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ABIURE E REGIMI
Mentre i Savoia si apprestano a rientrare in Italia, dopo un lungo ed opinabile esilio, figlio di un referendum,
quello tra monarchia e repubblica, svoltosi in presenza di gravi brogli elettorali, che ne avrebbero, secondo molti, ribaltato il risultato, dando inizio, nel modo peggiore, alla
nuova Repubblica democratica, mettendo così fine ad un’epoca storica travagliata, si registrano, da più parti, ed in particolar modo negli ambienti della sinistra, più
becera, richieste di abiure ed atteggiamenti censori, suffragati da variegate valutazioni politiche, nei confronti degli esiliati. Si registrano inoltre le dichiarazioni degli eredi della
monarchia, che spesso non brillano di regalità, di opportunismo, di tempismo e di coerenza: e’ cosa nota che i figli, spesso e volentieri, non abbiano le stesse qualità dei padri ed ancor meno dei loro avi.
Chiedere agli eredi legittimi della corona, ai discendenti dei fondatori della Patria, ai fautori del Risorgimento di giurare fedeltà alla Repubblica abiurando un passato,
che, nello specifico, non hanno ne vissuto, ne determinato, è inutile ed inopportuno. Come inopportuno è sembrata la dichiarazione di fedeltà alle Repubblica sottoscritta, più per convenienza, che per
convinzione. Come riduttivo è limitare il giudizio, riguardo la storia della monarchia, ad un periodo limitato, coincidente con la durata del Fascismo.
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In un paese dalle salde e radicate tradizioni repubblicane, qual è in nostro, non potrà mai essere messa
in discussione la forma istituzionale, ne potrà, un Savoia, rappresentare un pericolo per la Repubblica, che si cementa su valori ormai riconosciuti dall’intera rappresentanza politica parlamentare, e dall’intero
Paese. Paese che ha ritrovato, con la guida del Presidente Ciampi, il giusto equilibrio, l’adeguata determinazione, per il rilancio dei molti valori nazionali, che si stavano affievolendo.
Il giudizio, su questa nobile stirpe, dovrebbe conseguire ad una valutazione storica che parta dal periodo risorgimentale, ed arrivi sino alla conclusione della seconda guerra mondiale, che competa
esclusivamente agli storici, e non ai politici, ed in particolar modo a coloro che ancora si battono nel nome dell’ideologia comunista, considerata, ancor oggi, dagli stessi, una panacea contro tutti i mali.
Un’altra abiura che puntualmente è richiesta, con metodologico tempismo, riproponendosi in
concomitanza d’ogni tragico ricordo di avvenimenti legati alla seconda guerra mondiale, al fascismo, e alla spietata persecuzione degli ebrei, o in occasione di eventi politici che vedono la destra protagonista,
è quella rivolta al presidente di AN, Gianfranco Fini, che aldilà di qualche discutibile valutazione storica,
e non politica, su Benito Mussolini, vanta, a proprio favore, gli indubbi meriti di aver rilanciata una forza di destra democratica, popolare e sociale, consentendo alla stessa di entrare a pieno titolo nella vita
politica nazionale ed internazionale, con incarichi in tutte le rappresentanze istituzionali, e con un ruolo importante ed insostituibile, tagliando, nettamente, anche a costo della perdita del consenso elettorale,
i ponti con ogni tipo di nostalgia.
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Questi veti, di evidente matrice politica, mirano a non accettare un confronto politico sereno sulle scelte
e sui contenuti, per evidente incapacità propositiva. Denotano una pericolosa chiusura mentale, insita in molti rappresentanti della vita politica e della cultura di sinistra, che non accettano, nei fatti, le regole
democratiche dell’alternanza, proclamandosi giudici in pectore, di processi inquisitori, che ricordano atteggiamenti di ‘regime’, dagli stessi tanto deprecati, ma insiti, nei loro comportamenti, nella loro
mentalità e nella loro cultura.
Fingere di riconoscere e di accettare i cambiamenti e l’evoluzione partitica degli ultimi anni, e le notevoli
trasformazioni politiche e sociali registrate, il confronto politico, ricadendo, poi, puntualmente nella più bieca retorica, in nome di valori universalmente accettati, può essere pericoloso per il Paese e per lo
stesso sistema democratico, può fomentare rigurgiti estremistici e la ripresa del tanto deprecato terrorismo.
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