Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 14 dicembre 2008 - Anno 8 - Nr. 48

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Le contraddizioni delle banche

La crisi è nera, e gli interventi delle banche centrali e dei governi dei Paesi maggiormente industrializzati non riescono a mitigarla. La Borsa non trova stabilità e ormai i picchi in discesa o in rialzo non fanno più notizia, anche se, a detta degli esperti, questo andamento altalenante proseguirà ancora per parecchi mesi, non contribuendo di certo a rasserenare gli animi degli investitori, finiti in un vortice più grande di loro. I guru della finanza hanno dimostrato di non aver capito niente, o forse troppo, e hanno contribuito con le loro previsioni sbagliate al tracollo, che ha evidenziato un sistema malato generato dalla spavalderia irresponsabile di chi tira le fila di un gioco perverso.
Sulla pelle delle pecorelle smarrite, la gente comune, i piccoli investitori, le aziende piccole e grandi, perfino le municipalità, si è compiuta una truffa storica, proponendo carta straccia e vanificando i risparmi e la liquidità. In una dinamica aberrante, come quella che si è scatenata dopo il furto legalizzato e le speculazioni più bieche, mentre pochi hanno ulteriormente ingigantito i propri imperi, l'economia planetaria rischia il collasso. Una situazione di questo tipo ha messo in ginocchio le potenze mondiali e la politica che conta, che ha dimostrato di non saper o poter intervenire contro i capitalisti e i centri di potere che decidono le sorti di tutti noi.

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Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi

La situazione è tale che nessuno in realtà possiede una ricetta risolutiva, e i tentativi finora espletati, non hanno dato nessun risultato soddisfacente. Il cittadino comune si chiede come sia possibile che il petrolio passi da 150 a 40 dollari il barile, e non comprende il gioco perverso compiuto sulla sua pelle. L'irresponsabilità di pochi compromette l'esistenza di troppi, toglie sicurezza e futuro, e, in questo quadro drammatico, le banche hanno svolto e svolgono tuttora un ruolo determinante.
Gli istituti di credito, colpevoli di aver truffato tanta brava gente, propinando titoli o prodotti finanziari sconosciuti, senza informare i malcapitati, se non a disastro compiuto, invece di rimediare con politiche di buon senso, stanno mettendo in ginocchio le aziende, il vero motore di una possibile ripresa: senza lavoro non si va da nessuna parte, e si rischia di innescare una spirale di protesta e di violenza che potrebbe far saltare il sistema, non solo quello economico.
Alla spregiudicatezza del capitale e della finanza, si è aggiunta l'incapacità della politica che non ha saputo controllare un fenomeno speculativo senza precedenti, non sapendo dare, a livello planetario risposte adeguate. Oggi si ha l'impressione che si stia compiendo un tentativo disperato, una sorta di scommessa, e che il risultato finale sia più lontano ed incerto del previsto, con la possibilità incombente di un tracollo senza precedenti.
Tornando al nostro orticello, il governo cerca rimedi, rilancia le opere pubbliche per far girare moneta e offrire lavoro, ma le tempistiche di tali operazioni, considerati i tempi della politica e della burocrazia, saranno lente e lasceranno il Paese in braghe di tela, nonostante il gelido inverno ormai alle porte. Nonostante gli appelli dei ministri tesi a garantire liquidità alle imprese, le banche, invece di provvedere, stanno chiudendo i cordoni della borsa, mettendo in difficoltà il tessuto economico e sociale, con conseguenze gravissime per l'impianto economico generale.
Gli istituti si stanno chiudendo a riccio, e, oltre a non finanziare nuovi investimenti, mettono in discussione quelli già autorizzati e spingono verso scelte di contenimento che stanno mettendo in seria difficoltà le aziende, soprattutto le piccole che non godono di aiuti di nessun genere. A questo punto il governo dovrebbe, se ne ha la facoltà, imporre una linea e farla rispettare, diversamente dovremo piangere tutti quanti sul latte versato, e i sacrifici di intere generazioni saranno cancellati con un colpo di spugna.
La ciliegina sulla torta non poteva di certo mancare, e, in questo caso, è rappresentata dalle scelte delle banche centrali, e, per quanto riguarda le imprese, le varie "Basilea", che con i loro meccanismi teutonici, rigidi e non adattabili a tutte le attività, in particolare a quelle del settore edilizio, bloccano l'operatività di quanti hanno sempre generato ricchezza e lavoro, rispettando scadenze e pagamenti. Le più colpite dal sistema sono le piccole e medie imprese, pilastro portante dell'economia nazionale, le altre, le grandi, si sono sempre salvate in extremis grazie ai contributi pubblici quando perdevano, e con lauti introiti da dividere con gli azionisti, quando guadagnavano.
I capitalisti italiani non tremano di certo, gli altri, banche comprese, non dormiranno sonni tranquilli.

Dario Meschi

INTESA STRINGE I RUBINETTI
MENO PRESTITI ALL'EDILIZIA E AL CREDITO AL COMMERCIO

Intesa Sanpaolo aumenta la stretta sui finanziamenti e dà un altro giro ai rubinetti per edilizia e credito al commercio. Colpa della crisi. Dopo aver avviato una politica di forte repricing degli impieghi per equilibrare il nuovo piano d'impresa, il gruppo guidato da Corrado Passera ha infatti varato nuove disposizioni sul "credito all'Italia".
E' questo l'oggetto della lettera riservata spedita il 3 novembre scorso ai direttori di are e i direttori generali delle banche reti della Divisione Banca dei Territori dal direttore commerciale Andrea Crovetto. Per garantire la disponibilità di mezzi a sostegno "ai meritevoli", si legge nel documento "occorre gestire la capacità di concedere credito con rinnovata attenzione e selettività". La nuova sfida del gruppo si giocherà su quattro punti: disciplina, prezzo, selezione, chiarezza. La prima dovrà essere applicata "rapidamente ai clienti per ridurre i minimi termini i comportamenti inefficienti, dissuadendoli attraverso un nuovo regime economico ad una rinvigorita attenzione aziendale". In questo senso il nuovo regime contrattuale delle Commissioni di Mancato Utilizzo-"alternativo alla Commissione di massimo scoperto" - favorisce "buoni comportamenti" scoraggiando quelli non regolari……
Per contro il gruppo intende operare con prudenza nei settori dell'edilizia e del commercio al minuto, accelerando il ricorso sistematico a forme di garanzia consortili, ove disponibili. Rispettando però sempre il principio di attenzione agli imprenditori e ai progetti meritevoli.
Nell'edilizia il gruppo non intende finanziare operazioni di altre banche né "nuovi lotti fino ad avvenuta commercializzazione del lotto in costruzione per una quota sufficiente a coprire i costi". Cos' come intende valutare iniziative con capitale di rischio dell'imprenditore "non inferiore al 35% del totale" e comunque solo laddove "il capitale di rischio non sia inferiore al 20% dei costi di costruzione", d eccezione delle operazioni generate da "società cooperative i cui finanziamenti dovranno essere visionati singolarmente a livello di area". Tra le altre posizioni relative al settore, la linea dei vertici è anche quella di non sostenere iniziative "che ci prevedano quale controparte esclusiva di accordi commerciali per il finanziamento di promissari acquirenti". Nel commercio al dettaglio, andrà valutata l'esposizione del settore merceologico alla contrazione dei consumi, il potenziale delle attività, l'esperienza dell'imprenditore. Monitorando "ogni trimestre l'operatività dl cliente presso la banca verificandone la proporzionalità rispetto ai fidi concessi e evitando, in special modo, l'immobilizzo delle linee di credito". Ieri, intanto si è riunita l'assemblea degli azionisti risparmio cui spetterà un dividendo nonostante la decisione di non pagare cedole in cintanti per le ordinarie del 2008.
Il gruppo ha infine fatto cassa grazie al perfezionamento al Credito Valtellinese del 30% della Cassa di Risparmio di Fano per 100 milioni con un effetto positivo sul Core Tier 1 pari a circa sei punti base

(pubblicato da Libero Mercato il 4 dicembre 2008)

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