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Eluana: una questione morale
Il caso Englaro ha spaccato il Paese in due: i sondaggi hanno diviso gli italiani, con le loro diverse convinzioni politiche, religiose, etiche e morali. In Tv, sui giornali, nelle famiglie, ovunque, si sono spese parole, concetti, ragionamenti e facili moralismi, spesso di segno opposto tra loro, per giustificare o criticare la scelta di un padre e di una madre, che nessuno di noi vorrebbe essere chiamato a fare, o per invocare il rispetto di quanto Eluana aveva dichiarato nel pieno delle sue facoltà intellettive. Per dissertare di questo penoso argomento si sono mossi tutti: i cattolici e i credenti in genere, la Chiesa, i praticanti, gli agnostici, i laici, gli atei, i politici, e chiunque, di fronte ad una scelta di tale gravità, si sia posto il problema, mettendosi nei panni di chi lo affronta veramente in prima persona. La politica, costretta da una storia che ha coinvolto l’intera opinione pubblica, deve affrontare la situazione e seppur tardivamente ha fatto la sua parte, costringendo il governo e i maggiori leader a prendere posizione su una questione morale e giuridica che interessa la coscienza e la sensibilità di ciascuno. Trattando di un argomento così delicato era inevitabile che il Paese si dividesse in due: entrambe le parti hanno addotto ragioni e giustificazioni apprezzabili, e i ragionamenti di coloro che sono intervenuti nella disputa sono tutti rispettabili, filano secondo logiche contrapposte, e, indipendentemente dai rispettivi punti di vista, vanno considerate con uguale attenzione e rispetto. Il problema etico e morale, ma anche politico e legislativo, ha coinvolto anche i più riottosi, i più cinici, i superficiali, e si è trasformato, per l’evidenza dei fatti e delle scelte ad esse conseguiti, in un caso umano e politico, forse senza precedenti. Il capo dello Stato e il Presidente del Consiglio, in nome delle istituzioni repubblicane, hanno espresso opinioni diverse, agendo di conseguenza, ed ora il Parlamento sarà chiamato ad approvare una legge in grado di imporre regole, ammesso che, di fronte a situazioni di questo tipo, ne possano esistere per davvero, probabilmente scontentando tutti. In questi dibattiti, spesso urlati e scaduti nei modi e nei contenuti, si sono affrontate tutte le ragioni possibili e immaginabili, quelle della scienza e della coscienza, della speranza e del crudo realismo, senza giungere però ad una soluzione condivisa: ognuno è rimasto e rimarrà della propria opinione e si continuerà a discutere all’infinito in una disputa accesa e problematica. Un dubbio mi assilla: è giusto che la legge regoli comportamenti che riguardano persone impossibilitate ad esprimere il loro pensiero? E’ condivisibile che i genitori decidano per i loro figli, o sarebbe meglio introdurre un testamento biologico che stabilisca anzitempo la volontà di ciascuno? Da padre mi sono chiesto cosa avrei fatto al posto di Beppino Englaro, e, forse, anche se mia figlia, di fronte ad un’eventualità così remota, avesse, anzitempo espresso la sua opinione, mentre era in perfetta salute e ben lontana dall’immaginare quanto poi sarebbe potuto accadere per davvero, sicuramente non avrei avuto il coraggio di esaudire la sua volontà. Anzi mi sarei aggrappato ad un’infinità di giustificazioni per tenerla lì, presente e viva, seppur nel suo stato vegetativo, magari sminuendo il valore di una frase o di un ragionamento affrontati, come a volte fanno i giovani, con superficialità, o troppa emotività, ma lontani anni luce dalla realtà: una discussione ipotetica, per un avvenimento che non si sarebbe mai dovuto affrontare per davvero. La speranza, ultima a morire, la fede, o la disperazione avrebbero guidato le mie decisioni, magari in attesa di una nuova scoperta scientifica, che potesse risolvere miracolosamente il problema. L’amore induce a reazioni imprevedibili e contrastanti tra loro, condivisibili, anche se opposte, e proprio per questo sarebbe stato meglio evitare la spettacolarizzazione di un dramma familiare che poteva trovare soluzione nel riserbo e nella segretezza. Di fronte però al succedersi degli avvenimenti, e al clamore mediatico, era inevitabile l’intervento della politica, che non avrebbe dovuto affrontare il problema dividendosi, ma, al contrario, affermando la legittimità del libero arbitrio, spettante per diritto indiscutibile ad ogni singolo individuo, che, in una sorta di testamento, dovrebbe avere la possibilità di decidere anzitempo il da farsi in caso di eventi così drammatici. La scelta finale dovrebbe essere confortata dal parere dei medici, che, in virtù dell’esperienza acquisita e delle loro conoscenze scientifiche, dovrebbero essere in grado, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose e morali, di esprimere un parere incontrovertibile, e, ciò in base alle conoscenze esistenti, per evitare che ognuno possa avanzare soluzioni diverse e contrapposte, scatenando guerre morali, etiche e di religione, o volendo imporre a tutti i costi ad altri soluzioni non condivise, magari ignorando appieno la realtà e lo stato fisico in cui giace la persona così duramente colpita dalla mala sorte. Eluana, nello stato in cui versava, sarebbe stata in grado di riprendersi ritornando almeno ad una vita accettabile? Se la risposta è no, non ci sarebbero dovuti essere dubbi sul da farsi, se al contrario fosse si, si sarebbe dovuto continuare, seppur tra mille difficoltà, il cammino della speranza e della sofferenza, forse lunghissimo, nel rispetto del bene più prezioso di cui ognuno dispone, la vita, e i genitori, sicuramente, sarebbero stati i primi a rallegrarsene, continuando il loro percorso di sofferenza, ma, in questo caso, anche di speranza. Questa tristissima vicenda, conclusa con la morte di Eluana, per mancanza di cibo e di idratazione, dovrebbe insegnare qualcosa, e far sì che una simile tragedia rimanga, in futuro, circoscritta tra le mura domestiche di una famiglia straziata dal dolore, dalla sofferenza, e dalla strumentalizzazione, e così duramente colpita, e nessuno dovrebbe avere la presunzione di giudicare il comportamento altrui, anche se ritenuto contrario ai propri convincimenti.
Dario Meschi
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