrebbe presentare un candidato sindaco donna, che si batterà alla pari con gli altri aspiranti uomini, tra questi i soliti vecchi "tromboni" della politica, presentati come novità anche se sono presenti sulla scena da molti anni, forse troppi. Inutile negarlo, la scelta tra Albani e Marinari alla guida del centrosinistra unificato non rappresentava di certo nulla di eccezionale, se si considera che entrambi hanno calcato le scene della politica, con fortune alterne, per decenni: Albani dimostrando virtù e limiti, Marinari in ruoli politicamente meno importanti e senza responsabilità di governo, apprezzato più per la sua professione e per la dedizione rivolta al sociale, che, forse, per qualità politiche e amministrative, ancora tutte da dimostrare. Il braccio di ferro tra i due per proporsi alla guida del centrosinistra, nel drammatico tentativo di battere gli avversari del centrodestra, lascerà qualche vittima sul campo di battaglia, ma non rivoluzionerà il quadro politico nel centrosinistra. Un centrosinistra che, essendo minoranza nelle preferenze politiche, teme di perdere, e di abbandonare per sempre le poltrone tanto ambite, che hanno visto susseguirsi al governo della città, una serie di uomini iscritti dapprima alla Democrazia Cristiana, e poi al Partito popolare. Anche lo scontro con il candidato del centrodestra rientra nella normalità, ed anche Andrea Robbiani non si può definire di certo una novità. La novità è rappresentata soltanto dall'unione forzata e difficile tra PdL e Lega Nord, dopo un braccio di ferro lungo ed estenuante, che potrebbe essere ancora compromessa dalle vicende lecchesi, se il sindaco leghista Faggi fosse costretto alle dimissioni. I giovani d'oggi non possono di certo ricordare il tempo passato, in cui, prima di assumere decisioni in consiglio comunale, si effettuavano i famosi e temuti preconsigli, ossia l'assemblea dei consiglieri di maggioranza, tutti uomini della Dc, dove si comunicavano alle comparse le scelte, che, ognuno senza alcuna possibilità di distinguo, avrebbe dovuto votare senza prendere mai la parola in pubblico, ma solo alzando la mano obbligatoriamente, secondo le regole e la volontà del partito, ma soprattutto dei suoi notabili. Mai, in consiglio comunale, in quegli anni bui, si levò una voce critica o un distinguo dai banchi della maggioranza, e per decenni nessun consigliere comunale "semplice" (cosa avrebbe fatto a tacere in questi tempi Alberico Fumagalli?) aveva facoltà di parola: gli antifascisti applicavano le regole dei fascisti, e l'osservanza alla cieca ubbidienza degna dei peggiori regimi totalitari, e dello stalinismo. Certo, erano altri tempi, il senso della disciplina e dell'osservanza delle regole imposte dagli uomini che contavano, a qualcosa servivano, e mai, dico mai, qualcuno osò ribellarsi, o manifestò dissonanze in pubblico: Merate era come Mosca, nonostante svettasse sul pennone del Campo delle Rimembranze la bandiera tricolore e non quella rossa, e la democrazia, ma soprattutto la dignità dei singoli, non era di fatto rispettata, al punto che il mutismo dei consiglieri di maggioranza era spesso deriso dall'intera popolazione. All'opposizione, al contrario, si discuteva, fuori e dentro le sedi dei partiti, e i rappresentanti storici dei comunisti, Ezio Consonni, e dei socialisti, Marcello Basosi, due personaggi che non si possono dimenticare per l'impegno profuso, per le qualità umane, e per lo spessore dei loro interventi e delle loro battaglie, animavano serate che diversamente sarebbero state soporifere e prive di ogni confronto dialettico e democratico. In quei periodi, e ancor prima, mi avvicinai alla politica, erano gli anni '60, ed ero arso dal sacro fuoco della ribellione, e, in preda agli ardori giovanili, inseguivo sogni ed ideali che sembravano irraggiungibili, ma che poi, seppur dopo vari decenni, si sono in parte realizzati. Per tradizione famigliare, due zii, entrambi democristiani, uno Emilio, medico condotto, responsabile del Comitato di Liberazione nazionale, presente per numerosi mandati in consiglio provinciale, l'altro, scomparso da anni, Guido (padre di don Isidoro, il sacerdote assassinato da un suo assistito), stimato professionista, vittorioso nelle elezioni comunali, ma che seppe rinunciare per scelta o per obbedienza, alla carica di sindaco in favore di un collega, fatto impensabile ai giorni nostri, avrei potuto entrare nel partito, e magari, mettendo a frutto l'appoggio famigliare, pur considerando tutti i miei limiti, conquistare spazi, o tentare la strada della politica, magari contrastando proprio Albani, che allora non avrebbe mai immaginato di diventare il sindaco della città. In quegli anni lontani, nelle scarse frequentazioni dell'Oratorio di Via Papa Giovanni, ero solito polemizzare, con confronti dialettici impertinenti e divertenti, che ricordo ancora con molta piacere, con l'ex sindaco Giacomo Romerio, ora difensore civico, (se ne ricorderà?), del quale serberò sempre un piacevole ricordo. La vera novità di questa campagna elettorale sarà rappresentata dalla partecipazione di una donna, alla guida di una lista rosa, un evento che non dovrebbe fare notizia, ne suscitare scalpore, perché rientrante nella normalità, ma non nella nostra cittadina, dove le donne, le poche entrate in politica, non hanno mai avuto l'onere e l'onore di partecipare da protagoniste alle elezioni comunali: la politica è sempre stata un esclusivo appannaggio degli uomini, che spesso, aldilà delle ambizioni e delle presunzioni, spesso non hanno dimostrato di possedere i necessari talenti. E, ancor oggi, esiste una sorta di discriminazione, mai pronunciata ufficialmente, ma ancora diffusa, nei confronti delle rappresentanti del gentil sesso, utili come partner, ma non come protagoniste, soprattutto se ambiscono alla carica di sindaco. Proprio per questo motivo apprezzo questa ventata di novità, e mi auguro che l'iniziativa di cui sono a conoscenza per varie ragioni, prosegua, e dia una lezione a chi ha sempre gestito la politica e il potere locale come cosa propria, aprendo finalmente le porte al gentil sesso, non per la mera osservanza di regole, ma per dimostrare equilibrio e senso di giustizia, riconoscendo i meriti e le ragioni di chi affronta la vita e la politica con serietà, lealtà, preparazione e impegno, dimostrando, una volta per tutte, un'apertura mentale che in realtà non è mai davvero esistita. Questa sarà l'occasione per verificare le proposte del gentil sesso, che sovente sa affrontare gli impegni meglio degli uomini. Pertanto prepariamoci al nuovo: forse avremo qualcosa da imparare!
Dario Meschi
|