Circus Week

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: sabato 13 settembre 2008 - Anno 8 - Nr. 35

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Polemiche strumentali

Sezione#5_1Spesso il confronto politico sconfina nella maldicenza, nella partigianeria se non addirittura nel ridicolo, facendo prevalere una sterile, quanto stucchevole, polemica.
La ricorrenza dell’8 settembre ha offerto ai tromboni della politica, ovvero agli sconfitti nelle elezioni politiche, Veltroni & company, di ritornare al passato, approfittando di alcune frasi un po’ “ardite” pronunciate dal sindaco di Roma Alemanno, e dal ministro della Difesa La Russa (un cognome imbarazzante per un ex missino), estrapolate ad arte da discorsi più articolati, che non lasciano dubbi sui sentimenti democratici dei due uomini politici, nelle quali si affrontavano alcuni aspetti della storia patria, durante il fascismo, e dal ’43 fino alla liberazione avvenuta nel ’45.
Alcuni politici, privi di argomenti, sopraffatti dai sorprendenti risultati ottenuti finora dal governo Berlusconi, non potendo, o volendo, affrontare il confronto politico sul tema delle grandi riforme, hanno pensato di scuotere il popolo del centrosinistra con un forte richiamo ai valori dell’antifascismo, per cercare una scontata approvazione, nel tentativo evidente di mettere in cattiva luce i rappresenti del governo e in particolare Alemanno, che, almeno finora, sta onorando con impegno e idee illuminate la carica faticosamente conquistata.
Le sterili polemiche si scioglieranno come neve al sole, lasciando gli italiani di fronte alla realtà: contro le chiacchiere di Veltroni si ergono, maestose come montagne, le iniziative assunte dal governo, che si possono riassumere in un lungo elenco, che, per dovere di cronaca, ripetiamo ancora una volta, non perché sostenitori devoti del mito berlusconiano, ma per affermazione della verità.

Mentre i sondaggi confortano la destra ed umiliano la sinistra, incapace di proporre valide alternative in merito alle scelte da adottare, arroccata com’è in polemiche strumentali, vecchie, e logore, lontane anni luce dagli interessi della gente, le candeline poste sulla torta governativa sono sempre più numerose: l’abolizione dell’Ici, che a detta del Presidente del Consiglio non sarà mai più reintrodotta, la risoluzione dell’emergenza rifiuti, l’affaire Alitalia, la riforma della scuola, gli interventi economici, come la detassazione degli straordinari, e le riforme in fase di elaborazione inerenti la giustizia e il federalismo.
Di fronte all’emergenza economica e al rischio sempre più concreto di recessione, l’unica preoccupazione di Veltroni e di Franceschini sembra essere il pericolo di un rigurgito fascista, in un Paese dove la maggioranza assoluta dei suoi cittadini non ha conosciuto quel periodo storico, non lo rimpiange, e non è in grado di valutarlo, indipendentemente dalle interpretazioni di storici, come De Felice, o dalle dichiarazioni degli uomini politici di entrambi gli schieramenti. 
Il tempo di dividere i buoni dai cattivi dovrebbe essere già finito da un pezzo. Gli eroi di una guerra nefasta e fratricida si contano da una e dall’altra parte della barricata, così come i malfattori, gli assassini, i vili, e gli infami.
Tra quanti si schierarono con gli americani, per scelta, o in quanto si trovavano nelle zone già occupate dai liberatori a stelle e strisce, e dai giovani che, per onore, coerenza, o per credo, scelsero la strada della disfatta, partecipando ad una lotta senza speranza e persa in partenza, stringendo un accordo disperato e scellerato con i tedeschi.
 Gli episodi cruenti, le vendette, gli omicidi per motivi personali, le morti inutili, hanno distrutto intere famiglie, e sono narrate nel libro della Storia, quella con la “S” maiuscola, e, nonostante il muro di omertà innalzato nel dopoguerra dai resistenti per nascondere le stragi compiute da alcuni di loro, evidenziando, al contrario, soltanto quelle commesse dai fascisti, è miseramente crollato.
A dare le picconate al mito dei buoni e dei cattivi non sono stati i figli dei fascisti trucidati, e nemmeno quelli dei partigiani morti con onore, ma storici obiettivi, che non sopportavano più la vergognosa congiura del silenzio, tesa a demonizzare una parte politica a vantaggio dell’altra. Tra questi, Giampaolo Pansa, giornalista e scrittore, un uomo di sinistra, che non si è piegato alla retorica e alle logiche del facile e scontato antifascismo, e che, al contrario, ha ricercato con metodo e pazienza la verità, narrandola nei suoi libri di grande successo.
Lo scrittore, in merito alle recenti polemiche, rattristato dell’antifascismo perdente di Veltroni, ha difeso il ministro La Russa dagli attacchi del Pd, e si è indignato per l’atteggiamento assunto da Franceschini, salito in cattedra durante una trasmissione televisiva, perchè indignato contro il ministro, ed ha raccontato in un’intervista una vicenda tratta dal libro La bugia, nella quale si narra la storia di una ragazza che da bambina girava per le vie di Poggio Renatico, il suo paese, con gli occhi sempre bassi, non per vergogna, ma perché era la figlia di un fascista, ma se ne vergognava. Mentre le vie erano tappezzate da scritte contro suo papà, Giovanni Gradini, che così recitavano: “A morte Gradini”. Gradini era un amico di Italo Balbo, divenne podestà di San Donà di Piave durante la Rsi, e dopo l’8 settembre fuggì per salvare la pelle: la figlia, coniugata Franceschini, divenne madre di un bimbo, Dario, l’attuale politico ora ai vertici del partito popolare del Pd.
L’episodio non significa nulla, ma fa capire come gli antichi odi debbano per sempre essere accantonati, relegati per sempre in una pagina dolorosa della nostra storia.

Dario Meschi

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