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Esigenze contrastanti
Da tempo si è levata una sorta di protesta popolare nei confronti dei gestori dei bar presenti nei centri storici e nelle località a forte densità abitativa, che, protraendo l’orario della chiusura serale, o esercitando attività poco conformi alle regole, ospitano clienti, in prevalenza giovani, che, con musica, urla, risate e schiamazzi, disturbano il riposo dei cittadini. Il fenomeno, un tempo limitato o addirittura sconosciuto, è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni per il cambiamento delle abitudini di vita delle giovani generazioni, per il troppo permissivismo, e per la mancanza di educazione, dando luogo ad un diffuso disagio, che dovrebbe comportare un maggior controllo nell’applicazione delle regole, e dalla necessità di garantire l’ordine pubblico da parte delle forze preposte a tale incarico. Evidentemente il primo obiettivo da raggiungere è quello di evitare gli eccessi. Le parti, i cittadini che vorrebbero riposare, e i gestori, intenzionati a svolgere il proprio lavoro, non dovrebbero esagerare, perché, se esiste la necessità di tutelare le esigenze dei residenti, è altresì innegabile il diritto di chi lavora di esercitare la propria attività nelle ore prestabilite e quando vi è maggiore presenza di clienti. La legge regola già gli orari di apertura e chiusura degli esercizi pubblici, ma dovrebbe anche controllare l’effettiva ivi attività esercitata, che spesso si protrae oltre l’orario consentito, per evitare che questi luoghi d’incontro diventino un ritrovo dove ascoltare musica assordante, discutere animatamente, occupando spazi esterni e bivaccando all’aperto, infischiandosene bellamente dei diritti altrui. I regolamenti locali del commercio e di polizia dovrebbero già indicare con precisione le modalità che regolano le attività commerciali, e, laddove non lo prevedano adeguatamente, andrebbero rivisti ed adattati alle nuove necessità. Nei bar e nei pub, oltre a mescere bevande, si esercitano, non sappiamo se legalmente, anche attività di ristorazione e di svago, in alcuni casi con musica dal vivo, non idonee a garantire il rispetto delle regole. I locali dove scatenarsi in balli e musica già esistono, e spesso sono ubicati in zone periferiche o industriali lontani dalle abitazioni. Purtroppo i cattivi esempi di scorretto funzionamento delle attività di ristoro non, e in alcune città la convivenza tra la residenza e il terziario è divenuta quasi impossibile, anche se il fenomeno ormai si sta estendendo a macchia d’olio un po’ ovunque, e spesso i cittadini sono costretti a convivere con situazioni disagevoli, molto fastidiose. Nel lecchese e nel milanese di locali per giovani, aperti la sera e in alcuni casi fino a notte fonda, ne esistono parecchi. Alcuni non disturbano perché sono lontani dai centri abitati, altri compromettono la quiete di interi quartieri, provocando disagi ai residenti, e deprezzando addirittura il valore degli immobili circostanti, che in caso di vendita stentano a trovare un nuovo acquirente disposto a convivere con una situazione di forte disagio. Laddove la situazione è abbastanza sotto controllo, a Merate, come nel suo interland, si dovrebbero intensificare i controlli di polizia, e i permessi per le serate “particolari” dovrebbero essere rilasciati dall’autorità, previa richiesta scritta, in modo da evitare gli eccessi, limitandoli, senza costringere intere famiglie all’insonnia o all’uso di tappi contro il rumore e di sonniferi: si tratta soltanto di un problema di convivenza civile e di educazione, e lo sforzo per garantire il rispetto delle regole non dovrebbe essere tale da giustificare ritardi o negligenze.
Dario Meschi
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