Sotto la lente

Settimanale diretto da Dario Meschi

Ultimo aggiornamento: domenica 20 gennaio 2008 - Anno 8 - Nr. 3

In questo numero

Articoli

Rubriche

Inoltre...

Il crollo di un impero

Il mondo politico e l’opinione pubblica sono ancora sotto choc per quanto sta avvenendo in Campania in seguito allo scandalo rifiuti, al modo con cui è stata gestita l'emergenza negli ultimi dieci anni, e il potere politico nella regione.
L’Italia sta perdendo la faccia e la reputazione, vedendo scemare sempre più la considerazione internazionale di cui disponeva. Le immagini trasmesse dalle televisioni sono impietose, e descrivono una realtà da terzo mondo, che indigna gli italiani e i campani, e dovrebbe umiliare gli amministratori, provocando, con ogni probabilità, conseguenze negative per la vendita dei prodotti “made in Italy” e per il flusso turistico. A complicare ulteriormente la situazione politica e quella generale, infangando l’immagine di chi governa a Napoli e a Roma (le disgrazie non giungono mai sole) mancava soltanto lo scandalo politico, gli avvisi di garanzia e gli arresti che hanno coinvolto i coniugi Mastella ed alcuni dirigenti del loro partito a conduzione strettamente familiare.

Sezione#3_1
I coniugi Mastella

Il ministro della Giustizia si è dimesso, dopo aver pronunciato un discorso inquietante e aver attaccato i giudici, ed è indagato, la moglie è agli arresti domiciliari, il sistema di controllo esercitato nella regione dalla politica sta scricchiolando paurosamente, ma l’unico a non accorgersi di tutto questo sembra essere proprio il primo ministro Romano Prodi, ed i politici che sostengono la sua coalizione di governo,  che tacciono per pudore o forse per vergogna.
Un avvenimento tanto grave riporta a tempi di Tangentopoli e risponde involontariamente alla domanda che si poneva, qualche sera fa, Vittorio Feltri nella trasmissione televisiva “Matrix”, quando manifestava sfiducia e perplessità nei confronti dei magistrati campani, che, a fronte di una situazione drammatica e sotto alcuni aspetti tragicomica, e allo sperpero di miliardi di euro (forse 8?), assistevano con negligente disinteresse senza intervenire, quasi non fosse accaduto nulla, ignorando abusi e spese di enormi somme. In effetti, mentre i giudici di Napoli s’interessano maggiormente delle presunte raccomandazioni di Berlusconi, a favore di alcune avvenenti attrici, che ai responsabili del disastro ambientale, il caso giudiziario è nato per iniziativa di una Procura periferica, quella di Santa Maria Capua a Vetere, e per ragioni poco attinenti alla gestione rifiuti, infatti, l’accusa è paradossale e si riferisce al reato di concussione ai danni di Bassolino, ossia l’attività di un pubblico ufficiale che abusando delle sue funzioni costringa o induca alla consegna illecita di denaro. L’ipotesi che Bassolino, considerato il maggiore responsabile della gestione del pattume, sia vittima di altri ha destato sorpresa, anche se nel gruppo di indagati a vario titolo sono presenti un prefetto, un sindaco ed esponenti del sottogoverno mastelliano. Ma, aldilà delle effettive motivazioni e responsabilità, l’azione giudiziaria promossa dal Procuratore della Repubblica, Mariano Maffe, ha causato una deflagrazione destinata a smantellare un “sistema”, ritenuto ingiusto, smuovendo torbide acque, e facendo emergere i malesseri della politica, che spesso sconfinano in comportamenti e metodi indegni di un Paese civile.
Il Procuratore, prossimo al ritiro dall’attività, sarà ricordato per essere stato il primo e forse l’ultimo ad interferire negli affari della politica napoletana, e nella gestione, ritenuta da molti clientelare, della cosa pubblica.
Il mondo politico è in fermento, ed alza gli scudi contro i magistrati per difendere il proprio potere, e nel tentativo di fermare un’azione che potrebbe dilagare a macchia d’olio, coinvolgendo non solo l’Uduer, ma anche altri partiti e molti dei loro massimi dirigenti.
In questa situazione ad alta tensione, è giunta la scontata ammissione al voto del referendum elettorale, costringendo i partiti a stringere i tempi se vorranno approvare una legge ed evitare la consultazione popolare. A questo punto gli accordi che si stavano definendo tra Berlusconi e Veltroni potrebbero venir meno, e ognuno potrebbe sentirsi libero di agire nel proprio ed esclusivo interesse. Il governo, nel mentre, è in stato comatoso, e non sa fare altro che introdurre norma antiliberali, come il divieto della circolazione di contanti, l’obbligo di girata degli assegni con indicazione del codice fiscale, ed altri mezzucci tesi a limitare la libertà individuale e la riservatezza. I due partiti maggiori, Forza Italia e Ds, potrebbero rinunciare a concordare la riforma elettorale, che potrebbe contenere finalità contrastanti con quelle degli altri partiti presenti in Parlamento, per giungere subito a nuove lezioni politiche. In alternativa, potrebbe nascere un governo di solidarietà nazionale in grado di approvare le riforme più urgenti, grazie ad una larga maggioranza, prima di ricorrere al voto.
Le due diverse possibilità avrebbero un unico denominatore comune: la definitiva uscita di scena di Romano Prodi, colpevole, ma non meno di molti altri suoi compagni di viaggio.

Dario Meschi

Torna alla homepage

Scriveteci: posta@macchianera.it

Line

Copyright © 2001-2008 Macchianera.it. Sito by Fly-On-Web
Contattare il Webmaster per problemi tecnici.
Tutti i diritti sono riservati.  Il materiale presente in questo sito non può essere riprodotto, neanche in parte, senza il consenso di macchianera.it. Il sito segue le regole della legge 675 sulla privacy, relativamente alle mail ricevute