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Gli sprechi della rai
La RAI, l’azienda radio televisiva italiana, invece di limitare i costi generali diminuendo le spese ed evitando gli sprechi, nella corsa affannata per contrastare la concorrenza di Mediaset e delle altre Tv private, continua imperterrita in una politica dissennata, che si evidenzia nei cachet corrisposti agli artisti, e alla star del giornalismo: una vera e propria casta di privilegiati con stipendi da capogiro. I costi delle trasmissioni delle reti nazionali sono troppo alti, e sono la diretta conseguenza di scelte illogiche e aberranti, che una società di proprietà pubblica dovrebbe contrastare, anziché condividere o subire, calmierando le retribuzioni, e i costi delle collaborazioni per ottenere utili d’impresa e mitigare un mercato al rialzo che premia chiunque collabori con l’Ente. Dall’attuazione di una simile politica deriverebbe un livellamento verso il basso dei costi delle trasmissioni. Del resto gli artisti (Bonolis incasserà per il Festival di Sanremo la somma di un milione di euro), i giornalisti e i collaboratori esterni che guadagnano cifre spropositate, nonostante la riduzione delle loro spettanze, non disporrebbero di valide possibilità di scelta, in quanto non potrebbero approdare tutti in massa nelle società concorrenti per un’evidente inflazione di offerta. Controllare, condizionandolo, il mercato dovrebbe essere un imperativo al quale nessuna delle società che opera nell’ambito dello spettacolo dovrebbe sottrarsi.
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Monica Maggioni
Un caso ha destato scalpore proprio in questi giorni, e riguarda le spese sostenute per mantenere un corrispondente da New York, nel caso specifico la giornalista Monica Maggioni. Infatti, per garantire i collegamenti da oltreoceano si spende la bellezza di un milione di euro. Una bazzecola, se confrontata al costo di un giocatore come Kakà o alle altre follie che si registrano nel mondo de calcio, ma un’enormità se rapportata ai benefici ottenuti, e alla critica situazione economica generale. Mentre i leader dei governi mondiali, a cominciare da Obama, stanno operando per ridurre i compensi corrisposti ai grandi manager, fissando il tetto di 500 mila dollari, particolare attenzione dovrebbe essere posta anche alle retribuzioni e ai costi generali che si affrontano per garantire l’informazione e lo spettacolo. Gli eccessi televisivi svuotano il portafoglio, anche se garantiscono democrazia e circolazione delle idee, ma, aldilà di tutto ciò, un forte segnale dovrebbe giungere proprio dal governo e da chi amministra l’Ente radiotelevisivo per porre fine ad una situazione ingiustificata. Gli italiani tirano la cinghia, pagando lo scotto di scelte altrui, e di politiche sbagliate, per un sistema finanziario che ha dimostrato limiti e pesanti irregolarità, mentre i privilegiati che se la ridono, dovrebbero essere chiamati a sacrifici, in particolare i vip, gli artisti, i giornalisti e quanti ruotano nell’ambito dell’informazione e dell’intrattenimento. Il conto di un milione di dollari che la Rai deve pagare per la permanenza americana di Monica Maggioni, da un anno corrispondente da New York, non è il risultato di fatture gonfiate e di altre furbate, ma semplicemente rappresenta il totale matematico delle spese sostenute. La giornalista alloggia in un residence il cui canone d’affitto è pagato tutto l’anno, anche quando la corrispondente è in trasferta o in ferie. I viaggi, i ristoranti, gli alberghi lussuosi e il sostentamento a cinque stelle incidono parecchio. Inoltre al servizio della Maggioni vi è un produttore, Francesco Malatesta della Mediakite Corp., marito di Francesca Leoni di Rai International, in evidente conflitto di interessi con le regole di Viale Mazzini, dal costo mensile di 6.400 euro al mese. Proprio per questo il responsabile della struttura che si occupa dei corrispondenti, è stato inviato a New York, con l’intento di ridurre i costi di 500 mila dollari. In quest’ottica sarebbe oltremodo doveroso andare a fondo della questione monitorando le spese e le retribuzioni di tutti i corrispondenti esteri, quelli presenti nei territori a rischio, e gli altri, ospitati in città più sicure e ambite, facendo chiarezza, e sgombrando il campo da equivoci che potrebbero dimostrarsi ingiustificati. La Maggioni in tutto questo evidentemente non c’entra, le responsabilità amministrative fanno capo ai dirigenti Rai, ed ora al nuovo direttore generale Claudio Cappon, che ha dimostrato, in questa circostanza, di voler intervenire con sollecitudine.
Dario Meschi
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