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Lecco: una provincia di destra
L'esame dei risultati elettorali ottenuti nella provincia di Lecco dagli schieramenti politici rileva dati significativi: in 40 dei 90 comuni la maggioranza relativa è stata conquistata dal PdL, in 26 dalla Lega Nord, nelle rimanenti realtà comunali ha invece prevalso il Pd. Il risultato ha penalizzato in modo evidente e inequivocabile il partito di Veltroni, ridimensionandolo, e mettendo così in discussione il predominio del centrosinistra in una provincia che tradizionalmente nei primi decenni del dopoguerra era stata amministrata dalla vecchia Dc, e da forze spesso dichiaratamente anticomuniste. Si è così verificato, inatteso, un ritorno al passato, che potrebbe comportare probabili sorprese anche il prossimo anno, quando i cittadini saranno chiamati al rinnovo della maggioranza dei consigli comunali. Se il centrodestra si presenterà unito vincerà di certo le elezioni, decretando la fine di un ciclo storico che ha visto prevalere, negli ultimi anni, le coalizioni di centrosinistra, che si sono affermate, soprattutto profittando della divisione e dell'incapacità degli avversari. I rapporti tra Forza Italia, An, Lega Nord e i centristi (in tutte le loro sfumature e trasformazioni), e in particolare con la componente ciellina, non sono mai stati idilliaci. Le differenze ideologiche e culturali, la volontà di affermare il predominio politico degli uni nei confronti degli altri, la contrapposizione tra laici e cattolici, hanno reso difficile la convivenza, favorendo divisioni, ambizioni, e spesso la presentazione di liste contrapposte, mentre il centrosinistra, seppur ingoiando rospi, dimostrava la capacità di riunire forze eterogenee, molto diverse tra loro, a volte quasi incompatibili, pur di vincere. Del resto il motto, dividi ed impera, ha sempre funzionato, e nonostante la sua efficacia non ha consentito ad una classe dirigente distratta e impreparata di farne tesoro, dimostrandosi all'altezza della situazione, giungendo ad accordi programmatici, magari sapendo rinunciare a qualche poltrona, e facendo prevalere la ragion di stato e non quella di parte. A complicare ulteriormente la situazione si sono formati i Circoli della Libertà, promossi da Michela Brambilla, nel tentativo, riuscito, di attrarre maggiori consensi, avvicinando anche coloro che, incerti o delusi, si erano rivolti per soddisfare i propri bisogni all'area dell'astensionismo o in quella di centrosinistra. Questo nuovo soggetto politico ha consentito una virtuosa azione politica di rilancio, ma ha anche attratto quanti si erano bruciati in precedenza, erano stati messi da parte o addirittura alla gogna, che hanno avuto l'opportunità di riciclarsi e disporre così di nuove chance. Chiunque legga con attenzione i risultati elettorali ottenuti nelle precedenti tornate amministrative, costaterà come numerosi comuni, politicamente di destra, siano stati o sono amministrati dalla sinistra (mai il contrario), che, seppur minoritaria nei numeri, seppur grazie a indecenti ammucchiate, ha riunito forze non omogenee, ma più concrete, e soprattutto finalizzate all'ottenimento del potere e alla sua gestione. Queste alleanze eterogenee, aperte anche a partiti con consensi risibili o rappresentati uno o due "dirigenti" senza truppa, spesso sono state caratterizzate dall'assenza di un vero collante politico, e hanno spesso fatto prevalere soltanto la volontà di vincere e di affermare le proprie ragioni a tutti i costi, a discapito della capacità amministrativa e progettuale, mantenendo però saldamente il controllo del territorio, del potere, e delle poltrone in enti e società di controllo pubblico. Se dovessimo stilare una classifica assegnando meriti e demeriti ai protagonisti della politica provinciale, non avremmo alcun dubbio, e dovremmo relegare al fondo della graduatoria le forze del centrodestra, e ai primi posti quelle del centrosinistra, sicuramente più scaltre e capaci di influenzare, e nel contempo interpretare, gli umori dei cittadini. Se poi, si considerano i fatti concreti e la capacità di scelta, ci si accorge che la buona amministrazione dei "sinistri", spesso mitizzata, non è stata migliore di quella espressa dagli avversari, e, tanto per fare un esempio non casuale, una città importante come Merate nell'ambito del territorio provinciale, sta andando alla deriva, avvicinandosi sempre più ad una decadenza irreversibile per la mancanza di politiche mirate, per l'inesperienza dei suoi amministratori di oggi, ma anche di ieri, e per una visione limitata delle problematiche e delle possibili soluzioni. La politica non è espressione della parte migliore della società civile: chi partecipa all'agone, da una e dall'altra parte della barricata, è motivato da ambizione, da spirito di servizio o da interesse, presupposti spesso non sufficienti a garantire dei buoni risultati.
Dario Meschi
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