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Ultimo aggiornamento: domenica 17 febbraio 2002 - Anno 2, Nr. 6 - Settimanale

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REMINESCENZE

Il Ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti ed il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dopo aver ascoltato gli insegnanti e i sindacati, le famiglie e gli studenti, aver sondato l'opinione pubblica, tramite l'Istat, e dopo aver tenuto gli Stati generali, con consueto decisionismo, hanno chiesto la delega di 24 mesi al Parlamento, che dà il via alla riforma della scuola.
Riforma accolta con entusiasmo dall'ex Ministro Berlinguer, che, seppur dal campo avverso, ed in presenza di una filosofia educativa, ben diversa, ha lamentato un'unica grave negligenza, quella di non aver interpellato, nella fase preliminare di preparazione della modifiche legislative, anche i bidelli e gli inservienti.
La riforma porterà la durata dell'obbligo scolastico a ben dodici anni.

L'entusiasmo, per le innovazioni annunciate, ha coinvolto. In larga misura, genitori ed alunni: i primi felici di allungare un periodo sereno della vita familiare, che li coinvolge a tempo pieno, nei collegamenti, a loro deputati, tra casa e scuola e viceversa, con le assemblee di classe, con i colloqui con gli insegnanti, sempre più esigenti, e con i compiti dei figli.
I secondi, felici di migliorare la propria istruzione, e di continuare a trasportare zaini da montagna, del peso di mezzo quintale, di passare mattinate a scuola nell'angoscia di martellanti interrogazioni o di verifiche, i pomeriggi a studiare grammatica o geografia…. la sera, dopo una frugale cena, dedicata a raccontare gli impegni scolastici assolti ed ancora da assolvere e gli impegni del giorno successivo, di poter ritornare, stanchi e confusi, allo studio, sino l'ora del meritato riposo.
 
Questa situazione idilliaca e stimolante migliorerà la vita delle famiglie e forgerà i nuovi virgulti, che potranno affrontare la vita e il lavoro con una perfetta formazione, che gli consentirà di costituire una famiglia e dedicarsi, a loro volta, con solerzia, all'educazione, anche scolastica, dei figli.



Mentre descriviamo questa novità che coinvolge il mondo dell'istruzione dell'obbligo, imbrattando, come di consuetudine i fogli, con pennino, inchiostro e calamaio, ci tornano alla mente alcune reminescenze, che ci riportano all'Italia del dopo guerra, alla nostra esperienza di bambini prima e di ragazzi poi, di alunni, dapprima della gloriosa scuola elementare, la 'Tettamanti', di Piazza degli Eroi, poi la media Manzoni dell'omonima via.
Ricordiamo i compagni di scuola, il loro volto, quello dei maestri, che spesso si avvicendavano, di stagione in stagione, l'allora intransigente maestro Ghiselli, temuto e rispettato…… il giovedì di vacanza.
Ricordiamo un paese povero, semplice, dove gli stenti erano visibili nel cammino di ognuno, e soprattutto sulla tavola imbandita, al tocco del mezzodì e al suono della sirena del Catenificio Regina, che scandiva con la sua veemenza, il passare della giornata e l'arrivo dell'imbrunire.
Un richiamo, quello della sirena, alla popolazione laboriosa ed ai bimbi che ritrovavano la strada di casa.
 
L'esistenza correva più lenta, i valori e le cose semplici rappresentavano il pane quotidiano, le strade, il campo sportivo di via Pascoli, brulicavano di bambini vocianti, che rincorrevano una palla o pedalavano di lena su biciclette, spesso arrugginite.
Non vivevamo ansie o angosce per gli eccessivi compiti o i troppi libri da trasportare.
Eravamo fondamentalmente liberi di giocare, di vivere, e di sognare: certamente più fortunati dei nostri figli.

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