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Le lezioni amministrative
Tra poche settimane si voterà per il rinnovo di Camera e Senato, e mentre si avvia la campagna elettorale per le politiche, nelle città e nei comuni interessati dalle elezioni amministrative del prossimo anno, stanno iniziando le manovre per definire accordi, liste e candidati. La città di Merate, essendo riferimento del territorio circostante, è al centro dell’interesse generale, e forte è l’attesa per quanto potrà accadere: ci si domanda quante e quali liste saranno presentate, e quali saranno gli uomini chiamati a guidarle. L’editoriale della scorsa settimana, “Merate futura”, ha presentato già una prima possibile novità, ma altre, e non meno importanti, potranno essere le sorprese. Come sempre accade nelle competizioni amministrative, la lista uscente è quella da battere, e proprio per questo partirà favorita, nonostante si vociferi della possibile rinuncia alla candidatura del sindaco uscente Giovanni Battista Albani. Se un gruppo di giovani ambiziosi, proponendosi con una lista trasversale aperta a tutti, reclama un “posto al sole”, in nome di un rinnovamento tanto auspicato, ma, in passato, mai raggiunto, in questa circostanza le scelte della politica nazionale potrebbero incidere anche nelle realtà locali, favorendo una svolta, magari inattesa. La rivoluzione “veltroniana”, dettata dalla disperazione, o dalla necessità di presentarsi al voto con una nuova immagine, in grado di far dimenticare Prodi e i compagni di cordata (Bersani-Visco-Padoa Schioppa - i gabellieri -, Pecoraro Scanio il signornò, ed altri ancora), la nascita del Partito Democratico e l’affermazione del nuovo ruolo moderato, dimostrato dal coraggio di correre da soli, emarginando la sinistra radicale, ha rotto i vecchi equilibri e ha cambiato gli scenari politici a livello nazionale, ma anche nelle realtà periferiche. In città governa una lista di centrosinistra allargata a Rifondazione Comunista, e, stante i nuovi indirizzi e il drastico cambiamento, parrebbe improponibile una riedizione della stessa alleanza, pertanto il gruppo di Insieme per Merate potrebbe dividersi, lasciando ai margini i movimenti più estremisti, recuperando altre forze della sinistra moderata, e, tra queste, i promotori della lista Merate Futura, composta da laici ed ex socialisti, guidata da un uomo politico del calibro di Aldo Castelli. Per Castelli potrebbe essere arrivato il momento propizio per raggiungere l’obiettivo agognato, alla guida di una nuova alleanza, che, teoricamente, avrebbe i numeri per imporsi senza alcuna difficoltà. Il traguardo potrebbe essere raggiunto senza intoppi, concludendo la corsa con una grande affermazione, in quanto il personaggio possiede, oltre a requisiti di specchiata moralità, cultura ed esperienza, una notevole capacità oratoria, dialettica e di proposizione. Tra l’altro, il candidato, espressione della stessa area politica dei promotori del Pd potrebbe aderire al partito e confluire naturalmente nel nuovo contenitore ideato da Veltroni. A questo punto le carte si complicherebbero per i partiti di centrodestra, ed in particolare per gli eredi di Dario Perego e per la Lega, che, nemmeno confederati, potrebbero battersi ad armi pari con gli avversari. Tutto può sembrare troppo facile e scontato, e, considerato che in politica non mancano mai le sorprese, nonostante una logica apparente, potrebbero prevalere altri interessi, o diverse ragioni. La città di Merate è sempre stata governata da democristiani, scelti dal partito e benedetti dalla Parrocchia. Castelli è un laico, e non un baciapile, un intellettuale riservato, colto e preparato, e questo suo modo d’essere e pensare potrebbero indurre i “potentati” a veti pregiudizievoli nei suoi confronti. Non solo, gli uomini dell’ex Margherita potrebbero non essere disposti a mettersi da parte rinunciando alle loro legittime ambizioni. Solo il tempo fornirà le risposte, e, comunque vada, sarà importante disporre di una solida maggioranza, espressione di una forte progettualità, in grado di disegnare la città del futuro, che sappia contrapporsi con i fatti all’inconcludente operato dell’attuale amministrazione, dimostratasi, in diverse circostanze e in vari settori, non all’altezza della situazione. Governare non è facile per nessuno, ma l’ambizione dei progetti, la preparazione e le qualità degli amministratori potrebbero rappresentare la vera differenza.
Dario Meschi
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