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Il bollino della vergogna
Si avvicina l'appuntamento elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Merate, ed è tempo di bilanci. Il sindaco Albani si appresta ad affrontare la campagna elettorale con nuovi compagni di ventura, considerata la decisione annunciata da alcuni assessori di non ripresentarsi, tra questi sicuramente Brambilla, Cavana, e, forse, Arlati e Passoni. In ogni caso, indipendentemente da come sarà composta la nuova lista, e da quali e quanti concorrenti parteciperanno alla competizione elettorale, il primo cittadino, per convincere i meratesi a riconfermarlo, dovrà presentarsi con un bilancio consuntivo soddisfacente, dimostrando di aver ben operato e di aver assunto scelte giuste e necessarie. Nella precedente tornata amministrativa Albani partì avvantaggiato, in quanto il sindaco precedente, Dario Perego, non potendosi candidare per tre volte successive, era stato costretto a passare la mano al delfino Andrea Colombo. Inoltre, lo schieramento di centrodestra, come da tradizione, si era presentato diviso: la Lega Nord autonomamente con un proprio candidato, e così anche la restante rappresentanza del centrodestra. Con ogni probabilità, la vera ragione di un successo, in buona parte annunciato, derivò dalla situazione di stallo in cui versavano i grandi cantieri, entrambi incompiuti, il più datato sull'area Cazzaniga dopo anni di disavventure, l'altro, più recente, in Piazza degli Eroi, risultato di una scelta contrastata, che comportò il cambio di destinazione d'uso in corso d'opera, da centro poli-culturale (com'era previsto nel progetto originario approvato dalla maggioranza Perego), a sede del municipio, come imposto da Albani. Ebbene, nella prossima primavera il peso delle grandi e incompiute opere graverà sulle spalle di Albani, che si presenterà, assaporando l'amaro calice dell'insoddisfazione, non essendo riuscito a completare nemmeno uno dei due cantieri maledetti, e avendone aperto un terzo, ossia quello in cui si realizzerà la nuova scuola elementare. I grandi cantieri sono stati segnati dalla malasorte, ne sa qualcosa l'ex sindaco Dario Perego, che, per il fallimento dell'impresa ed altre diverse problematiche, tra queste la cessione di box da realizzare nell'ambito del cantiere in cambio dell'esecuzione di lavori in permuta, e la scelta di eseguire un anfiteatro ed altri spazi di incerta utilizzazione, ha perso la fiducia e il sostegno dei cittadini, penalizzando il suo successore in pectore. Albani dovrà rispondere agli elettori in merito al proseguo dei lavori, delle tempistiche disattese e delle incertezze manifestate nelle scelte (è inconcepibile che ancor oggi a distanza di anni non sia stata ancora determinata la destinazione d'uso delle superfici commerciali previste dal progetto di Via Cazzaniga). Inoltre, molto dipenderà dall'andamento dei lavori dell'edificio scolastico, che ancora non sono iniziati e dovrebbero essere ultimati, difficile da credere, entro la metà di novembre del prossimo anno. I detrattori dell'attuale maggioranza si sfregano le mani certi che ad urne aperte, sull'area scolastica potrebbe palesarsi solo un grande scavo con qualche opera strutturale, i sostenitori, al contrario, sono fiduciosi della buona riuscita dei lavori e del rispetto delle tempistiche previste. Inoltre, il sindaco di Merate dovrà essere giudicato per l'imposizione dell'addizionale Irpef, per evidenti mancanze nell'esecuzione delle manutenzioni del patrimonio pubblico, e di scelte urbanistiche contrastate, se non addirittura azzardate, avendo inserito più di un terzo del territorio comunale (le intere frazioni di Cassina e di Sartirana, parte del territorio di Sabbioncello e di Novate) nel parco Adda Nord, negando così ogni possibilità edificatoria ai residenti, anche per piccoli ampliamenti, per necessità strettamente famigliari, per le opere complementari, e addirittura per la realizzazione di recinzioni, dimostrando una sorta di sfiducia in se stesso e nei suoi più stretti collaboratori. A tale riguardo va ricordato che i terreni annessi al Parco erano già in parte compresi nella Riserva del lago di Sartirana, e sottoposti a rigido vincolo ambientale. Inoltre, che è compito della maggioranza elaborare o modificare gli strumenti urbanistici, determinando, o meno, nuove possibilità edificatorie. Le contraddizioni dell'attuale maggioranza sono ancora più evidenti di fronte alla supina accettazione nel PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) di una possibile destinazione industriale di centinaia di migliaia di metri quadrati di terreno nella frazione di Brugarolo e nel confinante comune di Robbiate, per ospitare nuovi capannoni da destinare ad attività produttive, in una zona già congestionata dal traffico e dall'inquinamento. Il Piano territoriale, dapprima individuò tale possibilità con bollino giallo, ora, dopo alcune modifiche, il bollino è rimasto ma si è colorato di viola, come un paramento funebre. Non vorremmo che l'accettazione supina di scelte, che, al contrario, andrebbero discusse e approfondite con i responsabili provinciali, segnasse il definitivo tracollo della frazione di Brugarolo, e del contesto ad essa collegato. Questi temi prioritari dovrebbero essere discussi in una campagna elettorale combattuta tra la necessità di garantire uno sviluppo compatibile, e quella di tutelare l'ambiente e la vivibilità del territorio.
Dario Meschi
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