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Sinistra allo sbando
La festa del Partito Democratico, svoltasi nei giorni scorsi a Firenze, ha messo in luce la grave crisi che coinvolge il partito: un gruppo nato dalla fusione della Margherita e dei Ds, poco omogeneo, e in contrasto, al suo interno, con molte delle scelte imposte da Walter Veltroni. Il bilancio della kermesse è sicuramente negativo, sia per la scarsa affluenza di pubblico, sia per la mancanza d’entusiasmo, e soprattutto di idee condivise: il popolo di centrosinistra stenta a sentirsi rappresentato da leader contrapposti da ambizioni, da idee e da strategie diverse, spesso in netta antitesi tra loro, in un confronto che ha il sapore di una guerra di religione, che toglie lucidità, non consentendo di proporre valide soluzioni programmatiche, e di affrontare le riforme (Federalismo, Giustizia, Istruzione, ecc.), in critica, ma fattiva, collaborazione con la maggioranza di governo. La capacità di Berlusconi di aver risolto alcune emergenze in tempi rapidissimi, perfino inattesi, e di aver affrontato scelte fortemente caratterizzanti la linea di governo, hanno sciolto al sole ogni ambizione propositiva dei democratici, che, invece di attrezzarsi al meglio per contrastare il premier, hanno intrapreso una guerra intestina, dimenticando le necessità e le attese di quanti li hanno votati.
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Veltroni
La delusione serpeggia ovunque al centro, come in periferia, le sezioni sono chiuse, o si aprono solo in occasioni particolari, manca il dibattito e il confronto, togliendo smalto alle rappresentanze sia nazionali, sia locali, dando spazio a quanti vorrebbero operare al meglio fuori dei classici schemi e dai vincoli di partito, tra questi alcuni sindaci delle maggiori città italiane, come Chiamparino, Cacciari e numerosi altri, magari collaborando criticamente nella stesura delle nuove riforme. La coalizione di centrosinistra è divisa al suo interno, ed i rapporti con l’Idv sono ormai inesistenti o polemici. Gli attriti con Di Pietro, che secondo Veltroni, avrebbe disatteso gli accordi preelettorali, sono tali da rendere impossibile una linea comune e condivisa, contribuendo ad offrire un’immagine negativa e di impotenza agli elettori del centrosinistra. L’ex Pm, con lo sfrenato attivismo e con un populismo che è apprezzato da una parte sempre più consistente dell’opinione pubblica, svolge un’opposizione intransigente, che aumenta il proprio consenso a discapito non degli avversari della maggioranza di governo, ma dei democratici, che secondo un recente sondaggio sono ormai scesi sotto il 30% dei consensi. La situazione è molto critica: Veltroni è contrastato all’interno del partito, e dall’ex alleato, e la situazione potrebbe degenerare, sino a far ipotizzare una possibile scissione tra gli ex democristiani e gli ex comunisti, che porterebbe alla situazione preesistente, e sancirebbe il fallimento del Partito democratico e di Veltroni, il suo massimo rappresentante. Nessuno in realtà sostiene apertamente quest’opportunità, anche se le dichiarazioni dell’ex ministro Arturo Parisi, e il monito giunto dal Pontefice in visita a Cagliari, potrebbero far presupporre qualsiasi nuovo sviluppo. Parisi, definito il grillo parlante del centrosinistra, ha gelato la platea fiorentina, dichiarando senza mezzi termini che: “Silvio è un politico e un leader vero”; sostenendo, tra l’altro, che: “la fortuna non c’entra con i successi del governo”; e non rinunciando ad una stoccata velenosa contro Walter: “Dopo le primarie finte non ha dato sostegno a Prodi”. La dura presa di posizione dell’autorevole esponente della Margherita apre una nuova fase politica, e potrebbe relegare gli ex Ds ad un’opposizione non occasionale, ma duratura, nel difficile tentativo di mischiare le carte e rilanciare un nuovo centro innovativo, che potrebbe collaborare, o riunirsi, con Casini, e, in una nuova prospettiva futura, ancora incerta, giungere ad un’alleanza alternativa con il centrodestra. Evidentemente tante altre potrebbero essere le evoluzioni, forse nulla cambierà, se non un rinnovamento al vertice del Pd, ma solo il tempo e il lavoro all’interno dei partiti potrà delineare un futuro che al momento sembra essere ancora alquanto incerto.
Dario Meschi
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