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"La politica dei botti"
Gli amministratori pubblici dovrebbero conoscere bene le realtà territoriali in cui operano, per comprenderne le problematiche, individuare le priorità, finanziare le opere ritenute necessarie, evitando così lo spreco di denaro pubblico, magari interpretando le effettive necessità della popolazione. Generalmente le scelte sono soppesate e valutate rispettando tale criterio, ma non mancano le eccezioni, che trovano la loro migliore conferma in cantieri, come quello aperto, e mai chiuso, in città sull'area Cazzaniga, ed altri ancora, affrontati, pur non disponendo di grandi mezzi finanziari, in ossequio ad una logica contorta e discutibile, tesa ad accontentare tutti i rioni e le frazioni di ogni singola realtà comunale, disperdendo a pioggia risorse che si sarebbero potute impiegare con maggiore oculatezza. Il desiderio di strafare e di lasciare un segno tangibile del proprio passaggio, folgora spesso i sindaci, evidentemente i più ambiziosi, che, per megalomania o per esigenze prettamente di natura politica, decidono di realizzazione di opere pubbliche di dubbia utilità, che contrastano con le effettive esigenze, con le necessità dei cittadini, e con le disponibilità di cassa, dimostrando la disattenzione, la miopia, o la scarsa lungimiranza di chi amministra. Di errori n sono stati compiuti tanti, e raccontare la loro storia in particolare quella dei grandi cantieri aperti in città, o di quelli in cui presto inizieranno i lavori, è facile per chiunque desideri criticare l'operato dei sindaci e delle giunte che si sono succedute. Dario Perego ha pagato un caro prezzo politico per le decisioni assunte, Battista Albani risponderà presto per le iniziative che ha intrapreso, alcune in netta antitesi con il suo predecessore. Se il primo, dopo i fuochi d'artificio provocati dai suoi mirabolanti progetti ha conosciuto l'isolamento e la sconfitta, ed ora, prima di rientrare a pieno titolo nel gioco politico, agisce defilato affrontando una sorta di esilio, il secondo, ignaro, non conosce ancora il suo destino e sarà costretto a contare, uno dopo l'altro, i giorni che lo separano dalle prossime elezioni amministrative. Per dare corpo a queste affermazioni sarebbe bastato giudicare alcune scelte: il trasferimento del Municipio in Piazza degli Eroi, con tutte le sue implicazioni; l'incapacità di decidere, una volta per tutte, la destinazione d'uso dei locali che saranno realizzati in Via Cazzaniga; l'indicazione di un utilizzo confacente in grado di valorizzazione Villa Confalonieri, diversamente destinata ad un triste oblio; o la valutazione dell'effettiva necessità di una nuova scuola elementare. Ma per evidenziare l'attuazione di politiche alquanto discutibili, basterebbe volare molto più in basso e considerare aspetti meno eclatanti, ma parimenti importanti e rappresentativi di un modo di procedere alquanto discutibile. In questi giorni il gruppo di opposizione di "Merate al Centro", tanto per animare l'ambiente in preparazione del prossimo consiglio comunale, e all'appuntamento elettorale della prossima primavera, ha presentato un'interrogazione al sindaco Albani per comprendere le motivazioni che lo hanno indotto ad apportare modifiche al progetto di riqualificazione di Via Marconi, che invece di essere allargata, come ipotizzato in origine, è stata ristretta. I lavori hanno comportato la realizzazione di un nuovo marciapiede per i pedoni, in una via dove ne transitano davvero pochi, ma per risparmiare, invece di allargarla, mantenendo almeno la dimensione preesistente, ha ridotto la sua larghezza da 7 a 5,5 metri, rendendo disagevole la circolazione dei mezzi e mettendo a serio rischio l'incolumità dei ciclisti, che, transitando in presenza di auto in entrambe le direzioni di marcia, potrebbero, per mancanza di spazio, essere travolti. La soluzione geniale ricorda un modo di operare che spesso è stato utilizzato dagli assessori ai lavori pubblici dei comuni del territorio, durante i decenni precedenti, che prevedeva spesso interventi minimali senza affrontare alla radice il problema, generando spese spesso inutili, sicuramente non risolutive, ma incidenti nei conti del comune. Se la politica delle grandi opere parrebbe giunta ad un rapido declino per la mancanza di fondi, la tendenza a polverizzare i finanziamenti in lavori di dubbia utilità rimane, e non depone a favore di chi amministra. Questo caso, come altri, va denunciato per evitare il ripetersi di scelte sbagliate, per impedire la dispersione a pioggia delle risorse, senza un programma organico e logico. Da questo punto di vista ben venga la politica del rigore, e invece di protestare per la diminuzione dei trasferimenti da parte del governo centrale le giunte comunali si adoperino per evitare gli sprechi e le spese inutili. Di fronte ai numerosi esempi di mal governo è inevitabile che i contribuenti, tra i quali lo scrivente, si indignino per come si spendono con troppa faciloneria i denari, ignorando lo stato in cui versano altre infrastrutture di pubblica utilità, come i marciapiedi, le aree a verde, le fognature, i parchi, le strade e gli edifici pubblici in genere, sia nel centro, sia nelle frazioni. La "politica dei botti", che ha caratterizzato gli ultimi decenni e lo sviluppo disorganico dei nostri paesi, dovrebbe essere finita, anche se necessitano progetti ed idee per rilanciare una città morente, Merate, destinata, in questa deriva, a spegnersi dopo una lunga agonia.
Dario Meschi
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