L'osservatorio

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 13 settembre 2008 - Anno 8 - Nr. 35

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Famiglia Cristiana e gli ultrà

La linea editoriale di Famiglia Cristiana non cambia, e Don Sciortino, il direttore responsabile, prosegue imperterrito, nonostante le critiche, la sua battaglia contro le politiche intraprese dal governo Berlusconi in materia di sicurezza, e, invece di condividere la necessità di maggiori controlli nei confronti degli extracomunitari, e in particolare dei rom, con provvedimenti ad hoc, come la schedatura e l’espulsione dal nostro Paese di chi commette reati, sposta la sua attenzione su un altro problema di attualità, non meno grave per quanto concerne l’ordine pubblico, quello del calcio e delle tifoserie controllate dagli ultrà. 
Evidentemente si tratta di due problematiche molto diverse tra loro, ma con un unico denominatore comune, la violenza e la sicurezza, spesso perpetrata con premeditazione contro le persone e i beni pubblici e privati, con azioni scellerate e delinquenziali, che si commentano da sole e vanno combattute con tutti i mezzi a disposizione dello Stato.
Il mirino del settimanale paolino è puntato costantemente sul ministro Roberto Maroni, della Lega Nord, che, nel vano tentativo di far apparire più sicure le nostre città, avrebbe “inventato” di tutto, introducendo la schedatura, e forse a breve anche il braccialetto elettronico.
Il ministro, secondo l’intrepido direttore, farebbe bene a censire gli ultrà, magari sciogliendo le tifoserie organizzate, anche contro il parere dei “signori” che governano il circo del calcio: un mondo in cui vi sono complici, fiancheggiatori e pavidi.

Sezione#4_1
ULTRA’ NAPOLETANI

Ma il calcio non si tocca, per gli interessi milionari che produce, perchè è controllato da potenti miliardari, tra questi il Cavaliere, e quindi è sicuramente meglio dirottare l’attenzione e gli sforzi in altre direzioni, evitando di turbare un mondo dove lo sport è stato sostituito dal business e da altri alquanto discutibili valori.
Gli italiani, almeno quelli di buon senso, ritengono giusto punire le violenze di rapinatori e terroristi, ma anche quelle compiute da chi delinque in nome di una squadra di calcio, con l’aggravante di agire per futili, ed abietti motivi.
Le devastazioni, e le violenze di cui sono resi protagonisti i tifosi napoletani, che hanno messo a ferro e fuoco la stazione del capoluogo campano, il treno, occupato abusivamente, allontanando i viaggiatori già provvisti di biglietto, e alcuni mezzi pubblici, hanno ricevuto come risposta l’immediata scarcerazione di alcuni teppisti arrestati e riconosciuti colpevoli, e soltanto la proibizione a seguire la squadra del cuore in trasferta. Ad azioni violente e terroristiche, praticate con la regia di delinquenti comuni, invece del bastone è stata data la carota, offrendo alla pubblica opinione l’immagine di uno Stato incapace di colpire i malavitosi, diviso com’è tra il potere parlamentare, e quello togato.
Paragonare due emergenze di tale gravità, in realtà molto diverse tra loro, è sbagliato, e perfino ingiusto. Le tifoserie si possono contrastate con interventi di prevenzione, in quanto sono noti e schedati i facinorosi, e pertanto non dovrebbe essere difficile isolarli, e prevenirli.
Gli extracomunitari dediti al crimine, ai furti, alle rapine, allo sfruttamento della prostituzione, allo spaccio di droga, agli stupri, e ad altre attività illecite, sono molto più numerosi, sfuggono ai controlli, entrano ed escono liberamente dai confini, non sono sottoposti alla giusta pena, vuoi per l’impossibilità di arrestarli, vuoi per una giustizia che non funziona, e per il diffondersi di un pericoloso perdonismo, giustificabile sotto alcuni profili morali e religiosi ma intollerabile da uno Stato che deve saper imporre la legge a tutti, indipendentemente dalla loro nazionalità.
Il problema immigrazione clandestina va stroncato, per evitare lo sfruttamento sistematico delle numerose persone che intraprendono un periglioso viaggio della speranza, nel tentativo legittimo di migliorare la loro condizione di vita, ma raschiando, in realtà, di essere sfruttati o di finire tra le fila della malavita.
L’accoglienza è un dovere per ogni popolo civile, ma deve essere programmata secondo le necessità, in modo tale da consentire una vita decorosa a chi è accolto, diversamente è inutile e dannosa, e potrebbe scatenare, com’è già sta avvenendo, una pericolosa deriva, che, per le azioni di pochi, compromette il futuro di tanti altri, spinti da buoni sentimenti e dal desiderio di vivere una vita decente, libera, e con una prospettiva migliore.
Le posizioni politiche, etiche e morali sul tema immigrazione dovrebbero giungere ad una sintesi, capace di mitigare i problemi, soddisfacendo le necessità di chi accoglie e di chi è accolto, diversamente tutto si dimostrerà inutile, e l’integrazione rimarrà una bella parola da scrivere….. purtroppo, nel libro dei sogni.

Dario Meschi

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