Macchianera

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: lunedì 5 maggio 2008 - Anno 8 - Nr. 18

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Una frazione tormentata

Sezione#2_1La frazione Brugarolo di Merate è stata la vittima designata di politiche urbanistiche dissennate: il dramma e l'abuso sono iniziati nel primo dopoguerra e sono proseguiti nel tempo senza mai arrestarsi, in seguito a scelte politiche discusse e discutibili.
Un tempo, la frazione si sviluppava attorno al "Palazzo reale", il maestoso edificio violato dall'incuria, dalla speculazione e dalla compiacenza degli amministratori e dei proprietari, da alcuni edifici rurali, da cascine, e poche case sparse, i terreni erano agricoli e come tali erano utilizzati. In seguito lo sviluppo economico e l'intraprendenza degli industriali segnarono l'inizio di una politica urbanistica che si concretò con l'insediamento di aziende importanti, come la Calvi e la Fomas.
La trasformazione dei luoghi e del territorio iniziò con poca lungimiranza, consentendo la realizzazione di capannoni per attività industriali pesanti a ridosso del piccolo centro storico, pur disponendo di un'infinità di aree non edificate ubicate in luoghi più idonei. La necessità di offrire lavoro e di intraprendere non fu gestita con oculatezza dalle amministrazioni del tempo, che, nel lodevole tentativo di offrire posti di lavoro, non riuscirono a programmare lo sviluppo, dimostrandosi inadeguati alle necessità di fronte ad una situazione nuova, che poteva essere affrontata con una pianificazione urbanistica più attenta e rispettosa delle esigenze delle aziende e di quelle dei residenti. In seguito l'innaturale commistione tra residenza e industria proseguì senza freni, e invece di autorizzare nuovi edifici residenziali allontanandoli il più possibile dai luoghi di lavoro, si lasciò fare molto, sicuramente troppo, approvando piani regolatori generosi, discutibili, dimostratisi inadeguati. Il risultato dello sviluppo disordinato è visibile, ed ha assunto proporzioni tali tale da consentire ad un giornalista del quotidiano La Provincia di titolare un articolo così: "Brugarolo sta diventando come Porto Marghera".
E' evidente come le responsabilità dell'attuale situazione comprendano e accomunino, seppur con diverse responsabilità, tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo: quelle democristiane elette con maggioranza bulgara, quelle di centrosinistra, ma anche quelle di centrodestra.
Col passare degli anni la frazione si è ulteriormente sviluppata, ha accolto nuove aziende e i capannoni non hanno invaso un unico comparto ben delimitato e definito, ma sono stati distribuiti a macchia d'olio, spesso circondati da villette e condomini, in una corsa dissennata verso un'urbanizzazione disordinata e selvaggia, creando disagi alle aziende e ai residenti. 
Evidentemente è più facile criticare che proporre soluzioni, anche se, di fronte a tale situazione, stupisce il disinteresse che tutti gli amministratori hanno dimostrato, quasi abbiano considerato questa parte di territorio una terra di nessuno o di conquista. 
Certo, di fronte ad un problema irrisolto è più semplice, e si presta a facile propaganda e a evidente strumentalizzazione, inserire, invocando la tutela ambientale, un terzo del territorio a nord del comune nel Parco Adda Nord, sottoponendolo ad ulteriori e penalizzanti vincoli, ignorando la preesistenza di altre tutele, come quella della Riserva del lago di Sartirana, e la facoltà di poter intervenire in ogni momento bloccando l'edificabilità, con l'introduzione di una semplice variante di Piano regolatore.
Inoltre è sbalorditivo rilevare come la stessa Provincia di Lecco, guidata da una giunta di centrosinistra, simile per composizione a quella meratese, nella stesura del Ptcp, probabilmente considerata la situazione di evidente degrado urbano, abbia suggerito l'individuazione di ulteriori ed estese aree industriali, proprio laddove si è già compiuto un misfatto, sui terreni ancora liberi nella frazione e nelle aree confinanti con il comune di Robbiate, ora destinate all'attività agricola.
Tutto questo indigna, sconcerta, e fa risaltare l'abusata vocazione a denunciare i problemi senza la volontà o la capacità di affrontarli e risolverli.
In questa parte di territorio si verificano fatti strani: si realizza una lottizzazione industriale, regolarmente approvata, a nord della Fomas, aggravando così la situazione di disagio preesistente, e si giunge al limite (uno scandalo) di trasformare un'area destinata a standard, destinata a verde pubblico prospiciente l'attuale rotonda, ceduta dai lottizzanti al comune, in edificabile, per far cassa rivendendola, introitare risorse per poi utilizzarle in altre iniziative. L'Impresa Valagussa, uno dei lottizzanti, evidentemente incolpevole, ha ceduto un terreno di sua proprietà per poi ricomprarlo ed ora utilizzarlo per la costruzione di un nuovo condominio. Questa scelta scandalizza, perché dimostra la scarsa responsabilità di chi gestisce la cosa pubblica e la mancanza di considerazione per una frazione densamente abitata, che ha vissuto una crescita residenziale notevole, senza una pianificazione urbanistica in grado di separare nettamente le zone industriali da quelle residenziali, prevedendo aree "cuscinetto" vincolate a verde e debitamente piantumate, e con distanze tali tra loro da mitigare le problematiche attinenti il rumore e l'inquinamento.
Il Gabibbo si è occupato recentemente del cantiere "maledetto" insistente sull'area Cazzaniga, che rappresenta un esempio di cattiva gestione, ma soprattutto di mala sorte, per le note vicende che hanno interessato l'andamento degli appalti e dei lavori, e, forse, dovrebbe tornare a farci visita, questa volta per interessarsi della frazione dimenticata, che non diventerà mai come Porto Marghera, ma continuerà a vivere il disagio penalizzando le famiglie ivi residenti.
Di fronte alle numerose problematiche relative lo sviluppo compatibile, stupisce l'atteggiamento di quanti amministrano proponendo slogan ad effetto, spesso sterili, plaudendo al blocco totale di ogni iniziativa edilizia, senza considerare l'impossibilità realizzare una simile utopia, e senza porsi il problema di introdurre regole, limiti, regolamentazioni e programmi in grado di giungere ad un onorevole compromesso.

Dario Meschi

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