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Ultimo aggiornamento: domenica 17 febbraio 2002 - Anno 2, Nr. 6 - Settimanale

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CRISI IRREVERSIBILE?

Abbiamo argomentato, la settimana scorsa, delle molteplici difficoltà che le minoranze devono affrontare nell'espletamento del loro mandato. Riferendoci, nello specifico, alle problematiche presenti nei piccoli e medi comuni, dove è evidente lo strapotere dei sindaci e la pochezza delle opposizioni, poco visibili ed ancor meno incisive nell'azione politica che conducono, e troppo raramente propongono.
Tutto questo avviene, in gran parte delle amministrazioni, indipendentemente dalla loro colorazione e composizione politica.
La mancanza di dialettica, di confronto e di scontro, sono favorite dal sistema elettorale maggioritario, che induce ad unioni obbligate, tra forze, non sempre allineate ed idealmente compatibili, in concorrenza tra loro, per problemi di leadership, di visibilità e di gestione del potere ed evidentemente di numeri, pur di conquistare il governo delle municipalità, ed anche delle altre, e più importanti poltrone istituzionali.
Ne conseguono problemi d'equilibrio nella maggioranza, superati spesso dal carisma e dal consenso del sindaco, ed una frammentazione ingestibile tra le varie forze presenti tra i banchi della minoranza, che non si scelgono, ma che si trovano a dover convivere forzatamente nel loro ruolo di perdenti.



L'aver concesso ai sindaci vincitori ed alle loro giunte un potere notevole, con la trasformazione del consiglio comunale in luogo deputato alla ratifica di decisioni già assunte, non ha contribuito certamente alla crescita individuale dei consiglieri e della classe dirigente che li affianca, ne ha favorito il confronto e il dibattito, né tanto meno ha avvicinato il mondo civile ed i singoli cittadini alla politica ed alla partecipazione attiva.
In questo quadro generale, ed in particolar modo, nei comuni al di sotto di 15.000 abitanti, dove non esiste il ballottaggio e quindi la necessità di dover accordarsi con altre liste al secondo turno elettorale,  le maggioranze vincitrici imperano, seppur minoranze numeriche, svilendo la presenza degli altri eletti nelle compagini perdenti.
L'impossibilità di agire e lo scarso spessore di molti, tra i partecipanti alla vita pubblica, contribuiscono al resto.
La crisi dei perdenti, evidentemente, coinvolge prevalentemente le forze dell'Ulivo, minoritarie nel paese, che stentano a ritrovare la strada, continuando a mantenere frammentazioni, ideali e politiche, con un'evidente mancanza di proposta.

Si registra qualche timido tentativo di rilancio nell'azione locale, rappresentato da sporadiche iniziative come quella proposta dai popolari meratesi, Luigino Galbusera, Lanfranco Consonni e Lidia Zappa, illustrate nella recente conferenza stampa, mentre i diessini, con l'attivo segretario Brambilla, così è stato definito, si consolavano brindando, in occasione del tesseramento, forse alla loro uscita dal proscenio cittadino (consiglio comunale), dopo le dimissioni di Totò Rosace.
Dall'appello di Marco Airoldi, presentatosi come già attivo, agli esordi, nel gruppo giovanile Dc, poi al servizio di Marcora e di Golfari, poi popolare di Martinazzoli, infine prodiano, ora rappresentante dei "Democratici per la Margherita della provincia, e coordinatore del Comitato Ulivo della provincia di Lecco, che propone innovative soluzioni, che non riusciamo, per manifesta ottusità, a comprendere, e che, parzialmente, proponiamo ai lettori, citandole testualmente, senza commento alcuno:
"Per cambiare è necessario avere nuove idee da condividere con la realtà civile.
- Considerare valide le tesi di Don Sturzo non deve in alcun modo bloccare il cammino che gli italiani si sono posti e hanno posto alle forze politiche.
- Cambiare (modificare) e contemporaneamente mantenere è possibile se tendendo ben presenti la teorie storiche si percorre un cammino d'evoluzione volto al mantenimento dei valori e criteri storici (anch'essi espressi da Don Sturzo), ma inseriti in un contesto attuale e presentati con strumenti d'alta tecnologia, di telematica, di comunicazione."

Se a tutto questo aggiungiamo le dichiarazioni del compagno scomodo della sinistra snob, Nanni Moretti, urlate dal palco della manifestazione romana  dedicata alla giustizia, che invitava tutti i notabili dell'Ulivo ad andarsene a casa, invito prontamente accolto da D'Alema, tra l'irritazione visibile di Rutelli e Fassino, sostenendo che "con questi dirigenti" non si vincerà mai, e che bisognerà ritrovare un accordo con Bertinotti e con Di Pietro, possiamo renderci conto di come la risalita del centrosinistra sia ardua ed impervia, e di quanto e quale lavoro necessiti lo schieramento dalla base ai vertici.

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