Due chicche dell'ultima finanziaria di Prodi
Come sempre avviene, passata qualche settimana dall'approvazione di una finanziaria, si scoprono dettagli che non hanno avuto la meritata attenzione. Si scoprono così alcuni provvedimenti in materia previdenziale assolutamente assurdi e insensati, degni della presente amministrazione.
INTRODUZIONE DELLE FINESTRE DI USCITA ANCHE PER LE PENSIONI DI VECCHIAIA.
In passato l'accesso alla pensione avveniva secondo due criteri: - per le pensioni di anzianità erano previste 4 finestre annue di uscita (gennaio, aprile, giugno e settembre); - per le pensioni di vecchiaia, il diritto scattava dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dell'età anagrafica (65 anni per gli uomini e 60 per le donne).
La Riforma Maroni aveva ridotto da 4 a 2 le finestre d'uscita, per le pensioni di anzianità, lasciando inalterata la situazione per i pensionandi di vecchiaia.
La riduzione del numero delle finestre aveva lo scopo di risparmiare un pò di soldi "sottraendo" ai pensionandi di anzianità quei mesi (3 mesi nei casi più favorevoli, fino a 9 nei casi meno favorevoli) di attesa dell'apertura della finestra.
Occorre precisare che dietro il meccanismo delle finestre d'uscita, esiste da sempre una situazione di incostituzionalità, ben nota, che riguarda i lavoratori dipendenti che maturano il diritto alla pensione di anzianità con 40 anni di versamenti contributivi.
Questi lavoratori si trovano infatti a dover continuare a lavorare per alcuni mesi, in attesa della finestra d'uscita, versando contributi previdenziali, che non produrranno più alcun effetto sulla maturazione della propria rendita pensionistica. Ovviamente il sindacato ha minacciato una valanga di ricorsi contro questa anomalia. Di fronte al rischio di migliaia di ricorsi, si è giunti alla reintroduzione delle 4 finestre, soluzione che, pur non eliminando la condizione di incostituzionalità, riduce i tempi di attesa, per i pensionandi con 40 anni di anzianità. Ma, poiché il provvedimento in questione comporta un incremento dei costi previdenziali, si è pensato bene di compensare le maggiori uscite, con un risparmio derivante dall'estensione del criterio delle finestre, anche alle pensioni di vecchiaia. In questo modo, anziché sanare una situazione di presunta illegalità, si è preferito estenderla anche ad un'altra fascia di lavoratori.
Questo "correttivo" è stato concepito e attuato tenendo come riferimento solo i lavoratori ancora in servizio, nel più totale disinteresse per coloro che vivono da anni una condizione di disoccupazione. Se infatti è assurdo sottrarre qualche mese di pensione (3 mesi nei casi più favorevoli, 9 mesi in quelli meno favorevoli) a un lavoratore in servizio che raggiunge l'età anagrafica per la pensione di vecchiaia) , è vergognoso applicare questo criterio ad un disoccupato di lunga durata, che attende da anni di poter avere quella pensione che rappresenta la sua unica possibile fonte di reddito.
I dati del Ministero del Welfare ci dicono che nel nostro paese vi sono decine di migliaia di over 50 disoccupati, considerati non più ricollocabili, per i quali l'unico possibile reddito è dato dalla pensione. Molti di questi disoccupati si collocano in un'età prossima ai 60 (donne) o 65 (uomini) anni. Sottrarre a queste persone 3, 6, o 9 mesi di pensione significa accanirsi in modo indegno su chi da anni vive una condizione di grave difficoltà, significa dimostrare un totale disinteresse, una volontà di accanimento contro i più deboli che rasenta il sadismo.
TOTALIZZAZIONE DEI PERIODI CONTRIBUTIVI
Un altro punto "interessante" della finanziaria riguarda la possibilità di totalizzare, ai fini della maturazione dell'anzianità per la pensione, periodi contributivi versati in differenti casse previdenziali. In passato questa possibilità non era data. La riforma Maroni ha introdotto il sistema della totalizzazione dei diversi periodi contributivi, ma solo nel caso in cui i versamenti a favore di una specifica cassa previdenziale, si fossero protratti per almeno 6 anni. In altre parole: se un lavoratore aveva versato 10 anni all'Inps, 7 anni all'Enasarco e 5 anni in un'altra cassa previdenziale, poteva sommare i diversi periodi, e trovarsi un monte contributi utili per la maturazione della sua anzianità , pari a 22 anni. La ragione della norma introdotta da Maroni era motivata da quei mutamenti avvenuti nel mondo del lavoro che costringevano il lavoratore a frequenti cambi di lavoro e di tipologie contrattuali. Quindi, in linea di principio, una decisione opportuna anche se il requisito dei 6 anni era obiettivamente molto limitativo poiché, con il dilagare della precarietà, la possibilità di permanere così a lungo in una situazione lavorativa non era per nulla scontata.
La nuova (famigerata) finanziaria è intervenuta su questo punto, riducendo il periodo utile per la totalizzazione da 6 a 3 anni. Una decisione indubbiamente positiva se non fosse per il fatto che restano esclusi dalla possibilità di totalizzare i periodi contributivi tutti i lavoratori parasubordinati, cioè quei 5 o 6 milioni di lavoratori inquadrati con forme di contratto precari. Il provvedimento infatti riguarda solo gli iscritti agli enti previdenziali convenzionali (Inps, esclusi i parasubordinati, Inpdap, le casse dei professionisti, Enasarco, ecc.). Una discriminazione gravissima nei confronti dei milioni di giovani precari e ancor più grave per tanti over 40 e over 50 che, con buona pace di chi continua a ritenere la precarietà solo giovanile, vivono condizioni lavorative analoghe a quelle dei figli.
Ci spiegamo con un semplice esempio, che aiuta. Pensiamo ad un 56enne che ha lavorato come dipendente per 33 anni, maturando la relativa anzianità contributiva. A 56 anni ha perso il lavoro e dopo molte difficoltà ha trovato uno o più contratti Co.Pro.. Lavora con questi contratti per 4 anni e raggiunge l‚età di 60 anni. Sommando i 33 anni di contributi da dipendente ai 4 da parasubordinato, potrebbe andare in pensione.Ma, poiché la totalizzazione gli è preclusa, vedrà la sua pensione solo al compimento dell'età per la pensione di vecchiaia, dovrà cioè attendere fino a 65 anni.
Tutto questo alla faccia della coerenza di chi si è riempito per anni la bocca di dichiarazioni d'intenti, sulla volontà di introdurre norme a tutela dei lavoratori precari.
Ma che bravi.............i centro sinistri.
Ricordiamo le prossime scadenze elettorali.......ricordiamoli....
Bursi Goffredo Alleanza Cristiana per Merate Consulta etico-religiosa de "la Destra" -Lecco-
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