Circus Week

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 16 marzo 2008 - Anno 8 - Nr. 11

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La lobby vista dagli stati uniti

Sezione#5_1“Non sara’male introdurre, anche, alcuni tentativi di definizione americana del termine ‘Lobby’e ‘Lobbying’.  Il termine gruppo di pressione ha, nella lingua italiana, un sinonimo acquisito dalla tradizione anglosassone: lobby. Lobby è parola di derivazione latina medioevale (da “lobia” = portico). Secondo Adrian Room questa parola venne usata per la prima volta da Thomas Bacon in “The relikes of Rome” nel 1553; nel 1593 essa venne ripresa da William Shakespeare in “Enrico VI (parte 2)”, con il significato di “passaggio”, “corridoio”. Altre fonti fanno derivare lobby dall’Antico Alto-Tedesco lauba, che significava deposito di documenti, che divenne poi lobby nell’adattamento inglese.  Fu nel secolo diciannovesimo, 1830 circa, che il termine lobby venne ad indicare, nella House of Commons, quella grande anticamera in cui i membri del Parlamento usavano votare durante una “division”.  Successivamente il termine venne attribuito a quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare i membri del Parlamento stesso. Per indicare questi rappresentanti e l'attività da essi esercitata, si iniziò, nel XIX secolo, a far uso dei termini lobbyist e lobbying. Estensivamente lobby indica poi il gruppo da essi rappresentato.  Il termine lobby viene usato correntemente anche per indicare un certo numero di gruppi, organizzazioni, individui, legati tra loro da un comune interesse ma non necessariamente dal senso di appartenenza al gruppo.  E, per finire, esso è stato adottato dal linguaggio giornalistico, anche per indicare una manifestazione popolare, generalmente composta da un corteo, comizi, uso di cartelli e striscioni, che ha lo scopo di far pressione in supporto di (o contro) un preciso provvedimento legislativo (es.: la lobby contro la "poll-tax" istituita dal Primo Ministro conservatore Margaret Thatcher, che si è attivata in più riprese nell'arco dell'anno 1990/1991 in Gran Bretagna). Tutti gli usi non letterali del termine lobby, escluso quest'ultimo, sono entrati a far parte della lingua italiana o, per lo meno, del linguaggio giornalistico italiano. Abbiamo quindi: "lobby", "lobbies", "lobbying", "lobbista", ecc.  Anche se nei nostri manuali siamo abituati a scrivere che “lobby” e’ la rappresentazione di legittimi interessi gli americani sono piu’convicenti nel dire che:  Lobbying is the practice of private advocacy with the goal of influencing a governing body, in order to ensure that an individual's or organization's point of view is represented in the government. A lobbyist is a person who is paid to influence legislation as well as public opinion.  Most major corporations <http://en.wikipedia.org/wiki/Corporation> and political interest groups <http://en.wikipedia.org/wiki/Interest_group> hire lobbyists to promote their interests. Think tanks <http://en.wikipedia.org/wiki/Think_tank> aim to lobby, by means of regular releases of detailed reports and supporting research <http://en.wikipedia.org/wiki/Research> .  Vi e’poi una forma meno classica di lobby chiamata outside lobbying o grassroots <http://en.wikipedia.org/wiki/Grassroots> lobbying, che ha lo scopo di influenzare indirettamente i corpi legislativi attraverso differenti forme di pressione sull’opinione pubblica utilizzando i media ( “astroturfing” e’il termine col quale si identificano le false grassroots lobbying mosse da settori che promuovono interessi particolari).  La Lobby in molte nazioni e’ una attivita’ regolamentata per evitare la corruzione politica, Negli States, per esempio, i lobbisti devono essere registrati a meno che non siano assistenti di un parlamentare eletto oppure oppure dirigenti di una organizzazione registrata ufficialmente come ad esempio la National Governors Association Tra le varie definizioni accademiche forse la piu’ pertinente e vera e’ quella che si riferisce al Presidente americano Grant che si dice fosse abituato a spendere i suoi pomeriggi nella lobby, ovvero salone principale di ingresso del Willard Hotel di Washington DC che sembra fosse uno dei luoghi piu’ freschi della capitale degli Stati Uniti. Non si deve dimenticare che, prima dell’íntroduzione generalizzata dell’aria condizionata, Washington era considerata negli ambienti diplomatici come una sede disagiata per il clima molto freddo di inverno e caldo umido d’estate. Tornando al presidente Grant, quelli che dovevano presentargli qualche supplica si resero conto che avevano piu’possibilita’di successo nella lobby del grande hotel piuttosto che in altri ambienti istituzionali. Non e’ dato sapere quanto l’ínclinazione del presidente Grant per l’alcool contribuisse ad aumentare la sua bonomia nelle ore del tardo pomeriggio. Secondo una indagine condotta dal Washington Post il settore industriale di maggiore successo negli Stati Uniti e’ oggi quello che si articola nelle attivita’ volte ad influenzare le decisioni politiche. Seguono a distanza le aziende private che coprono le assicurazioni malattia e la bubble delle costruzioni abitative.  Il numero dei if ( show_doubleclick_ad ( adTemplate SKY_RIGHT ) == SKY_RIGHT ){placeAd('ARTICLE',commercialNode,4,'',true) ;} registered lobbyists in Washington e’ raddoppiato dal 2000 raggiungendo i 34,750 mentre l’ammontare di quanto questi professionisti si fanno pagare dai propri clienti e schizzato ad oltre il 100 per cento.  Il lobbying boom e’stato determinato da due fattori, secondo gli esperti:  1)    il controllo dei Repubblicani della Casa Bianca e dei due rami del Congresso;  2)    una convinzione ormai diffusa largamente tra i massimi responsabili delle aziende di medie e grandi dimensioni che bisogna fare ricorso a professionisti specializzati per garantirsi la quota di vantaggi offerti dal governo federale. (Sarebbe interessante chiedere all’íngegner Guargaglini, CEO della Finmeccanica, come ha fatto a aggiudicarsi la fornitura della flotta di elicotteri presidenziali in concorrenza con la Sykorsky. Certamente vi potrebbe dire che e’stato merito della capocordata Lockeed Martin che si e’avvalsa dei migliori lobbisti della Capitale. Sicuramente non vi dira’quanto gli sono costati).  La situazione e’ tale che le aziende di lobbying non ce la fanno ad assumere personale anche se gli stipendi sono arrivati in media a $300,000 all’anno senza tenere conto dei fringe benefits (casa, club, scuole, etc.) che vengono aggiunti pur di assicurarsi qualcuno che abbia le giuste entrature con le persone giuste. Persone come l’ex ministro degli esteri, Colin Powell, è stato assunto con stipendio plurimilionario.  Mantre fino a qualche anno fa il passaggio di un ex parlamentare o senatore trombato ad una ditta di lobby era considerato abbastanza disdicevole, oggi la situazione e’ completamente mutata. Il processo di osmosi tra politica e industria-finanza-economia e viceversa si e’ intensificato a tal punto che plotoni di ex lawmakers con le giuste credenziali sono oggetto di caccia grossa da pate dei reclutatori lobbisti.  Gli storici della politica vedono questo fenomeno con grande preoccupazione perche’si presta a incrementare le manifestazioni di corruzione imprenditoriale con la benedizione delle autorita’ politiche. Per referenze basta rileggersi le cronache, passate e recenti, degli scandali Enron e MCI nei quali a rimetterci le penne sono stati i massimi responsabili delle aziende condannati a pene pesanti e i dipendenti che hanno visto prosciugati i loro fondi pensionistici. Se qualcuno di voi e’ informato vorrei conoscere quale sia stata la sorte dei responsabili degli scandali italiani Parmalat e Cirio. Grazie  Un amministratore delegato di una corporation mette in bilancio un budget molto consistente per pagare una azienda di lobbying nella previsione soprattutto di assicurarsi una fetta consistente dei vari finanziamenti e agevolazioni finanziarie messe in essere dal governo federale. La amministrazione Bush ha rappresentato una bonanza per molti capi azienda a cominciare dalla Hewlett-Packard Co., il noto fabbricante di prodotti elettronici. Hanno raddoppiato l’anno scorso il budget per la lobby portandolo a 734mila dollari con un contratto assicurato alla Quinn Gillespie & Associates LLC per far passare una norma che avrebbe ridotto drasticamente le tasse da pagare sui profitti realizzati dalle proprie collegate estere. E ci sono riusciti assicurandosi vantaggi per miliardi di dollari che hanno ampiamente compensato quanto pagato alla societa’di lobbying.  Pensate solo alla torta rappresentata dalla guerra in Iraq con le forniture nei settori difesa, sicurezza territoriale e copertura sanitaria. Stando alle ultime informazioni mi risulta che anche l’uragano Katrine abbia mosso le acque (e’ il caso di dirlo) dei lobbisti di Washington per assicurarsi commesse per la ricostruzione delle aree ed il conforto alle popolazioni colpite dal disastro naturale.  Si parla ormai della corsa all’oro nella K Street , l’arteria di Washington dove si sono concentrate le piu’importanti societa’di lobbying.  Gli stipendi variano da 300mila dollari all’anno ai due – tre milioni di dollari per i politici o i potenti alter ego dei politici che hanno la migliore esperienza nella navigazione parlamentare.  Le aziende che prima pagavano 10mila dollari al mese oggi si vedono aumentare la fattura con cifre che superano i 50mila dollari mensili.  Molte aziende hanno adottato il sistema usato dagli oltre 100mila avvocati di Washington. Quello cioe’ di monitorare tutto dalle telefonate alle colazioni di lavoro nelle quali il cliente non solo paga il conto ma anche il tempo speso dai consulenti attovagliati.  Il marketing delle aziende che fanno lobbying dice:  Whatever issue you choose, working with a lobbying group you can: Learn effective techniques Stay informed of pending legislation Coordinate your efforts with others for greater impact Enjoy meeting others who share your interests and concerns." Come si comprende l’opera lirica  Il pubblico che assiepava l’auditorium dello Scottish Rite Temple ha decretato una standing ovation di alcuni minuti al termine della Lecture di un giovane direttore d’orchestra italiano, il fiorentino Giovanni Reggioli. Confermando il detto che ‘nessuno è profeta in patria’ Reggioli ha trovato il successo e l’ammirazione sconfinata delle platee in America ed in Australia. Chiamato da Placido Domingo a dirigere al Kennedy Center, Reggioli ha preso un anno di sabbatico e fa la spola con i teatri di Sydney e Melbourne. Nella sua lezione il maestro Reggioli ha spiegato in un perfetto inglese come l’opera debba essere conosciuta e amata non solo sulla base di senzazioni epidermiche determinate dal fascino della musica, ma inquadrando il compositore nel momento storico vissuto, mettendone in evidenza il lato umano e le problematiche di vita che contribuiscono alla creazione dell’opera stessa. Il maestro Reggioli al piano ha accompagnato tre validi giovani cantanti che si sono esibiti in arie del Rigoletto, opera che Reggioli dirigerà nel prossimo marzo al Kennedy Center. Primarie e recessione negli USA  Grandi dibattiti in TV dei due candidati superstiti del partito democratico: i senatori Hillary Clinton e Barack Obama. Gli incontri scontri vengono ripresi poi dai telegiornali delle stazioni televisive e radiofoniche che, a loro volta sezionando le parti che gli fanno comodo, rilanciano al proprio pubblico accuse e controaccuse dei due competitors i quali, lasciato da parte il fioretto e le regole auliche, si affrontano ormai con lo spadone a due mani. Ma ci vuole ben altro per perforare l’ovattata impermeabilità dell’americano medio, la cui unica vera preoccupazione è quella di arrivare alla fine del mese, pagando le fatture e i conti bancari. Le aziende hanno ricominciato a licenziare a migliaia i propri dipendenti anche se qui si parla di ‘lay off’ che nella sostanza significa comunque perdere il posto di lavoro dall’oggi al domani. E, nonostante il grande successo che Obama sta registrando soprattutto tra i giovani, la politica che si dibatte all’interno della belt way, la tangenziale che circonda Washington, continua ad essere vista dal grande pubblico come una noiosa ed assurda materia lunare di un teatrino popolato da maschere che difficilmente riusciranno a mantenere quello che promettono ad ogni elezione.

Oscar Bartoli

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